giovedì, Ottobre 28

Nel caos della Libia i piani segreti di Francia e Usa field_506ffbaa4a8d4

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La Libia sembra essere sempre più allo sbando dopo che i jihadisti dello Stato islamico hanno attaccato Sabratha, situata 70 chilometri a Ovest di Tripoli, prendendo il controllo di diversi punti strategici della città. Approfittando di un vuoto di sicurezza, dovuto alle operazioni antiterrorismo lanciate nella zona Sud della città, i miliziani dell’Isis hanno occupato per qualche ora il quartier generale delle forze locali prima di essere respinti. Nonostante tutto, però, sono morti una decina di poliziotti, come ha confermato anche il sindaco di Sabratha, Hussein al Dawadi. In un comunicato, il Consiglio ha proclamato il lutto cittadino per tre giorni e ha invitato i residenti di Sabratha a serrare i ranghi e a informare le forze di sicurezza di qualsiasi cosa o azione sospetta in città. Non è la prima volta che l’Isis fa un’incursione a nella città: anche a dicembre i terroristi erano entrati per chiedere il rilascio di tre ostaggi. L’attacco di ieri sembra, però, una ritorsione contro il bombardamento compiuto dagli americani, lo scorso venerdì, quando i raid hanno colpito una fattoria in cui erano nascosti alcuni jihadisti tunisini. L’intervento Usa non sembra, dunque, aver avuto un grande risultato e il governo di Sabratha si è trovato a dover affrontare questa nuova ondata di violenze.

E’ proprio sul vuoto di potere che l’Isis punta per continuare ad avanzare in Libia, mentre i parlamentari non sembrano ancora trovare la via di un accordo di governo. «Invito la leadership del Parlamento di Tobruk a formalizzare la dichiarazione della maggiornaza dei propri membri che ha approvato il governo di unità nazionale» ha scritto su Twitter l’inviato Onu per la Libia, Martin Kobler. Centouno deputati di Tobruk hanno firmato un documento di sostegno all’esecutivo, presentato il 15 febbraio scorso dal Consiglio presidenziale libico guidato da Fayez al Sarraj. Alcuni di loro, però, hanno raccontato di essere stati insultati e minacciati da una decina di deputati della Cirenaica, nella seduta convocata ieri per approvare l’esecutivo. Il gruppo, di fatto, hacostretto il presidente dell’Assemblea, Agila Saleh, ad annullare la seduta e a rinviare il voto. Intanto, gli occhi dell’Occidente sono puntati su quest’angolo di nord Africa, sempre più al centro di strategie militari che prevedono raid aerei, risoluzioni dell’Onu, invio di truppe o operazioni segrete, come quelle svelate dal quotidiano Le Monde. Il giornale francese, oggi, ha reso noto che la Francia sta già conducendo in Libia delle operazioni militari non ufficiali contro lo Stato islamico. Si tratta di raid puntuali, molto mirati, preparati con azioni discrete. Secondo la linea decisa dal presidente Hollande, ad agire in Libia sono le truppe speciali già operative sul terreno da metà febbraio. Ma diverse fonti – aggiunge sempre il quotidiano – parlano anche di operazioni clandestine condotte dall’intelligence. Il ministro della difesa francese Jean-Yves Le Drian, però, stamattina ha reagito male alle rivelazioni. «Chiediamo l’apertura di un’inchiesta alla Direzione per la Protezione della sicurezza della Difesa» hanno scritto dal ministero, «una procedura che apre possibili pene sino a tre anni di reclusione per le fonti del quotidiano e una multa sino a 45000 euro».

Per il quotidiano, l’obiettivo francese non è vincere la guerra, ma colpire i quadri dirigenti dell’Isis in coordinamento con Washington e Londra. Sarebbero da ricondurre proprio a questo piano i raid americani di venerdì scorso. Gli Stati Uniti non hanno commentato ancora le indiscrezioni, ma oggi il portavoce della Coalizione internazionale a guida Usa, il colonnello Steve Warren, ha detto che i leader dello Stato Islamico non si sentono più sicuri in Iraq e per questo motivo hanno deciso di migrare verso la Libia. «In questo momento non assistiamo ad una grande migrazione di combattenti dalla Siria e l’Iraq verso la Libia» ha spiegato «ma notiamo un movimento in questa direzione da parte di alti leader dell’organizzazione». In attesa che i piani vengano portano allo scoperto, intanto, l’Italia si adegua alle decisioni della coalizione, pur ribadendo che la soluzione della crisi libica non è in improbabili spedizioni militari. «Piuttosto sta nel contribuire alla stabilizzazione del Paese: serve un governo che sia un interlocutore per la comunità internazionale» ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. «Cerchiamo di tenere distinti da un lato gli impegni e le attività che l’Italia può svolgere per prevenire e contrastare la minaccia terroristica dalla soluzione per la Libia» ha aggiunto.

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