martedì, Settembre 21

Nel caos della Libia i piani segreti di Francia e Usa field_506ffbaa4a8d4

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La Siria era un Paese meraviglioso che però, ormai è scomparso. Inghiottito dalla guerra, devastato, ridotto a un cumulo di macerie tra le quali c’è ancora qualche anelito di vita. Eppure nessuno sembra intenzionato a porre fine alle violenze. Questa mattina il presidente russo Vladimir Putin e Bashar al Assad hanno avuto una conversazione telefonica durante la quale hanno deciso di continuare la lotta contro lo Stato islamico e gli altri gruppi terroristici. Assad si è detto pronto a contribuire e a rispettare il cessate il fuoco in Siria, anche se gli accordi sono ancora lontani. Mosca e Washington, dal canto loro, stanno trattando per avvicinare i loro distanti punti di vista, anche se per l’edizione americana del The Wall Street Journal, un certo numero di alti funzionari dell’amministrazione Obama è alla ricerca di modi per aumentare la pressione sul Cremlino. Secondo le stime, infatti, Putin non rispetterà il cessate il fuoco e per questo, gli esperti stanno valutando alcune misure in caso di fallimento degli accordi. Le opzioni sarebbero varie e prevedono, tra le altre, il sostegno di intelligence all’opposizione siriana, in modo che essa possa difendersi e forse condurre una più efficace operazione offensiva.

Un’altra opzione, che gode di ampio sostegno tra i consiglieri del presidente, prevede l’introduzione di nuove sanzioni economiche contro la Russia, anche se gli alti funzionari dell’amministrazione hanno seri dubbi che il piano sarà supportato da partner europei. Dal canto suo, la Russia ha fatto sapere di non essere a conoscenza di un piano B, per quanto ancora il piano A non sia ben definito. Anche l’opposizione siriana al regime di Assad, infatti, non ha ancora deciso se attenersi al piano russo-americano per un cessate il fuoco a partire. Lo ha riferito il capo dei negoziatori dell’opposizione, Mohammed Allush, che è anche leader dell'”Esercito dell’Islam”, gruppo armato salafita ritenuto il più grande dell’opposizione siriana. «L’alta rappresentanza per i negoziati annuncerà la sua risposta definitiva senza, tuttavia, precisare quando» ha detto Allush in un intervista al canale Orient News, Allush, il cui gruppo è sostenuto dalla Turchia e dall’Arabia saudita. Secondo i termini dell’intesa preliminare tra Washington e Mosca, per un cessate il fuoco in Siria le parti in causa dovranno comunicare il loro assenso entro le ore 12 di venerdì prossimo.

«Un movente criminale o il desiderio di una vendetta personale». Potrebbero essere anche queste, secondo il ministero dell’Interno egiziano, le ragioni dell’omicidio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni , scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato il 3 febbraio sull’autostrada Il Cairo-Alessandria. In una nota, il ministero afferma che, in base alle informazioni disponibili, tutte le possibilità sono aperte, tra cui il movente criminale o la volontà di vendetta per ragioni personali. «Si diffondono notizie errate che ingannano l’opinione pubblica, in una corsa allo scoop senza alcun sostegno a livello di informazioni» afferma la nota. Secondo il ministero, gli apparati di sicurezza egiziani hanno creato un team d’indagine per studiare il caso e rivelarne i retroscena attraverso un piano integrato che ha tra i suoi cardini principali un attento esame della vittima e dei suoi contatti. «Le indagini hanno confermato la ramificazione degli ambienti con cui Regeni era in contatto e i suoi numerosi rapporti, nonostante il ristretto lasso di tempo in cui ha soggiornato nel Paese, ovvero non più di 6 mesi». In questo senso, il team avrebbe individuato alcuni dei contatti del ricercatore e avrebbe convocato delle persone provenienti da quei circoli, sia egiziani sia stranieri. «Chi ha ucciso il giovane italiano Giulio Regeni puntava a colpire le relazioni tra l’Egitto e l’Italia» ha detto il Presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Il rais egiziano ha fatto questa dichiarazione durante un discorso pronunciato oggi in una conferenza intitolata “Visione dell’Egitto 2030”. Stamattina, poi, l’ambasciatore egiziano a Roma, Amr Helmy, a Radio Anch’io ha parlato di totale cooperazione con Italia.

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