lunedì, Maggio 10

Nel dubbio e nello scudetto, scudetto! Il mistero di una squadra condannata a vincere

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Juventus

Quando ci si azzarda a parlare di calcio, alcune premesse sono d’obbligo. La prima: benché il football muova soldi e occupazione, in Italia vi sarebbero argomenti ben più laceranti e drammatici da affrontare. A seguire, non sono tifoso della Roma né coltivo antipatie per i bianconeri. E, per finire, la Juventus è una squadra gloriosa che ha dato lustro allo sport italiano, l’unica che possa vantare la vittoria di una coppa europea con una formazione interamente italiana (1977). Essa ha inoltre prestato alla Nazionale degli ultimi quarant’anni i suoi atleti migliori, ai quali dobbiamo gran parte dei due successi mondiali (Zoff, Tardelli, Scirea, Gentile, Buffon Cannavaro…).

Ciò detto, quel che è avvenuto domenica scorsa pone in maniera fortissima un problema di equità, poiché sfacciatamente una partita fondamentale tra le uniche serie pretendenti al titolo è stata falsata in favore di una delle due contendenti: la Juventus, che ha segnato per tre volte in modo irregolare e ha infine vinto la sua sfida contro la Roma. A ciò non è seguito un pudico silenzio da parte dei favoriti, bensì manifestazioni di una certa arroganza (da Mrs. Agnelli a Mr. Bonucci), quasi a bilanciare le lamentele di tutta l’altra parte d’Italia, a eccezione dei supporter laziali che troppo godevano per la prima sconfitta degli ‘odiati’ cugini.

E allora è necessario ripercorrere in velocità un po‘ di storia del calcio italiano, laddove si racconta di una misteriosa continuità grazie alla quale la Juventus ha collezionato tricolori di incerta veridicità, spesso trincerandosi dietro un sedicente stile da vincente che poco aveva a che vedere con un autentico merito. Perché  se lo stile-Juve si vede dal mattino, esso risplende fulgido il 10 giugno 1961.
La Caf ha appena annullato la sconfitta a tavolino comminata ai torinesi per un’invasione di campo durante il match contro l’Inter. Si deve rigiocare. Coincidenza vuole che Umberto Agnelli sia insieme Presidente della Juventus e della Figc. Per protesta, Angelo Moratti decide di schierare la formazione primavera. I bianconeri, già scudettati, scendono in campo contro dei ragazzini e giocano con la bava alla bocca, come se dinanzi avessero Di Stefano e Puskas. Finisce 9-1, Omar Sivori ne segna sei. Il bimbo Sandrino Mazzola, al suo ballo del debuttante, capisce subito che aria tira. Ma se allora quella a strisce bianche e nere era in effetti la squadra migliore, nel 1966-67 non è affatto così. All’ultima di ritorno, una mediocre Juve ospita la Lazio mentre l’Inter, di un punticino sopra, andrebbe a Mantova a ‘passeggiare’… E invece memorabile rimarrà il fotogramma di Giuliano Sarti che, disperato, prende a testate il palo; è sua la papera che costerà il clamoroso 0-1, e lo scudetto, ai nerazzurri. Ma… nel primo tempo almeno due rigori di sesquipedale evidenza vengono negati alla squadra di Herrera; di una lunga serie, quello sarà il primo scudetto maramaldeggiato.
Il biennio 71-73 è infatti segnato da un ventaccio anti-Milan. In sequenza, ai milanisti negano un rigore evidente al Comunale di Torino (alla ‘Domenica Sportiva‘ l’arbitro Concetto Lo Bello ammetterà l’errore) e due giornate dopo, a Cagliari, ne fischiano uno contro, scandaloso. È la goccia: Gianni Rivera è uomo di coraggio, non si tiene più: «Mi hanno rotto le palle. Ha cominciato anni fa un certo Sbardella; sono cose che tutti sanno: è dunque ora che si dicano. È il terzo campionato che ci fregano in questo modo. Sta scritto da qualche parte che il Milan non debba assolutamente raggiungere la Juventus».

Sono pari pari gli stessi concetti che domenica scorsa ha espresso Francesco Totti, il quale ha ragione da vendere e troppe esperienze alle spalle per non sapere come giri il pallone. Sarà squalificato? Forse no, sarebbe esagerato… Ma al principio dei Settanta la palla gira come un orologio, e il palazzo, non soltanto squalifica Rivera fino al termine del torneo ma rilancia l’anno dopo, quando il solito Lo Bello annulla il valido gol del pareggio di Luciano Chiarugi contro la Lazio, partita decisiva.
All’ultima giornata una mediocre Juve scavalca in vetta proprio il Milan, che crolla 5-3 a Verona. Tra parentesi, il 1976-77 è una delle annate bianconere di cui gloriarsi con merito: 51 punti contro i 50 del Torino e l’epica finale di Bilbao.

