martedì, Maggio 11

NATO e Ucraina, partner o alleati? field_506ffb1d3dbe2

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Rasmussen Nato Ucraina

Ore 17, martedì 4 marzo. La hall del quartier generale della NATO a Bruxelles ospita il breve intervento del Segretario Generale Anders Fogh Rasmussen, il terzo nel giro di soli due giorni. Fino a pochi minuti prima, era in corso il vertice dei 28 Paesi membri dell’Alleanza Atlantica. Ordine del giorno: la crisi in Ucraina. Rasmussen spiega: «Il Consiglio Atlantico del Nord ha raccolto la richiesta della Polonia di tenere consultazioni nel quadro dell’Articolo 4 del Trattato di Washington». L’Articolo 4, infatti, prevede che le parti si andranno a consultare ogni qual volta che, se opinione di una di esse, è in corso la minaccia all’integrità territoriale o all’indipendenza politica di una delle parti.

Le continue violazioni di Mosca della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, nonostante i ripetuti appelli della comunità internazionale, presentano serie implicazioni per la sicurezza e la stabilità dell’area euro-atlanti, continua Rasmussen. «Gli Alleati sono coesi in uno spirito di forte solidarietà nei confronti dell’Ucraina». In buona sostanza, quanto emerge dal discorso di Rasmussen, è che per adesso la NATO continuerà a monitorare gli eventi in Ucraina, e proseguirà con le consultazioni. Gli sforzi saranno indirizzati verso la definizione di una soluzione pacifica alla crisi, in accordo con il diritto internazionale, favorendo la cooperazione con l’Unione Europea, le Nazioni Unite, l’OSCE e il Consiglio d’Europa. Continueranno le consultazioni con l’Ucraina all’interno della Commissione NATO-Ucraina e, domani, avrà luogo una seduta del Consiglio NATO-Russia.

La Federazione Russa ha accettato la convocazione del Consiglio in sede NATO, aprendo un lieve spiraglio di dialogo. Nelle ultime ore, la situazione in Ucraina si è aggravata a causa della minaccia di un intervento militare russo in Crimea. La penisola, territorio formalmente sotto la sovranità di Kiev, è un’area contesa da decenni. Originariamente legata a Mosca, fu ceduta all’Ucraina quando ancora quest’ultima si trovava sotto l’egida dell’Unione Sovietica. Una volta ottenuta l’indipendenza all’inizio degli anni Novanta, la Crimea è rimasta all’interno del territorio ucraino. Oggi, nel sud della penisola, uomini armati hanno circondato la base della 36ma Brigata della Guardia di Frontiera Ucraina. Questo, quanto dichiarato dal ministero della difesa ucraino.

Qualora l’integrità territoriale dell’Ucraina dovesse essere formalmente compromessa, allora la NATO potrebbe decidere di intervenire secondo quando stanziato nell’Articolo 5 del Trattato di Washington? Il testo del Trattato enuncia che in presenta di un attacco armato contro una o più delle parti, in Europa o in America Settentrionale, sarà considerato come un attacco contro tutte le parti. Le parti, dunque, nell’esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva, assisterà la parte attaccate attraverso l’azione che giudicherà più appropriata, ivi compreso l’uso della forza armata.

Il punto, in questo caso specifico, è capire cosa si intenda per “parti”. All’epoca della formulaziole del Trattato di Washington, non erano previste (ne tantomeno attivate) le formule di partenariato e allargamento, oggi diventate una delle politiche alla base dell’Alleanza stessa. Le relazioni formali tra la Nato e l’Ucraina risalgono al 1991, anno in cui la neo-indipendente Ucraina entrò a far parte del Consigli di Cooperazione del Nord Atlantico, che diventerà in seguito il Euro-Atlantic Partnership Council. Primo stato membro del CIS-Commonwealth of Indipendent States, nel 1994 l’Ucraina entro a far parte del programma Nato ribattezzato Partnership for Peace. A seguire, qualche anno più tardi, l’Ucraina e la Nato siglarono una Carta di Partnership Distintiva, che diede origine alla famosa Commissione Nato-Ucraina. Era la fine degli anni Novanta, e l’obiettivo dell’Alleanza era quello di stabilire dei fattori si stabilità e sicurezza nell’Europa Centrale e nell’Europa dell’Est, risorte dalle ceneri dell’URSS.

Oggi, alla base delle relazioni fra Kiev e la NATO c’è l’Action Plan definito nel 2002. Il suo obiettivo era quello di chiarire gli obiettivi strategici dell’Ucraina e le priorità da seguire per perseguire la sua aspirazione a rientrare all’interno del processo di integrazione euro-atlantico. Nell’autunno del 2004, l’Alleanza seguì con estrema attenzione gli eventi che portarono a quella che divenne famosa come la “Rivoluzione Arancione”. La vittoria di Viktor Yushchenko fu accolta positivamente dalla NATO, poiché i piani del Presidente erano in linea con i target formulati dalla NATO all’interno dell’Action Plan.

Yushchenko non vinse la tornata elettorale successiva, e il processo di avanzamento verso la NATO fu drasticamente rallentato. La cooperazione fra l’Alleanza Atlantica e la NATO, comunque, resta attiva sotto molti punti di vista. In primo luogo, le attività di dialogo e cooperazione in seno all’Alleanza non sono mai cessate. L’Action Plan prevede cooperazione nell’ambito della sicurezza, nella lotta al terrorismo internazionale, e la presenza di truppe ucraine nelle missioni all’estero a guida NATO, in Afghanistan per esempio. Le riforme nel settore della difesa e della sicurezza, essenziali per la transizione democratica ucraina, sono oggetto imprescindibile per l’eventuale integrazione, cosi come gli aspetti economici legati al settore difesa. Nessun impegno formale di difesa collettiva, però.

La NATO sta guardando da decenni all’Ucraina come un possibile, importante, alleato. Cosa che, di fatto, oggi non è. Il legame fra l’Alleanza e Kiev è senza dubbio solido, ma questo non fa dell’Ucraina un Paese membro della Nato. In questo senso, sarebbe un errore pensare ad un possibile intervento armato sotto il sigillo dell’Articolo 5. Qualora Mosca, però, dovesse procedere effettivamente manu militari contro l’Ucraina, potrebbe presentarsi la possibilità di attivare una forma di difesa collettiva, cosiddetta ‘flessibile’, definita sulle basi del consenso delle parti e sulla base delle consultazioni che definiscono lo spirito dell’Organizzazione. Sempre che, davvero, i 28 paesi membri siano effettivamente coesi sulla decisione da prendere.

 

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