venerdì, Gennaio 28

NATO – Russia: lo stallo che tutti vogliono L’ambiguità dell’attuale situazione di ‘non-pace-non-guerra’ sembra essere pagante sia per Mosca, sia per Bruxelles

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Come era prevedibile, anche l’ultimo round di colloqui NATO-Russia, che si è tenuto negli scorsi giorni a Bruxelles, si è concluso con un nulla di fatto. Nonostante la comune volontà espressa di proseguire nel dialogo, sulla delicata issue ucraina non si sono registrati passi avanti sostanziali, così come non si sono si sono registrati passi avanti sostanziali sulle questioni sottese del ritiro delle forze occidentali dai Paesi dell’ex Patto di Varsavia e dell’impegno a non procedere a un ulteriore allargamento a est dell’Alleanza atlantica, eventualità, questa, cui Mosca guarda da tempo come a una minaccia strategica. Nelle sue dichiarazioni finali, il Segretario generale, Jens Stoltenberg (il cui mandato salve ulteriori proroghe – scadrà nel corso del 2022), ha parlato di “divergenze non facili da superare” e del “rischio reale di un nuovo conflitto armato in Europa”, sottolineando le conseguenze negative che una simile eventualità avrebbe per la Russia. L’esistenza di divergenze su pressoché tutti i punti fondamentali è stata rilevata anche dalla delegazione russa, che, tuttavia, pur senza prendere impegni specifici, non ha chiuso la porta alla possibilità di ulteriori sviluppi diplomatici.

È difficile prevedere come si potrà uscire da questa impasse. Per entrambe le parti, il confronto riguarda posizioni di principio: un punto che il Segretario generale Stoltenberg ha più volte affermato e che, in questi giorni, anche il Viceministro degli esteri russo, Aleksandr Grushko, ha riconosciuto espressamente. Difficilmente, quindi, una delle due parti farà un passo indietro (almeno in modo esplicito), soprattutto dopo le ripetute dichiarazioni dell’amministrazione statunitense a sostegno di Kiev. Un altro elemento che concorre a mantenere l’attuale situazione in stallo è che la sua ambiguità sembra essere pagante sia per Mosca, sia per Bruxelles. Anche se le cose stanno in parte cambiando, nel caso della NATO, il riemergere dellaminaccia russa ha offerto agli alleati un elemento unificante che, di fronte alle crescenti difficoltà incontrate dalla metà degli anni Duemila, sembrava essere venuto meno. Per i vertici politici e militari russi, l’attuale situazione di ‘non-pace-non-guerra’ rappresenta una situazione privilegiata per mettere alla prova le loro dottrine di guerra ibrida, dottrine cui l’Occidente non sembra ancora essere riuscito a trovare strumenti di contrasto adeguati.

Il perdurare di questa situazione porta con sé una serie di conseguenze. La politica di ‘brinkmanshipperseguita da Mosca sta, infatti, spingendo vari Paesi – in primo luogo Svezia e Finlandiaad avvicinarsi molto alla NATO. Negli scorsi anni, sono state condotte esercitazioni congiunte con le forze dell’Alleanza (Trident Juncture2018), mentre, più di recente, sono circolare voci rispetto a una possibile adesione dei due Stati nordici all’Alleanza stessa. Soprattutto nel caso della Finlandia, si tratta di una questione delicata, sia per il peso dell’opposizione interna, contraria a tale possibilità (che, peraltro, appare ancora abbastanza remota), sia per la collocazione geografica del Paese che condivide un lungo confine orientale con la Federazione Russa. Non a caso, la diplomazia di Mosca si è già attivata, invocando – come nel caso dell’Ucraina “garanzie legali” contro ulteriori possibili allargamentidella NATO. Il deteriorarsi della situazione nell’area del Mar Nero ha, inoltre, rafforzato ulteriormente i legami fra l’Alleanza atlantica e gli alleati regionali, fra i quali la Georgia, che insieme all’Ucraina è candidato in pectore alla membership dai tempi del vertice di Bucarest, nel 2008.

Difficilmente questi riallineamenti faranno recedere il Cremlino dalle sue posizioni. Al contrario, l’eventuale consolidamento della presenza occidentale ai confini della Federazione rischia di tradursi in un loro ulteriore irrigidimento. Questo non significa necessariamente un deteriorarsi dello scenario di sicurezza. Le conseguenze negative di un conflitto ‘alla luce del sole anche se su scala ridotta sono chiare a tutte le parti e nessuna sembra disposta a farsene carico. Inoltre, come già osservato, l’attuale situazione di stallo offre benefici a tutti gli attori coinvolti, NATO e Russia in primis. Di contro, soprattutto per la NATO, la necessità di dare una risposta credibile alle preoccupazioni dei Paesi dell’Europa centro-orientale e dei vari aspiranti alla membership rappresenta una sfida importante. Intorno a questo punto si gioca, infatti, la credibilità dell’Alleanza e la sua possibilità di continuare a svolgere un ruolo ‘di peso’ nel campo della sicurezza europea. Non a caso, proprio la credibilità è stata, negli anni della guerra fredda, l’asset principale della NATO mentre, negli anni successivi, essa sembra essere andata incontro a un progressivo e pericoloso processo di erosione.

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