mercoledì, Ottobre 20

Natalità: giovani e lavoro sono il futuro, ma l’Italia deve cambiare Arretriamo da decenni, vedremo se le ingenti risorse post-Covid-19 risolveranno o ridurranno squilibri che il nostro Paese non è più in grado di sostenere

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Scrivo questo pezzo oggi 17 maggio 2021, giorno significativo per chi festeggerà il compleanno, altri,credendoci, l’onomastico, pochi nasceranno, molti moriranno. Nascite e morti, natalità e fecondità le tendenze demografiche in Italia di cui parlerò. Ma sul piano dell’agire pubblico oggi, 17, è significativo per due rilevanti motivi. In primis, perché oggi si testimonia la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Non solo testimonianza ma azione concreta nella palude in cui siamo della legge Zan con ottuse destreche alzano barricate strumentali per una legge a difesa di chi viene discriminato per il suo orientamento sessuale oltre perché disabile. Qui la laica libertà di espressione, nell’esser contrari ovviamente, non c’entra nulla. È una legge contro i violenti. Punto. Altra questione è ratificare per legge ciò che la società esprime nelle relazioni quotidiane in forme violente.

Poi il 17 maggio 1981 l’Italia votò un referendum importante sull’aborto a larga conferma della norma approvata in Parlamento nel 1978La Ru486, la pillola che dava alle donne l’autodeterminazione. Poi gli aborti sono diminuiti, 73238 nel 2018 ma 121 mila nel 2008, a riprova che non veniva distrutta la società come con il divorzio, utilizzato da tantissimi cattolici. Oggi anche per non aver difeso adeguatamente leggi di civiltà cresce nel fronte clericale-oscurantista l’obiezione di coscienza dei ginecologi, dal 64% del 1998 al 69% del 2018. Legge attaccata nelle regioni di destra (Umbria, Marche, Abruzzo), negando persino l’aborto farmacologico “assediata (la legge) dall’ingresso nei consultori (pubblici dove entrano estremisti privati, mio) di associazioni di ‘sostegno alla vita’ dei cattolici Cav, che dovrebbero dissuadere le donne dall’effettuare un’interruzione, violando così il diritto, insindacabile, dell’autodeterminazione” (la Repubblica, 16 maggio).

Dunque è da salutare quale atto di coscienza l’intervista ad Alice Merlo che ha voluto raccontare pubblicamente del suo aborto dichiarando essere “un suo diritto, non una vergogna, ognuna lo vive in modo diverso… puntiamo sulla contraccezione ma l’aborto capiterà sempre… Per me il personale è politico. Non posso sottrarmi dall’essere testimonianza delle mie idee. 27 anni, laurea in Scienze della comunicazione, si iscriverà alla formazione ‘In movimento’ di Aboubakar Soumahoro. Naturalmente è stata investita da tempeste di odio, macabra ricorrenza nell’oscuro mondo di odiatori web, bruttura dell’epoca di polarizzazioni ideologiche.

Dunque, il 14 maggio scorso è stato organizzato un incontro a Roma all’Auditorium della Conciliazione da un Forum cattolico di associazioni familiari sul tema in apparenza neutro della natalità. Invitati d’onore, ottima pubblicità, ovviamente Papa Francesco I, ed il laico (benché frequentatore di gesuiti, come Berlinguer d’altronde, intelligente…) Presidente del consiglio Mario Draghi, unitamente ad un parterre diviso in tre panel. Il primo ha detto ciò che i cattolici volevano sentirsi rassicurare, tra cui l’affermazione per cui senza natalità non c’è futuro. Se la famiglia riparte, riparte tutto. Quasi ovvio, forse persino banale, perché una società senza ricambio generazionale non può sostenere il peso economico del vivere e deperisce l’ipotesi di future generazioni che lavorino. Poi che la vita sia un dono è un’opinione, autorevole ma tale è. Far nascere contiene in sé elementi di grandezza, ma amare e proteggere figlie e figli è un incontro affettivo e biologico, poi dopo affetto, amore vicinanza, protezione sono espressi così come li si sente per scelta e cultura, senza dover officiare gli dei. Il dono peraltro in antropologia è altra cosa. È composto da un dare, un ricevere e qui importante un ricambiare, ciò che rafforza l’obbligazione morale con cui la struttura sociale determina un ‘fatto sociale totale’. Come ben sapevano i popoli cosiddetti ‘primitivi’ studiati da Mauss.

