martedì, Settembre 21

Nel caos della Libia i piani segreti di Francia e Usa field_506ffbaa4a8d4

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La questione migranti continua a dividere l’Unione Europea. Oggi, la Grecia ha protestato contro l’Austria per non essere stata inviata al vertice balcanico per discutere della crisi dei profughi. «L’esclusione del nostro Paese dall’incontro, organizzato da Vienna è visto come un atto non-amichevole, poiché dà l’impressione che alcuni, in nostra assenza, stiano accelerando decisioni che ci riguardano direttamente» ha detto il ministro degli Esteri greco Nikos Kotzias. Ma subito è arrivata la risposta dell’Austria. «Non credo che manchino i vertici in Europa, quello che manca è piuttosto la volontà di ridurre in modo deciso il flusso di migranti», ha commentato il ministro degli esteri Sebastian Kurz. «Finora, la Grecia non ha mostrato alcuna disponibilità a ridurre il flusso, ma soltanto un interesse a che i profughi vengano trasferiti, velocemente, altrove» ha concluso Kurz. Sono stati invitati al vertice, invece, i ministri di Albania, Bosnia, Bulgaria, Ungheria, Kosovo, Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia. Nell’assiste di stamane il premier ungherese Viktor Orban ha annunciato un referendum sulle quote dei migranti in Ue. Il primo ministro ne ha parlato alla stampa subito dopo la seduta del suo Gabinetto. Il referendum porrà la domanda ai cittadini ungheresi in questi termini: ‘È d’accordo sul fatto che, senza l’autorizzazione del Parlamento nazionale, l’Unione europea possa obbligare l’Ungheria ad accogliere ricollocamenti di cittadini stranieri sul suo territorio?’.

Il capo di gabinetto di Orban ha già presentato la domanda all’Ufficio elettorale nazionale. L’iniziativa è stata accolta molto male dai leader europei e lo stesso ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha precisato che si tratta di una decisione sbagliata, pur riconoscendo la legittimità che ogni Paese ha di portare avanti le proprie politiche. «Non credo che oggi l’Europa possa gestire la crisi migratoria con singoli Paesi che demandano ai propri cittadini decisioni per incrinare quelle comuni prese a livello europeo», ha sottolineato Gentiloni. Intanto, il 7 marzo a Bruxelles si terrà un altro summit sui migranti, questa volta tra Unione Europea e Turchia. L’incontro sarà sotto forma di colazione di lavoro durante la quale si parlerà dell’impegno di Ankara per limitare il numero di rifugiati che passano la frontiera, diretti in Grecia e nella Ue. In cambio, la Turchia avrà tre miliardi di euro di aiuti, anche se in Europa sta aumentando la sul Paese di Erdogan per far sì che metta effettivamente in atto l’accordo. Parlando nel corso del summit Ue di giovedì scorso, Tusk aveva detto che il pianto di azione congiunta con la Turchia resta una priorità. «Dobbiamo fare di tutto perché abbia successo, e per questo ho intenzione di organizzare un incontro speciale con la Turchia a inizio marzo».

Dopo gli accordo in Ue, in Gran Bretagna la questione Brexit ancora tiene banco e nel primo sondaggio realizzato dopo l’indizione del referendum l’elettorato è spaccato. Secondo i dati, un 38% del campione è a favore dell’uscita e il 37%, invece, è convinto che il paese debba restare nella Ue. Il 25%, invece, è indeciso o pensa di non votare. Escludendo gli indecisi – riporta oggi The Times – il 51% è per l’uscita e il 49% per la permanenza. Nel frattempo Tony Blair si è schierato a favore del No invitando glie elettori a mantenere la Gran Bretagna nell’Unione Europea. «Il referendum sulla Brexit non riguarda solo la Gran Bretagna in Europa, riguarda anche il futuro della Gran Bretagna» ha detto Blair in un’intervista sul Financial Times. Per l’ex premier inglese, il rischio di un’uscita dall’unione dei 28 potrebbe aprire la strada per gli indipendentisti scozzesi che potrebbero cogliere la palla al balzo per riproporre con forza le proprie politiche secessioniste. Anche il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, nel pomeriggio, ha commentato la questione Brexit. «L’Unione europea rispetterà le decisioni dei britannici, ma se la gran Bretagna uscirà, l’Ue cambierà per sempre. E in peggio» ha detto. «Ovviamente è la mia opinione personale. Ad ogni modo il premier britannico David Cameron ha detto che non è il momento di dividere l’Occidente, non potrei essere più d’accordo» ha proseguito Tusk.

Dopo che alcune file Wikileaks hanno rivelato che l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i suoi stretti collaboratori sono stati spiati dalla National Security Agency americana tra il 2008 e il 2011, sono arrivate le prime reazioni politiche. Al question time del pomeriggio la ministra Maria Elena Boschi ha fatto il punto sulle attività di monitoraggio e intercettazioni telefoniche effettuate nell’autunno del 2011, in prossimità delle dimissioni del quarto governo Berlusconi. «Sarebbe inaccettabile immaginare un’ attività intercettativa degli Stati Uniti verso un governo alleato» ha detto ancora Boschi. «In passato non erano emerse violazioni della privacy di cittadini italiani né delle comunicazioni istituzionali» ha aggiunto. «Per fare chiarezza ieri è stato convocato l’ambasciatore americano» ha concluso la ministra. Ma la bufera non sembra placarsi: sul versante politico si muove Forza Italia, con Renato Brunetta e Paolo Romani che hanno incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega ai servizi segreti, Marco Minniti, mentre domani lo stesso Minniti è atteso al Copasir. Minniti, ai due esponenti azzurri che hanno parlato di attacco alla sovranità nazionale. Sulla vicenda si muove anche la Procura di Roma: un fascicolo di indagine intestato ‘atti relativi’ è stato aperto sulle presunte intercettazioni di conversazioni telefoniche di Berlusconi premier. Secondo notizie di stampa, a intercettare le conversazione sarebbe stato lo Special Collection Service.

Donald Trump vince anche in Nevada e prevede numeri straordinari al Super Tuesday, il super martedì elettorale in cui, la prossima settimana, i repubblicani voteranno in 11 Stati. La vittoria è stata così netta che i network americani hanno dichiarato Trump vincitore già pochi minuti dopo la fine dei caucus: secondo i risultati ancora provvisori, il front runner ha ottenuto il 42,6% dei voti, distanziando Marco Rubio, al 25,1%, e poi Ted Cruz, 20,1%. Ma il dato più interessante forse arriva dagli exit poll che indicano come la maggioranza degli elettori che hanno partecipato ai caucus repubblicani, il 57%, si dice “arrabbiato” con il governo federale. «Saranno due mesi straordinari, e potremo non avere bisogno neanche di due mesi, a essere onesti» ha detto Trump dopo la facile vittoria in Nevada, dicendosi convinto di poter avere la nomination repubblicana in tasca in meno di due mesi. «Stiamo vincendo, vincendo, vincendo e presto il Paese comincerà a vincere, vincere, vincere», ha detto ancora alla folla di sostenitori che hanno festeggiato la sua vittoria ai caucus repubblicani in Nevada. Il discorso della vittoria è stato sfruttato da Trump anche per criticare il piano annunciato ieri da Barack Obama per chiudere Guantanamo. Se verrà eletto presidente il miliardario ha detto che non solo manterrà aperta la prigione nella base militare americana a Cuba, ma anche che ‘la riempirà di brutti ceffi’.

 

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