mercoledì, Maggio 19

Nel mondo il vento dell'antipolitica field_506ffb1d3dbe2

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antipolitica 

 

Sembra di stare seduti su un barilotto di dinamite: dei privilegi determinati dal ruolo politico la gente ha le tasche piene e reagisce ferocemente allorché l’Onorevole (?) di turno tende a farli valere.

In Italia siamo ancora al purè di camomilla somministratoci dal parolaio di turno, ma all’estero cominciano a verificarsi gesti eclatanti che potrebbero fare proseliti anche da noi.

In Ucraina, l’accordo di associazione con l’Unione europea, firmato un paio di giorni fa pare non è stato accolto bene, scatenando la reazione della fazione filosovietica. A farne le spese, persino un deputato a cui è capitata una sgradevole  –e anche maleodorante… – avventura.

Sentite un po’ qua:

«Una folla inferocita di manifestanti nazionalisti davanti al Parlamento ucraino di Kiev ha aggredito e scaraventato in un cassonetto dell’immondizia un deputato del partito delle Regioni dell’ex presidente filorusso Viktor Ianukovich. Vitali Zhuravski, questo il nome del parlamentare, è stato poi trattenuto con violenza all’interno del cassonetto – come mostra un video disponibile in Rete – e gli è stato scagliato addosso un pneumatico. Zhuravski è stato vice sindaco di Kiev nel 2006 ed è membro dell’Accademia ucraina di Scienze politiche».

Un mio spiritoso amico di FB ha commentato che questo gesto così eclatante fa capire perché ora, nei Comuni, s’incentiva la raccolta dei rifiuti porta a porta, riducendo al minimo i cassonetti.

Ormai i politici sono visti persino dai propri elettori come i responsabili di tutti i loro problemi o considerati come traditori della volontà popolare; ovvero, concentrati sul proprio particolare piuttosto che sul benessere dei propri rappresentati. Stavolta parcellizzata, perché come ci sono gli ucraini filorussi, ci sono anche quelli filo-Ue.

Insomma, quella frase che già analizzai in un recente articolo, ovvero ‘Piove, Governo ladro’, non è più semplicemente un’invettiva fine a sé stessa, bensì il carburante dell’acredine derivante dall’esasperazione.

Cambiamo ora Paese, ma anche in questo caso i politici sono il bersaglio dell’insofferenza popolare.

Stavolta ci spostiamo in Pakistan, dove proprio non c’immaginavamo che si manifestasse un’avversione contro un ‘potente’, in carica o comunque influente per ruoli ricoperti in passato. Ecco la disavventura occorsa ad un ex VIP politico pakistano.

«Sono grida di rabbia e indignazione quelle dei 250 passeggeri del volo Karachi-Islamabad della Pakistan International Airlines. Lunedì notte i viaggiatori hanno dovuto attendere a bordo dell’aereo su cui erano imbarcati per oltre due ore l’arrivo dell’ex ministro dell’Interno del Paese, Rehman Malik, e di un collega, Kumar Wakwani, membro dell’assemblea nazionale. Quando l’eminente politico si è finalmente presentato all’imbarco è stato letteralmente inondato di grida e insulti e costretto a scendere. All’uscita dei due vip è partito un applauso liberatorio anche se la compagnia successivamente ha fatto sapere che il ritardo era stato causato da un inconveniente tecnico».

Se fossi la direttora di un quotidiano d’inchiesta (esistono in Italia?), incaricherei un mio segugio di verificare quante volte, in Italia, si è replicata una vicenda di questo genere.

E non necessariamente per un politico. Di mio, posso testimoniare un’esperienza piuttosto irritante, occorsami un pomeriggio di circa nove anni fa, all’aeroporto di Bolzano.

L’aereo per Roma era un po’ in ritardo e noi passeggeri, dopo il check in, friggevamo dall’impazienza. Finalmente sembrò che toccasse imbarcarci, ma ci fu impedito dal personale di spostarci sull’aereo: una piccola processione, apparsa d’improvviso, ebbe la precedenza.

Era composta da tre donne, un bambino, un passeggino che potevano benissimo imbarcarsi insieme a noi, visto che, fra le persone in attesa, c’erano altre famigliole. Invece no, la Diva in jeans, con madre e bambinaia al seguito, doveva avere la precedenza e non ci fu dato accesso fino a che furono sistemate a bordo. Chi era questa misteriosa colonna dello spettacolo italiano? Alessia Marcuzzi a cui non andava di mescolarsi con noi miseri mortali.