Non so se il Papa si riferisca a ciò, trasferendo quell’obbligazione tra uomo e Dio, ma qui si aprirebbe una questione qui indicibile se non nel ricordare, come Egli fa, unico al mondo, che il capitalismo per molti motivi ha risolto il problema limitandosi alle disparitarie condizioni di scambio, dare e ricevere. Finito così lo scambio, ognuno per la propria strada. Con poca fiducia e molto rischio di inganni e tradimenti per transazioni economiche future. Spartiacque invalicabile: il laico è tale perché accoglie ciò che non gli appartiene, mentre chi crede vuole imporre agli altri il proprio assoluto pensieroMa Cesare è Cesare, Dio, qualunque sia, è Dio. Il primo agisce nell’arena pubblica, il secondo va manifestato nel privato, altrimenti invece che uno Stato laico, come il nostro così prono e debole nell’affermazione della laicità non avendo fatto una rivoluzione come quella francese, siamo in una teocrazia.

Oggi che tutto si frulla, anche l’intelligenza, destre culturali e politiche pretendono di usare il dettato dei Sofisti, antica scuola ateniese contro cui battagliava Platone, per cui il mio pensiero relativo sarebbe in realtà un dire intollerante, mentre il loro sarebbe il giusto ristabilire una verità immutabile di cui ovviamente sono i custodi. Voltando le spalle al mutamento dei costumi e della morale nelle società. Nell’incontro alcune cose non tornano. Avendo maturato una lunga pratica convegnistica nel mondo, lascia dubbi un incontro in cui in 4 ore vi è 1 introduzione, l’intervento del Papa e di Draghi, 4 saluti istituzionali e poi relazione, tecnica, del presidente Istat, leghista. Oltre a ciò, ben 14 interventi! Troppo in troppo poco tempo. Poi la composizione. Amministratori delegati, l’ ‘oscuro Presidente’ Rai, leghista, Direttori Enel, Federcasse, Mediolanum, Rcs group, insomma una dependance di Forza Italia, un calciatore con moglie, parlando di natalità la femmina è centrale il maschio è cornice, un’attrice ed infine, immancabili, due giornalisti, lui che come troppi filosofeggia e sociologizza, lei perché avendo scritto un libro su bambini vuoi mettere...

Dunque neanche un sociologo, un demografo, un economista, un tecnico, un cosiddetto esperto, come la saccente Gruberona apostrofò il Prof. Galli! Perché il sapere esperto non serve più nel mondo dei cervelli liquefatti social dove il pensiero è la ricorrenza di interiezioni brevi, non di riflessioni lungheNulla sappiamo della qualità degli interventi, dunque mah dubitativo, certo molta varietà, troppa. Sarà che sono un troppo filologico frequentatore di convegni e seminari, ricerche e pubblicazioni, con ruoli e temi precisi. Detto ciò, il tema della nascita di figli pare circoscritto alla gioia della procreazione ed alla sfera affettiva, ma nella presentazione on line si palesa il pensiero negativo connesso al calo delle nascite comparato addirittura dall’Unità d’Italia (160 anni fa!!!, ma come si può proporre seriamente un simile raffronto privo di spiegazioni. Immoralità ontologica!).

In realtà diversi interrogativi e quesiti vengono agitati tra presunti imperativi normativi, morali ed etici e l’evoluzione culturale e sociale delle società. In tal senso la sfera della riproduzione va articolata analizzandone dimensioni, composizione e distribuzione di una determinata popolazione per età sesso ed altre variabili. Significa in sostanza associare il tema alla demografia, dal greco ‘demos‘ e ‘grafia’ o studio della popolazione, termine introdotto nel 1855 da Achille Guillard e sistematizzato dal cappellano dell’esercito prussiano Johann Peter Sussmilch (1707-1767) con il primo trattato scientifico della disciplina. Per poi utilizzare le categorie della sociologia nell’analisi di orientamenti e dinamiche economiche e culturali della popolazione.

Qui il tema subisce oggi una torsione ideologica di singoli o associati sbraitanti a difesa della vita, contro l’aborto, per il matrimonio tra uomo e donna, ed altre amenità. E qui mi sovviene una boiata pazzesca detta seriamente, questo il grave, per cui ‘La vera famiglia è quella dove vi sono figli’. Bravo, così parlano i ‘veri’ cattolici, quelli in genere omofobi, oscurantisti, le cui certezze sono un pericolo per le libertà altrui. La frase non è di un qualunque tizio da bar o bus, dove si esprimono malcontenti cosmici, ma di un addirittura attuale coordinatore nonché vice presidente di Forza Italia, già a suo tempo Presidente del parlamento europeo. Per dire del baratro dell’epoca.

