lunedì, Agosto 15

NATO – Russia: l’area baltica e l’escalation delle ostilità

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A livello geostrategico, perché è importante l’ area baltica per la Russia?

Perché c’è Kaliningrad che si trova in un’aerea che è quasi completamente un’ installazione militare. Il Mar Baltico è stato sempre fondamentale per la Russia perché è uno degli sbocchi verso gli oceani, ma è stato sempre sotto lo stretto controllo della NATO. Ai tempi della Guerra Fredda era strategicamente importante perché il controllo del Mar Baltico avrebbe consentito alle forze sottomarine dell’ Unione Sovietica di arrivare in Atlantico e bloccare i rifornimenti tra Stati Uniti ed Europa. E’ chiaro che non c’è quella tensione, ma è evidente che se la Russia riesce ad esercitare una maggiore influenza nell’area del Mar Baltico, è in grado anche di influenzare tantissimo i Paesi del Nord-Europa.

Risale a novembre 2016 l’installazione dei lanciatori Bastion, in grado di trasportare missili da crociera supersonici P-800 Oniks. I missili da crociera in questione costituiscono una minaccia diretta all’Europa?

Secondo me sì, sono un rischio per la Germania, per la Polonia, per i Paesi scandinavi. Un’ altra delle linee che l’Unione Sovietica perseguiva era quella di riuscire a separare i vari Paesi della NATO dall’Alleanza e nei confronti dei Paesi scandinavi l’idea era quella di esercitare una pressione sempre maggiore tale da far sì che questi si impaurissero e, ad un certo punto, pur rimanendo nella NATO, non giocassero un ruolo attivo. In parte c’è anche questo tentativo da parte della Russia: nel caso della Germania non è possibile riuscire, ma nel caso della Finlandia, della Danimarca e dei Paesi baltici, esercitando una minaccia sufficiente, l’obiettivo è paralizzare questi Paesi così che, qualora ci fosse una crisi con la NATO, non ci sarebbero un fronte coeso tra la NATO e i Paesi scandinavi.

La tensione c’è anche a livello navale?

Gli europei, la NATO, hanno provveduto a riattivare molte difese che avevano durante la Guerra Fredda e che erano state congelate nel periodo degli anni’ 90. Negli ultimi tre o quattro anni, hanno riattivato le difese che avevano proprio contro le infiltrazioni navali della Russia.

Il terreno potrebbe spostarsi nell’ambito cyber?

Quella è una cosa continua, è una guerra continua.

La linea russa, secondo alcuni analisti, è quella della ‘escalation dominance’, cioè di una linea più aggressiva, di accumulazione di tensione.  E’ d’accordo?

In parte c’è il tentativo di testare la pazienza dell’ altro; in parte questo atteggiamento è legato al fatto che questa politica, in effetti, paga. Dal punto di vista politico, la Russia è riuscita ad ottenere dei vantaggi da questa linea muscolare, assertiva come si vede ad esempio in Siria, in Medioriente. Si tratta di una scelta politica e strategica molto delicata perché bisogna testare la pazienza dell’ altro senza utilizzare un atteggiamento troppo aggressivo che farebbe rispondere l’ avversario. Però, in fin dei conti, la Russia si è accorta che questa strategia, in parte usata anche dall’Unione Sovietica, ha anche dei ritorni politici. Quindi è improbabile che venga abbandonata del tutto. Chiaramente viene più o meno accentuata a seconda dei momenti. Se ci dovesse essere un aumento di tensione in Medioriente, probabilmente, ci potrebbe essere un’ intensificazione di questi test sulla pazienza della NATO in Nord Europa.

La nuova Amministrazione Trump potrebbe influire in una modifica dell’ atteggiamento della NATO in corrispondenza di quest’ area di confine tra Europa e Russia?

Non credo ci sarà un cambio di atteggiamento da parte della NATO.  Credo, piuttosto, che qualora ci fossero dei problemi, l’ Amministrazione Trump li considererebbe degli europei. E’ chiaro che, nel caso di un conflitto militare, gli Stati Uniti interverrebbero, ma ho la sensazione che la Amministrazione, che già non prova tanta simpatia per l’ Unione Europea, pensi che questo sia un problema che si devono vedere gli europei. Questo non è facile perché l’ Europa è sempre stata abituata ad avere una leadership americana all’interno della NATO e questi tentativi di un ruolo europeo più coeso e più assertivo sono solo all’inizio.

Ricordiamo che c’è un altro punto di attrito tra Russia e NATO è costituito dalla questione della Crimea. La tensione potrebbe crescere?  

La tensione è durata quarant’anni durante la Guerra Fredda. C’è il rischio di un incidente: se lo si riesce a circoscrivere velocemente come incidente, allora non ci saranno conseguenze. Altrimenti se ci dovessero essere nuove crisi in Medioriente o in Ucraina, allora la situazione in Nord Europa potrebbe risentirne.

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