mercoledì, Dicembre 1

Nato: dopo Varsavia qualcosa è cambiato? field_506ffbaa4a8d4

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Sul fronte delle crisi in atto, l’impegno in favore di una soluzione della vicenda ucraina è stato ribadito con forza, non solo per le implicazioni militari che questa ha e per le sue ricadute sul sistema dei rapporti NATO-Russia, ma anche con riferimento al quadro più ampio della promozione e tutela dei diritti umani e della sicurezza regionale in un’area che va da Baltico al Mar Nero. E’ stato inoltre ribadito l’impegno dell’Alleanza per una composizione della crisi siriana e di quella libica, delle quali è stato riconosciuto, da una  parte il legame con la diffusione e il consolidamento della minaccia terroristica, all’altra quello con le varie minacce soft (traffico d’armi, proliferazione delle armi di distruzione di massa, sfruttamento a fini criminali di fenomeni migratori e di delocalizzazione delle popolazioni, traffico di droga, minacce alla sicurezza dei collegamenti marittimi, ecc) da tempo oggetto di attenzione da parte dei membri della sponda sud. Sullo stesso fronte, è stata riaffermata la validità del Readiness Action Plan varato durante il vertice di South Wales, integrato da una serie di ‘misure di adattamento’ (Adaptation Measures), volte a rafforzare gli organici della NATO Response Force (NRF) e ad accrescerne il livello di integrazione (interna ed esterna), di flessibilità e di proiettabilità.

In conclusione, i risultati del vertice di Varsavia, pur non discostandosi molto da quelli del vertice di South Wales di due anni fa, presentano comunque interessanti differenze. In primo luogo, quello che (almeno sulla carta) appare l’effettivo ribilanciamento degli impegni dell’Alleanza fra il fronte orientale (che mantiene comunque un peso maggiore e rispetto al quale sembra potersi registrare un certo irrigidimento dei toni) e quello sud. La lotta alla minaccia terroristica e agli effetti dell’instabilità nella regione del ‘Grande Medio Oriente’ occupa largo spazio tanto nel comunicato finale del vertice quanto nella dichiarazione sulla sicurezza transatlantica. Da questo punto di vista, se è evidente come la ‘trazione orientale’ continui a condizionare ancora largamente le scelte dell’Alleanza Atlantica, dall’altra qualche segnale di cambiamento sembra potere essere scorto. Ora il punto è comprendere quanto, in futuro, questi segnali potranno tradursi in cambiamenti effettivi. Sul piano strategico, Varsavia ha ribadito l’immagine di una NATO ‘ripiegata’ – ‘vigilant and prepared’, nel gergo della guerra fredda – con uno spiegamento di forze volto soprattutto a contenere una possibile minaccia di Est. E non è facile vedere come, in una fase di risorse scarse (seppure in aumento), questa postura si possa accompagnare a un impegno egualmente importante sui fronte meridionale.

 

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