Il 5 novembre 1978 lo stile-Juve riaffiora nel fallaccio intimidatorio di Marco Tardelli su Rivera al decimo secondo del primo tempo. Certamente Tardelli, calciatore straordinario e persona leale, avrà avuto l’agio di vergognarsene.
L’anno dopo è quello del calcio-scommesse e della combine Bologna-Juventus. I bianconeri vengono da tre sconfitte consecutive, navigano in zona B, una quarta débâcle sarebbe impensabile. Alla bisogna Roberto Bettega telefona a Beppe Savoldi e propone l’accordo per un pari. I testimoni saranno molti e mai smentiti, la partita un’onta, il gol di Causio e l’autogol di Brio robe da avanspettacolo. La Juve se la caverà untuosamente al processo, avrebbe meritato la serie B con Milan, Bologna e Lazio.
L’anno dopo invece sottrarrà con dolo lo scudetto a Roma e Napoli. Nella fattispecie, l’arbitraggio di Juve-Perugia sarà decisivo e scandaloso (dallo 0-1 al 2-1 negli ultimi 5 minuti con un rigore inesistente e un gol da annullare), mentre il celebre gol di Turone a un quarto d’ora dalla fine non era in fuorigioco e avrebbe segnato il sorpasso decisivo della Roma.
Nel 1982 un’altra ingiustizia: all’ultima giornata Fiorentina e Juve sono appaiate a 44 punti. Ai viola, in trasferta a Cagliari, cancellano un gol buono a Graziani; ai bianconeri, di scena a Catanzaro, l’arbitro Pieri regala un rigore dubbio al 76° minuto. I gigliati saranno scippati anche della coppa Uefa in finale 1990.
Il 26 aprile1998 è la data di una delle azioni più ignobili della storia del calcio italiano. Juve e Inter sono divise da un punto. Nel secondo tempo, sull’1-0 per i bianconeri, Ronaldo viene abbattuto in area da Juliano con un’ancata violentissima. Sono scene che mandano in visione durante i corsi di formazione arbitrale. Ma l’arbitro Ceccarini non concede il rigore! Nel proseguimento dell’azione, pochi secondi dopo, ne dà uno alla Juve (che Del Piero sbaglierà). Stampa, televisione e politica si sbracciano per segnalare il fattaccio ma producono solo chiacchiere: scudetto alla Juve.
Il 7 maggio 2000 la cronaca ci riprova. Massimo De Santis, poi super-squalificato per ‘calciopoli’, nega al 90° il gol, buono, del pareggio al Parma di Cannavaro. È la penultima giornata, e la Lazio avrebbe riagganciato in vetta i ‘campioni’. Accade però che nella settimana si svolgano alcune manifestazioni non proprio pacifiche dinanzi alla Federcalcio. Insomma l’aria si fa tesa, un po’ troppo. Sicché la dirigenza juventina, consapevole dei rischi di tale esagerazione, decide di rinunciare. Il mio convincimento è che si facciano battere dal Perugia. E così la Lazio si riprende il meritato titolo.
È proprio il nome di De Santis ad accompagnarci verso il padre di tutti gli scandali, quello che smaschera un sistema di concussione, di controllo e di gestione che non aveva mai conosciuto eguali al mondo. La storia è troppo nota per essere di nuovo raccontata. Di certo la Juventus – i cui massimi dirigenti erano i principali artefici di quella melma – sarebbe dovuta retrocedere in serie C, mentre Lazio, Fiorentina e Milan scendere in B. Non accadde nulla di ciò. I bianconeri annusano la serie cadetta per un anno e preparano i bagagli per tornare felici e vincenti. Ciò accade nella stagione 2011-2012 soprattutto perché, alla 25a. giornata, al Milan capolista tolgono quel gol validissimo che l’avrebbe portato sul 2-0, su di quattro punti e buonanotte a tutti. Ciò riaccade nell’epica stagione dei cento punti anche perché nelle prime giornate vengono regalate alla Juve vittorie assai anomale che tengono in vita la sfida con la Roma.

Si tratta di ruberie, di furti, di rapine…? No, più semplicemente vi ho narrato di quattro tornei vinti con l’allora cogentesistema Moggie di nove campionati falsati da decisioni arbitrali prese sempre in favore della Juventus. Falsati non vuol dire rubati. Forse la Juve li avrebbe vinti lo stesso tutti e nove, quegli scudetti, o almeno tre, o nessuno. I campionati si falsano così, com’è avvenuto domenica scorsa. Comunque andrà a finire, questo torneo, il decimo della lista nera, è già una patacca.       

 

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