lunedì, Maggio 10

Natale, quando arriva è già terrorismo Il rischio di una recrudescenza delle violenze commesse dai seguaci dell’IS o di Al Qaeda è concreto. Ma la strategia si è evoluta

0

Manca poco meno di un mese alle tradizionali feste di Natale e, come ormai da diversi anni a questa parte, i cittadini, temono di cadere vittima di qualche nuovo attentato terroristico perpetrato nelle chiese o nei mercatini di Natale allestiti dai diversi comuni italiani.

Il rischio di una recrudescenza delle violenze commesse dai seguaci dell’IS o di Al Qaeda è concreto, perché la ricorrenza del Natale è un momento sacro a tutti i cristiani, ‘infedeli’ per definizione nella cultura islamica espressa da questi gruppi estremisti, e perché è più facile non solo colpire fisicamente cittadini inermi, ma implementare l’impatto psicologico dell’attentato sui ‘fedeli della croce’.

Tuttavia, è bene sottolineare come la strategia del nuovo terrorismo islamico si sia evoluta in modo da non prediligere un periodo dell’anno in particolare perché significativo per un’altra religione, ma piuttosto è per loro importante attaccare nella quotidianità dei cittadini.

Vediamo di analizzare le minacce che sono giunte a mezzo stampa in Europa, e quello che rimane dello Stato Islamico e della sua propaganda ideologica, cercando di comprendere come messaggi di questa natura sono abilmente veicolati per diffondere paura.

Come si è osservato in precedenza, il danno più rilevante che la propaganda dell’IS può mettere in campo è l’installazione del dubbio e della paura nei cittadini, modificandone il comportamento quotidiano e, se possibile anche le tradizioni.

Intorno a metà novembre sono iniziate a circolare immagini, tramite canali social fidelizzati allo Stato Islamico facente capo alla Wafa Media Foundation, che minacciano la sicurezza di luoghi sacri alla cristianità come San Pietro, culla della Chiesa cattolica, nonché centro focale delle celebrazioni religiose per il Natale. Il montaggio mostra un terrorista islamico intento a guidare un’auto su via della Conciliazione, diretto verso la Basilica di San Pietro, con un mitra e uno zainetto appoggiati al sedile anteriore, al fianco del conducente. Lo specchietto retrovisore riflette un uomo con un passamontagna nero. In alto una grande scritta sovrasta l’immagine ‘Christmas blood’ in italiano Natale di Sangue e, più in piccolo, una seconda scritta: ‘nell’attesa’.  La minaccia è espressa con una iconografia dalla costruzione non troppo elaborata che esprime in immagini il concetto: ‘nell’attesa del Natale sappiate che potremmo/colpiremmo San Pietro con auto sulla folla ed armi da fuoco’.

Quella descritta è una prassi ormai più che assodata per i terroristi, l’uso dell’auto contro una folla assiepata è una tattica in uso da almeno due anni che si è dimostrata pagante per gli scopi dell’organizzazione, in un secondo momento per implementare i decessi vengono impiegate armi da fuoco sulla folla colta dal panico.

Innanzitutto è necessario sottolineare come la strategia comunicativa del terrorismo colpisca in un momento ben preciso, ovvero quello immediatamente prima, almeno tre settimane, dell’effettiva organizzazione per le celebrazioni natalizie. A metà novembre, nessuna grande città è già stata allestita a festa per Natale, tutto è in fase di preparazione e di allestimento, ma niente è stato ancora installato. Mercatini, giostre per bambini e decorazioni varie vengono normalmente presentate al pubblico dal venti novembre in avanti. A novembre la popolazione ha tempo di sedimentare il messaggio e rimanerne vittima (anche in modo inconsapevole), modificando le proprie abitudini e tradizioni. L’installazione della paura è avvenuta ancor prima che del Natale vi sia stata traccia effettiva nelle città, le famiglie prediligeranno luoghi meno affollati, città più distanti dalla grande attenzione mediatica e con meno abitanti.

Probabilmente è anche per questo clima che a Parigi, qualche giorno fa, il Sindaco ha proibito l’allestimento dei tradizionali mercatini, per evitare ogni tipo di rischio, sollevando molte proteste. La modificazione delle tradizioni è così posta in essere a causa della paura, anche se materialmente non vi è nessuna concreta minaccia rilevata dalle forze dell’ordine.

La strage avvenuta al mercatino di Berlino nel 2016, quando un furgone ha falciato vittime intente a fare acquisti sulle bancarelle, è stato il paradigma con cui i cittadini di tutta Europa si immedesimano nel 2017 vedendo le minacce dell’IS giuste dai social.

Di fatto le feste natalizie sono un momento in cui la sicurezza deve tenere alto il suo livello di attenzione perché se è vero che le organizzazioni terroristiche prediligono attentati più complessi, da porre in essere in periodi meno attenzionati, è altrettanto vero che i lupi solitari o cani sciolti non sono soliti seguire questa logica.

Il motivo per cui un cane sciolto è più facile che colpisca a Natale o in periodi di grande fermento è derivata dalla sua caratteristica principale: l’essere sacrificabile.  Una cellula, visti i maggiori controlli sotto le festività, non può rischiare di perdere expertise importanti a causa degli arresti, ma si può permettere di perdere eventuali affiliati dell’ultimo minuto, quasi irrintracciabili ed imprevedibili. L’esempio è quanto accaduto in Germania, dove la Polizia ha infatti arrestato e smantellato una cellula terroristica che progettava un attentato in un luogo pubblico, presumibilmente al mercato di Natale di Hessen.

Come si è detto già in altre occasioni, il terrorismo colpisce dove può avere la più ampia cassa di risonanza possibile per le sue azioni, un luogo molto affollato o con fasce di popolazione vulnerabili come anziani e bambini, ma al contempo il gruppo deve avere anche l’opportunità di colpire senza essere distrutto.  Il terrorismo vive la sua attività nell’ombra, le sue azioni non possono essere rese pubbliche o verrebbero fermate dalle forze di sicurezza. Per quanto il Natale sia una festa cristiana che ha come simbolo centrale la nascita di Gesù, perno centrale della dottrina della chiesa cattolica, la possibilità di compiere attentati, soprattutto di ampio respiro, è minore.

Il rischio rimane alto per attentanti di piccola portata, condotti con armi bianche e da personaggi singoli senza il supporto di una cellula. Il rischio rimane alto ma non è così scontato, nonostante le minacce ricorrenti, che il terrorismo colpisca, in Europa, nel periodo natalizio.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->