Dunque per l’incolto chi non ha figli non è famiglia. Chi non può averne, si suicida. Chi non vuole, uguale, con in più 10 pater nostri ed ave marie da recitare inginocchiato sui fagioli fustigandosi con il cilicio! Quindi solo i figli qualificherebbero un agglomerato di due persone legittimandone ruolo ed esistenza. Il fatto è che l’agglomerato umano denominato famiglia è profondamente mutato per composizione orientamenti finalità nelle società nel corso dei secoli. Dunque questi ‘Stati Generali della Natalità non si sa cosa abbiano partorito, è proprio il caso di dirlo. Già chiamarlo stati generali è dura, non mi piace il termine, Stati generali della sinistra, dello sport, del calcio, di questo, di quello. Ma fa trendy il termine, evoca un incontro dove scaturiscono idee e stimoli nuovi per le conoscenze umane. Tra il molto giova ricordare Thomas Malthus pastore anglicano uno dei grandi fondatori della demografia. Nel suo famoso ‘Saggio sul principio di popolazione’ afferma che lo sviluppo di una popolazione avveniva ad un ritmo più rapido di quello dei mezzi di sussistenza, perché la popolazione cresce con una progressione geometrica, i secondi con progressione aritmetica. Dunque due sono le strade, o utilizzare i freni repressivi o preventivi. I primi scelti da Paesi e ceti meno ‘civilizzati’ passando per l’aumento della mortalità, con un peggioramento delle condizioni di sussistenza. I secondi dai Paesi più ‘civilizzati’ passano invece per la riduzione della nuzialità e natalità. L’aumento di abitanti rispetto ai mezzi di sussistenza determinò, ma incidono anche per l’oggi, il peggioramento delle condizioni materiali di vita, spingendo a rimandare il matrimonio con riduzione nel numero dei figli. Poi per complicare, vanno tenuti presente altri due indicatori, i tassi generici di natalità che è misura grossolana perché influenzati da una diversa struttura dei gruppi per sesso, età, stato civile.

Per misure più precise abbiamo bisogno di riferirci ai tassi specifici di fecondità per età che permettono il calcolo dei tassi di fecondità totale (Tft), ovvero il numero medio di figli per donna. Oltre a questi è inoltre necessario ricordarsi che fertilità e fecondità sono due concetti diversi. La prima è la capacità di generare figli mentre la seconda è la manifestazione concreta di tale capacità. Cosicché intuitivamente la donna fertile non è necessariamente feconda, mentre una feconda è sempre fertile. Ecco, dubito che si sia parlato di ciò nell’incontro citato. Pesano dunque sulle nascite, oltre la volontà di aver figli la possibilità di volerne, dinamiche strutturali che in tempi di pandemia accentuano il rinvio nel voler figli, per cui una riduzione del 30% di nascite è effetto di una situazione eccezionale. Inoltre vanno superati i vincoli nell’accesso al lavoro per cui le donne italiane hanno indici di occupazione tra i più i bassi d’Europa. Poi agiscono motivazioni culturali che vanno dalla volontà per le donne di realizzarsi nel proprio lavoro, volontà di non volerne di figli, legittima decisione che storicamente ha messo le donne sul banco delle egoiste, inutili e pericolose. Fino a retaggi patriarcali per cui le donne sono comunque sempre più discriminate nell’accesso al lavoro ed a parità di funzioni sono pagate molto meno. Agiscono poi modalità morali, con il dovere di avere figli per meglio essere integrate e considerate nella società. Dunque è condivisibile che vi sia una spinta etica, non cattolica essendo l’etica personale. Chiudo riportando alcune affermazioni di Draghi. “La questione demografica, come quella climatica e delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza”. Forse azzardato il paragone tra dinamiche così diverse. “voler avere dei figli, costruire una famiglia, sono da sempre desideri e decisioni fondamentali nelle nostre vite”. E poi “la consapevolezza dell’importanza di avere figli è un prodotto del miglioramento della condizione della donna” ma nelle condizioni odierne i vincoli strutturali orientano le scelte soggettive. Le ragioni per la scarsa natalità sono in parte economiche” perché vi è una relazione diretta tra numero di nascite e crescita economica. Dunque vanno garantite sicurezza e stabilità.

Continuando Draghi afferma che per la decisione di aver figli, i giovani hanno bisogno di un lavoro certo, oggi diffusosi nella sua precarietà, un sistema di welfare e servizi per l’infanzia. “In Italia purtroppo siamo indietro su tutti questi fronti”. Con il che la palla torna alla capacità di uno Stato di progettare futuro, poi i valori morali e le scelte etiche si rafforzano, a seconda delle proprie sensibilità. Noi arretriamo da decenni, vedremo se le ingenti risorse post-Covid-19 risolveranno o ridurranno squilibri che il nostro Paese non è più in grado di sostenere.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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