Un altro Divo si giovò della sua popolarità per avere un trattamento privilegiato. La notizia era sull’edizione barese del quotidiano ‘La Repubblica‘  del 30 luglio 2012:

«Scatteranno sanzioni disciplinari per il gruppo di operatori aeroportuali che qualche giorno fa avevano accompagnato Antonio Cassano e famiglia sotto la scaletta dell’aereo per Milano Linate, dopo averli fatti viaggiare da soli a bordo del pullman. (…) La scena dell’imbarco era stata filmata dai passeggeri già sull’aereo che attendevano di decollare. La famiglia del calciatore barese – che per la prima volta ha portato in Puglia il figlio Christopher e ha trascorso un periodo di relax in un resort della Puglia – era stata accompagnata in pista su un mezzo riservato, dopo altri viaggiatori. Prima di salire sulla scaletta,però, ancora qualche minuto d’attesa: questa volta per le foto-ricordo».

Non manca un politico, in questa ricerca dei privilegi emersi sui giornali (ma è la punta dell’iceberg, chissà quanti sono passati sotto silenzio…).

E’ stato riportato dal quotidiano ‘Libero‘ l’1 dicembre 2011 e riguarda, naturalmente, un deputato del PD (allora non c’era ancora il Renzusconi né vigevano i ‘volemose bene’ oggi in atto):

«”Lei non sa chi sono io“.  Forse non ha detto proprio questa frase, ma il senatore del Pd Antonio Rusconi è riuscito a superare i rigidi controlli all’aeroporto di Fiumicino ed è salito sull’aero con una bottiglia si spunta nel trolley.  Ma la concessione non è passata inosservata e ha scatenato le polemiche sia dei passeggeri che degli addetti ai bagagli. La  legge, infatti, vieta il trasporto a bordo degli aerei di quantitativi di liquidi eccedenti i 100ml. Una bottiglia di spumante ne contiene di più. La prassi vorrebbe che il liquido venga sequestrato al punto di controllo e lasciato a terra. La notizia viene riportata  dal Corriere della Sera che riporta che la reazione del parlamentare: quella bottiglia non soltanto era sigillata ma sopra c’era perfino un bigliettino con il mio nome. Perché era una bottiglia particolare, un omaggio che la senatrice Donaggio del nostro partito aveva voluto farci perché guarita da una brutta malattia».

Insomma, si tratta di spigolature ed il mio ipotetico collaboratore a cui affidare un’inchiesta sulle primazie concesse ai politici certamente ne troverebbe a iosa. Anzi, sarebbe divertente se i Lettori collaborassero, segnalandoci quelle di cui sono stati testimoni.

Finisco con un siparietto di cui, invece, sono stata testimone io: non c’entra nulla col tema di quest’articolo, ma comunque doveva essere riferito, visto che sui giornali, ci scommetto, non se ne parlerà.

Roma, via delle Coppelle, (poco lontano dal Pantheon), Istituto Luigi Sturzo, 17 settembre 2014.

La bellissima sala-convegni affrescata da Perin del Vaga ospitava un seminario per commemorare Nicola Pistelli, politico DC fiorentino morto giovanissimo, un vero innovatore. Presente è il figlio Lapo, viceministro agli Esteri   -ed io, conoscendone lo spessore, faccio il tifo per lui come Ministro, al posto di Federica Mogherini-.

Uno dei relatori, Giuseppe Matulli, (già vicesindaco di Firenze della Giunta Domenici, quella immediatamente precedente alla Renzi) ricorda una frase di Pistelli senior che ha un che di contemporaneo e profetico: ‘I dorotei sono un serbatoio di Ministri’ e non si può non pensare ad un doroteismo tardivo che riscontriamo nella storia d’oggidì.

Ci va giù duro anche un altro relatore, Ciriaco De Mita, 86enne di una brillantezza che sbalordisce e fa fare confronti – per lui del tutto favorevoli – con la covata del premier in carica, che invece parla a furia di mantra.
De Mita usa il machete, fra un’affermazione morbida e un ricordo di Nicola Pistelli.
«Esistono fiorentini eredi dei Medici», dice, «e altri discendenti dai Ciompi. Nicola Pistelli faceva politica usando delicatezze e raffinatezze medicee; c’è invece chi pensa che tutto possa risolversi col decisionismo. Fare convention alla Leopolda non serve per far camminare le idee.  Allora il ruolo della politica era quello di persuadere per comandare; oggi ci troviamo di fronte a chi comanda per non persuadere».

Indovinate un po’ con chi ce l’aveva?

Dopo una luna di miele con gli Italiani, già comincia a ravvisarsi il fiele. Si addensano nuvoloni neri come l’inchiostro sul destinatario dell’invettiva di Ciriaco de Mita.
Non son passate neanche 24 ore e a macchia d’olio si diffonde sui media la notizia che il padre del Premier è indagato per bancarotta fraudolenta dalla Procura di Genova. Nel mirino della Magistratura c’è la società di famiglia per la distribuzione di giornali (la stessa dove è stato dipendente anche il figlio).
Il suo predecessore a Palazzo Chigi aveva agito con un blitz, eliminando il falso in bilancio. La bancarotta fraudolenta, però, è ancora lì, ben incastonata nel codice penale, sin dai suoi primordi.
Mala tempora currunt e la notizia ha funzionato proprio come un Ice Buckett Challenge. Ma non a fin di bene… 

 

 

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