mercoledì, Agosto 4

Navalny ‘uomo pericoloso’, ma per chi?

0

Migliaia di persone sono scese, ieri, nelle strade di quasi 200 città russe per protestare contro la corruzione del Governo, nelle manifestazioni indette da Alexei Navalny blogger e attivista antigovernativo, e centinaia di dimostranti  (forse, come sostiene l’Ong OVD-Info, 1.500) sono stati arrestati. Secondo l’ong, a Mosca sono state fermate 823 persone, 600 a San Pietroburgo.

Navalny stesso è di nuovo finito in manette – arrestato per 30 giorni -, prima ancora che i cortei potessero prendere il via, mentre tentava di uscire di casa. L’aspirante candidato alle elezioni presidenziali del 2018, e strenuo oppositore dell’attuale Presidente Vladimir Putin, aveva ottenuto a Mosca l’autorizzazione per la manifestazione e il meeting nel viale Sakharov, a nordest della città. Nella notte, però, aveva deciso di cambiare luogo e chiesto ai suoi sostenitori di radunarsi invece nella via Tverskaya, nel cuore della capitale. Di fatto, quindi, senza autorizzazione.

Per le autorità si è trattato di una provocazione, e la procura aveva messo in guardia dal creare disordini mentre nella stessa zona si celebrava la ‘Giornata della Russia’, festa nazionale del Paese. Migliaia di persone, soprattutto giovani, si sono riversate nella zona, con cartelli con slogan come ‘Putin ladro’ e ‘Russia libera’. Il capo della Polizia, Vladimir Chernikov, ha affermato che i dimostranti a Mosca siano stati appena 5mila. A tentare di disperderli sono intervenuti centinaia di agenti della Polizia antisommossa, che secondo vari media hanno usato la forza in modo sproporzionato. Sono invece state generalmente tranquille ma a volte con decine di arresti le proteste nelle altre città, da Novosibirsk a Vladivostok a Tomsk.

L’obiettivo di Navalny era ripetere le massicce proteste dello scorso 26 marzo, quando le strade ospitarono le più vaste manifestazioni da quando Putin è tornato al Cremlino nel 2012. In quel caso, l’oggetto delle proteste era il primo ministro Dmitri Medvedev, che l’opposizione accusa di essersi arricchito grazie al suo incarico, e le persone arrestate furono più di mille. Navalny fu condannato a pagare una multa e a 15 giorni di carcere. Anche questa volta Navalny fu colpevole di non aver rispettato le norme per l’organizzazione di manifestazioni di larga scala.

La Casa Bianca ha espresso ferma condanna per le centinaia di arresti. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha chiesto a Mosca di rilasciare immediatamente tutti i manifestanti pacifici. Con una presa di posizione insolita per la Presidenza Trump, Spicer ha aggiunto: «Il popolo russo merita un Governo che sostenga il libero scambio di idee, un’amministrazione trasparente e responsabile, pari trattamento davanti alla legge e la possibilità di esercitare i propri diritti senza temere ritorsioni».

Già a fine maggio 2016 era evidente che per quanto Putin fosse tanto forte all’interno del Paese da poter mettere in atto iniziative volte a ‘rinfrescare’ l’area in seno al partito di Governo, verso l’opposizione extraparlamentare non avrebbe risparmiato il pugno duro.

Nonostante le prime pagine del ‘Time’, che definirono il blogger «l’uomo più pericoloso per Putin», Navalny non è infatti in grado di offrire una credibile alternativa alla ‘Russia Unita’ del Presidente attuale. I partiti di opposizione che possono in qualche modo contestare Putin restano l’ex Partito Comunista dell’Unione Sovietica e i Liberal-democratici di Vladimir Zhirinovsky, un partito di estrema destra per standard occidentali. Navalny non è riuscito a ottenere alcun seggio nella Duma russa. Stando a una serie di sondaggi del ‘Levada Centre’ – un importante istituto di statistica russo – nel 2013 era conosciuto dal 37% della popolazione. Ad Aprile 2017 la percentuale era notevolmente salita al 55%, ma solo il 18% di chi lo conosceva ha affermato che avrebbe ‘probabilmente’ o ‘sicuramente’ votato per lui.

I motivi della sua fama in Russia, però, restano controversi. In passato Navalny è stato spesso associato ad ambienti xenofobi e razzisti, figurando tra i partecipanti della ‘Marcia Russa’, una manifestazione che riuniva tutte le diverse frange del nazionalismo russo. I suoi commenti riguardo ai russi ‘non etnici’ lo hanno fatto cacciare da Yabloko, il vecchio partito liberale in cui militava.

Non è stato solo il ‘Time’ a definirlo un uomo ‘pericoloso’. La liberale Engelina Tareyeva, sua ex-collega di partito per Yabloko, affermò che il blogger fosse «la persona più pericolosa in tutta la Russia […] non serve essere un genio per capire che la cosa più orribile che potrebbe accadere nella nostra Nazione sarebbero i nazionalisti al potere». Girano ancora in rete – sul suo canale Youtube – video in cui paragona gli immigrati a insetti e a denti cariati da asportare.

Secondo il think tank ‘Carnegie‘ le continue critiche alla corruzione nel Paese, sebbene difficilmente si traducano in supporto per il blogger, potrebbero comunque erodere parte del consenso dell’elettorato per Putin. Tuttavia, il vero pericolo che Navalny rappresenta per il Governo russo non è – almeno completamente – di tipo elettorale. Al Cremlino sanno bene quanto facilmente delle generiche ‘manifestazioni contro la corruzione’ possano rapidamente trasformarsi in pericolose rivoluzioni colorate. E’ più probabilmente questo l’unico rischio che fa sì che Navalny rimanga ‘sorvegliato speciale’ del Governo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->