sabato, Settembre 25

Negazionisti, no vax, no mask. Individualisti, scontenti della vita E' fisiologico che una parte della collettività neghi la letalità del virus. Insopportabile, ma anche questo fisiologico, il comportamento violento di costoro, perché tale è la loro natura intima

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Mi pare fisiologico che una parte della collettività neghi la letalità del virus e persino la sua esistenza, che resista all’obbligo dei vaccini e non voglia saperne di mascherine. Insopportabile, ma anche questo fisiologico, mi appare il comportamento violento di costoro, perché tale è la loro natura intima, ciò che invece sembra meno fisiologico è che si tenti di ragionare coi medesimi, illudendosi che ci si possa intendere, dimenticando che certe intemperanze sono solo un pretesto, come mille altri, per mettere in conto al prossimo le proprie insoddisfazioni.

In questa descrizione non rientrano le tante persone che dalla pandemia sono state colpite, talvolta crudelmente, nelle fonti di sopravvivenza. La rabbia in questi casi è legittima, giusta, merita ascolto e risposte, non l’uso vigliacco, ai limiti del criminale, che ne fanno certi leader della destra, capaci in questi mesi difficili di descrivere, anzi di personificare, il concetto di squallore meglio del dizionario Treccani. Purtroppo, questa giusta rabbia è diventata funzionale alla violenza delle parti malate del Paese, sia civili che politiche, compresi quei parlamentari che usano le loro cariche per alimentare la disinformazione e la violenza.

Solo pochi mesi fa l’OMS è riuscita a dichiarare l’Africa continente libero dalla poliomielite, che per decenni aveva sfigurato la vita di bambini colpiti dal morbo. Se oggi milioni di persone non devono fare più i conti con una grave menomazione, capace di deformarne non solo il corpo ma l’intera esistenza, lo dobbiamo ai vaccini. Facile, scontato, non per i negazionisti, perché la loro mente è attratta da narrazioni infondate. Invenzioni a cui danno valore di realtà, esattamente come quell’uomo che accusava il vicino di rubargli il pensiero attraverso i fili della corrente elettrica. Una logica altra, in cui è difficile trovare conciliazioni su base razionale, che va combattuta con la medicina del diritto.
Se abitassero gomito a gomito, i manifestanti di questi giorni sarebbero perennemente in guerra tra loro, perché il tratto distintivo di costoro è l’incapacità di tenere conto dell’altro, dei suoi interessi, dei rischi che corre, la spinta interiore dei loro fantasmi li possiede e va costantemente a caccia di pretesti per appiccare incendi, mettendo il resto del mondo nelle proprie condizioni. Facendo perdere tutti.
Sono carenti di sentimento sociale, il cui dosaggio attesta il grado di normalità di ciascuno, di aderire alle regole che permettono ai gruppi umani di funzionare. Se provate a discutere con queste persone, vi troverete davanti a un muro, una rigidità inattaccabile persino di fronte all’evidenza o a situazioni drammatiche e conclamate. Sono indifferenti ai danni che possono recare al prossimo perché gli altri sono solo tappezzeria, come i graffiti nelle caverne preistoriche.

Non c’è un’emergenza sanitaria, è una normale influenza come ce ne sono state tante. È piuttosto un piano politico, un complotto per tenere il mondo al guinzaglio”. “Noi non partecipiamo a questa grande menzogna: niente mascherina né tampone né vaccino sperimentale”. Certo, sperimentale, perché le parole d’ordine nel mondo parallelo girano e vengono assorbite senza fiatare, la verifica non è contemplata, il metodo scientifico, lo stesso che, a differenza dei loro antenati, li tiene longevi e in buona salute, è una bufala. Deliri lucidi, che per questo appaiono ragionevoli.

Bene fa la società a mostrarsi ferma, evitando di seguirli nei loro intenti vendicati, fa bene a lasciare loro la libertà di non vaccinarsi ma nello stesso a limitarne lo spazio di movimento, attraverso provvedimenti logici, di salvaguardia generale.
Tu puoi rinunciare al vaccino ma io non ti permetto di danneggiare gli altri cittadini, quindi non prenderai i loro treni, non volerai coi loro aerei, non entrerai nei loro cinema e nei loro teatri, nei loro uffici, nelle loro fabbriche, nelle loro scuole, così come non mangerai nei loro ristoranti.
Tu farai la tua vita, in un piccolo sottoinsieme, popolato di persone come te, arrabbiate con il mondo e con le quali presto comincerai a litigare. Loro vivranno in un mondo vasto, abitato da individui che non si sono fermati alla prima stazione dei pronomi personali e sanno che senza gli altri il progresso diventa un’illusione.
Non perderemo tempo a spiegarti che ti sbagli, perché ciò che si è inceppato dentro di te ti impedirebbe di capirlo. Ci arriverai da solo, quando gli svantaggi creati dalla tua ostinazione ti isoleranno, creandoti seri problemi, anche economici.
Nessuno ti vuole punire, ma se non accetti di proteggere gli altri individui dovrò farlo io attraverso delle norme che ti impediscano di nuocere, quindi non ti darò accesso al loro mondo.
Infine, smettila di auto-ingannarti con la storia della libertà, perché sei tu a essere schiavo di qualcosa che ti porti nella testa, che ti tiene al guinzaglio impedendoti di vivere in armonia col tuo prossimo.

Un essere umano davvero libero è altruista e un individuo altruista è plastico, tollerante, pacifico, non minaccia e non danneggia i ristoratori che espongono cartelli a favore della prudenza e del rispetto delle regole, non deride chi si sacrifica per un fine giusto, non chiude gli occhi davanti ai morti, alle sofferenze, alle vite rovinate, perché si sente parte di un destino comune e non un clandestino che vuole affondare la nave. 

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