lunedì, Ottobre 18

Nel baratro dell’Eurozona: chi contesta è solo la destra

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E’ un ‘viaggio’ nell’Europa di oggi o è un ‘viaggio’ nei meccanismi che regolano l’economia e di riflesso la società nel XXI secolo?

Lo definirei più come un incubo nellEurozona. L’Europa è un ideale che ancora non si è per niente concretizzato; per come stanno andando le cose, qualcuno ha definito questo documentario un docu-horror e questa mi sembra la definizione migliore perché è proprio l’Eurozona il problema.

L’austerity secondo questo film che cos’è?

E’ dire che, siccome a causa della crisi che è arrivata dall’America, noi siamo entrati in crisi finanziaria e per risolverla, bisogna togliere soldi al sistema, quindi, siccome la crisi toglie soldi dal sistema di per sé, per risolverla, bisogna togliere altri soldi dal sistema. E’ la sintesi di Colbert ed è geniale, dobbiamo riuscire a licenziare più gente possibile di modo che poi più gente trovi lavoro. Chiaramente più le persone sono licenziate, più le persone hanno meno soldi in tasca, meno soldi hanno in tasca e meno hanno potere d’acquisto, meno lo hanno e meno comprano, meno comprano e meno le aziende vendono e meno vendono più licenziano; è un circolo vizioso. Se non si mette un bastone nella ruota, questa bicicletta ci porta verso il baratro. Ecco, ‘PIIGSvuole proprio aiutare tutti quelli che cercano di mettere il bastone nella ruota a metterlo e a tenerlo ben fermo in modo che la bicicletta si fermi.

Quale futuro al termine di questo film si riesce intravedere?

Non abbiamo dato soluzioni, anzi, diciamo che luscita dall’euro è una condizione necessaria ma non sufficiente, perché tornare alla moneta sovrana e tornare alla propria sovranità significherebbe la presenza di una classe politica in grado sia gestire il trapasso, sia di gestire quello che viene dopo. Il problema è che se è così non è detto che sia per forza un bene uscire dall’Euro, perché, uno degli obiettivi di ‘PIIGS’ è dire alle persone che, siccome ci sembra che le cose vanno talmente male, prima o poi qualcuno vorrà uscire dall’euro e ci sarà un effetto domino, non dico che lo vorrà fare l’Italia per prima, forse anche la Francia finirà per essere il sesto ‘piig’ come credo, pero il problema è che, al momento, tutte le istanze di uscita dalleuro sono di estrema destra. E’ un problema enorme perché, chiaramente, sono istanze anche razziste. Una delle cose che vorrebbe fare ‘PIIGS’ è dire, come diceva Shakespeare, guardate che c’è un fantasma che si aggira per l’Europa, c’è una bomba ad orologeria che sta ticchettando e che è luscita dall’euro dall’estrema destra. Secondo noi bisognerebbe sensibilizzare la sinistra. Penso che prima o poi ne usciremo ma potrebbe non essere una bella cosa.

L’Europa ha ancora la possibilità di tornare essere un sogno e dare gambe per davvero a questo sogno?

Non lo escludo però c’è bisogno di un grosso ricambio di classe politica che acquisisca questa consapevolezza e questo ricambio implica che ci vuole tanto per formare la classe politica ma poi bisogna formare gli elettori, o meglio informarli. Devi capire cosa ti sta dicendo la classe politica.

Ci pare che questo film ponga un problema di educazione finanziaria mancante. E’ così? e quanto l’educazione finanziaria potrebbe fare per cambiare il nostro futuro?

Proprio come dice Rampini è così. Io sono un’umanista e non avrei mai immaginato di occuparmi di economia, però, quando ho capito la situazione la mia natura di narratore mi ha fatto vedere questo proprio come se fosse un grande incubo che andava narrato a tutti. Ma siccome è una narrazione horror che, però, si basa su delle faccende molto precise e scientifiche dovevamo per forza studiare economia e per capire come divulgarla, lì la chiave che ci è venuta in mente è stata quella di questo grande doppio binario tra macroeconomia (grande sistema economico) e microeconomia (quello che succede a noi) ed è lì che è entrata l’idea della Cooperativa, del personaggio caldo. Cercavamo proprio una realtà che ci potesse far capire come tutto quello che sta succedendo ai piani alti si riverbera pesantemente e tragicamente spesso su ognuno di noi. Nel tempo abbiamo capito che il personaggio di Claudia, la dirigente della Cooperativa, era un personaggio molto significativo, perché, da una parte ha questa grandissima empatia nei confronti dei ragazzi disabili e dei lavoratori svantaggiati di cui si occupa, ma dall’altra, è costretta a occuparsi, suo malgrado, di faccende tecniche. E’ come se lei fosse una metafora di noi tre umanisti che ci siamo sentiti ‘costretti’ ad occuparci di tutt’altro.

È vero che nell’Eurozona non c’è alternativa all’austerity, al Fiscal Compact, al pareggio di bilancio, ai tagli alla spesa sociale?

Lalternativa cè già stata ed era prima che noi andassimo nell’Eurozona ed ora sarebbe da tornare a quella situazione solo che non ci sono più le condizioni politiche. Ad esempio, le questioni politiche italiane degli anni 80 e 90 erano completamente diverse da oggi, c’era il discorso della Guerra Fredda, della Nato e, quindi, il punto è che sì, l’alternativa c’è stata ma ora le condizioni sono cambiate e non sono cambiate perché ora c’è la globalizzazione. Secondo noi qualunque stato che è capace di stampare moneta in maniera indipendente ce la può fare, il punto è che gli equilibri geopolitici sono cambiati e, quindi, se noi abbiamo avuto una classe corrotta che però ha fatto spesa sociale, adesso quella classe non c’è più, non ci sono più le condizioni internazionali e geopolitiche per cui ci sia una classe politica che fa questo. Per cui, da una parte, bisogna avere una moneta sovrana, ma, dall’altra occorre avere una classe politica che ha degli obiettivi molto precisi per gestirle bene l’indipendenza, perché, non è che spendere a deficit di per sé è un bene, dipende poi dove li metti quei soldi, bisogna vedere se ad esempio il tuo obiettivo è una piena occupazione o il rilancio della base industriale o il welfare. Il problema è che se usciremo da questa unione monetaria con l’estrema destra, non saranno certo questi gli obiettivi.

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