mercoledì, Dicembre 1

NATO e Russia tornano a parlarsi field_506ffbaa4a8d4

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Al termine dell’incontro di Bruxelles anche il rappresentante russo, l’ambasciatore Aleksandr Grushko, si è mostrato soprattutto interessato a sottolineare il nulla di fatto e le relative responsabilità delle controparti (Ucraina in testa, peraltro) ed è addirittura arrivato a dichiarare che il suo Governo non è poi così impaziente di riattivare le relazioni con la NATO, anche perché, ha precisato, il tentativo di isolare la Russia è fallito.
Parole, queste, che sono sembrate confermare valutazioni occidentali come quelle dellespresse da Samuel Greene, direttore del Russian Institute presso il King’s College di Londra, secondo il quale la Russia ha sì interesse a non isolarsi e a compartecipare invece a decidere le sorti del mondo, ma può adesso rivendicare un simile diritto presentandosi anche al tavolo negoziale di Bruxelles su una posizione di forza grazie ai successi conseguiti con l’intervento armato in Siria. Con effetti per lo meno dubbi sulla probabilità di pervenire ad intese.

Lo stesso Grushko, tuttavia, si è distinto per avere menzionato, su richiesta dei giornalisti, almeno una questione specifica sulla quale nell’appena ritrovato CNR si sarebbe riscontrata una convergenza con gli interlocutori occidentali: la situazione in Afghanistan, preoccupante per entrambe le parti. E qui, in realtà, l’accenno suona alquanto riduttivo. Già da tempo, infatti, risultava abbastanza chiaro che Mosca vedeva di malocchio il disimpegno militare americano, per quanto un po’ troppo vicino ai confini russi, e adesso appare rassicurata dalla sua parziale revoca.
Il tutto non senza una certa analogia, in termini rovesciati, tra Afghanistan e Siria, dove Washington, superata l’iniziale contrarietà, sembra ora considerare accettabile e anzi vantaggioso l’intervento russo perché consente di risparmiare sui multiformi costi dell’impegno americano contro l’ISIS pur ferma restando l’esigenza di un adeguato coordinamento delle rispettive operazioni.

Qualcosa si sta comunque muovendo sia per quanto concerne le più specifiche competenze del CNR, sia nel più ampio contesto delle vertenze tra NATO e Russia. Circola l’ipotesi che a rendere possibile l’appuntamento del 20 aprile abbia dato un decisivo contributo un recente, pericoloso incidente che ha visto una nave da guerra americana in crociera nel Mar Baltico sorvolata molto da vicino da un aereo russo. Non è accaduto nulla, ma Washington ha protestato avvertendo che in una prossima occasione analoga si aprirà il fuoco, mentre Mosca ha incolpato la nave di essersi avvicinata troppo alle basi russe.
Si tratta solo dell’ultimo incidente di un’ormai lunga serie dello stesso genere, punteggiata da denunce, scambi di accuse e anche minacce tra le opposte parti interessate, nessuna delle quali, però, ha mai dato, fortunatamente, l’impressione di cercare davvero lo scontro o addirittura il casus belli. Gli azzardi veri o presunti miravano almeno sinora a mostrare reciprocamente i muscoli come mezzo di pressione sulla controparte piuttosto che manifestare la smania di menare sul serio le mani.
Era però un’abitudine alquanto rischiosa, come ha dimostrato l’abbattimento dell’aereo russo da parte turca nello scorso autunno, e lo stesso vale in una certa misura anche per le manovre militari e concentrazione di truppe vicino ai confini, un esercizio praticato dalla Russia all’inizio della crisi ucraina ma praticato più di recente anche dallo schieramento atlantico. Mosca, Washington e Bruxelles (intesa come NATO) sembrano adesso orientate a cautelarsi contro rischi indesiderati mediante misure per concordare le quali il CNR si presta come la sede più adatta almeno in via preliminare.
Nella riunione del 20 aprile se n’è certamente parlato, prendendo in considerazione l’opportunità di una revisione del vecchio trattato di Vienna varato dall’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione europea (OSCE) nella parte che regola l’auspicata trasparenza delle esercitazioni militari e la prevenzione dei conflitti. La NATO, come ha ripetutamente sottolineato Stoltenberg, sta già lavorando in proposito riprendendo proposte avanzate nel 2008 dall’allora presidente russo Dmitrij Medvedev, sulla scia del conflitto russo-georgiano, e rimaste finora lettera morta.

Un altro tema sicuramente toccato nella riunione è la necessità di una piena applicazione dell’accordo di Minsk per una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina, sollecitata da entrambe le parti come pure il rispetto ancora non del tutto soddisfacente della relativa tregua. Qui le responsabilità politiche sembrano gravare soprattutto sul Governo di Kiev, peraltro indebolito dal recente cambio del premier e da aspri contrasti interni che abbracciano anche la politica estera.
Ma anche qui l’Alleanza atlantica potrebbe contribuire ad appianare le pendenze con Mosca a giudicare da quanto appena pubblicamente dichiarato (parlando all’Aspen Security Forum) dall’ambasciatore USA presso la NATO, Douglas Lute, secondo il quale non esiste alcuna prospettiva di ammissione nella stessa alleanza, nel futuro prevedibile, di altri Paesi dell’Est europeo ovvero ex sovietici, citando specificamente Ucraina e Georgia.

Da segnalare inoltre, nel contorno della problematica di più stretta competenza del CNR, la conferma della prosecuzione della cooperazione russo-americana in campo spaziale, la probabilità di una riammissione di Mosca nei lavori per il rafforzamento della sicurezza nucleare e, perché no?, anche un molto atteso verdetto della Corte dell’Aja. La quale, contrariamente alle prevalenti aspettative, ha annullato la sentenza arbitrale che aveva imposto alla Russia di risarcire con un indennizzo per complessivi 50 miliardi di dollari i vecchi azionisti del colosso energetico Jukos, a suo tempo espropriati con in testa l’ex ‘oligarca’ nonché dissidente Michail Chodorkovskij, attualmente in esilio.

Da ricordare, infine, che nel prossimo luglio lo schieramento atlantico dovrà decidere se prorogare ulteriormente le sanzioni a carico della Russia oppure ridurle revocarle o quanto meno ridurle, come propongono Francia e Italia nonché un fronte sempre più ampio in Germania, mentre su quello opposto, nell’ambito dell’Unione europea, spicca più che mai la Polonia, il cui Ministro della Difesa, Antoni Macierewicz, accusa Mosca di preparare sistematicamente un’aggressione contro l’Alleanza atlantica. Già entro la suddetta scadenza sarà quindi possibile una prima verifica dell’effettiva consistenza della svolta per ora solo promessa dalla ripresa del dialogo tra NATO e Russia.

 

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