domenica, Ottobre 24

Natale in divisa, ovvero militari sempre field_506ffbaa4a8d4

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Mega cenoni, pranzi infiniti e regali da scartare non dovrebbero mai mancare, per le festività natalizie: il must intramontabile è quello di stare in famiglia. Il militare, invece, è militare anche a Natale. Non tutti possono godere del tripudio dei festeggiamenti, di quel caldo rassicurante che le feste possono trasmettere. Esistono famiglie che vivono una vita fuori dagli schemi, di cui si parla troppo poco e che spesso riteniamo anche una realtà scomoda: sono le famiglie dei militari italiani impiegati all’estero o in Patria.

Sonia è poco più che vent’enne e non vede il suo fidanzato, Marco, da quattro mesi. I loro auguri saranno limitati a qualche sterile SMS o una breve telefonata via Skype, poiché Marco è in missione in Medio Oriente e forse tornerà per l’inizio della primavera. Sonia è triste ma non lo dimostra, questa è la vita che ha scelto di condividere con Marco: una vita fatta di un posto di lavoro fisso, ma che rende ogni festività e ogni ricorrenza un terno al lotto.

In un paesino da cartolina delle vette cuneesi vive Paola, che con il suo pancione sta per rendere Giovanni di nuovo papàGiovanni è impiegato nell’operazione ‘Strade sicure‘, lui è uno di quelli che si vedono nelle stazioni della metro a Roma, oppure in stazione a Milano, a Natale starà con i suoi colleghi. Paola è una donna dalla tempra d’acciaio, ma la lontananza di suo marito pesa come un macigno. Le missioni, gli addestramenti e l’assenza prolungata hanno eroso il loro rapporto, più di una volta sono stati prossimi a lasciarsi.

Le Forze Armate richiedono un sacrificio sconfinato non solo ai militari, ma anche alle loro famiglie, sacrifici molto spesso trascurati, come se fossero normali o peggior ancora dovuti.

Quella della famiglia militare è una questione assai spinosa. In Italia questi nuclei familiari così particolari sono dimenticati, si devono arrangiare da soli, vivono le paure e le ansie senza poter domandare aiuto. Le istituzioni miliari non hanno creato, nel corso degli anni, gruppi di supporto capaci di dare assistenza materiale alle famiglie. I parenti vengono ricordati quando in missione ci sono incidenti gravi o mortali e tutti i riflettori sono puntati sulle lacrime dei genitori e sul dolore inconsolabile delle mogli.

La paura, quella vera, l’abbiamo vista negli occhi di mamma Concetta, quando suo figlio per il primo Natale non era seduto a tavola con loro perché in Kosovo. Concetta non sapeva nemmeno dove fosse il Kosovo prima che ci fosse mandato. Suo marito aveva l’orgoglio negli occhi e non perdeva occasione per parlare con gli amici di quanto fosse fiero di quel figlio militare. Per una mamma è diverso: una mamma, quando il figlio è in missione, ha il cuore in continua fibrillazione, e non servono a nulla le telefonate rassicuranti o i titoli dei giornali: per una mamma il figlio è sempre in guerra, anche se è missione di pace. Concetta è una di quelle tante madri che vedono partire il loro figlio per un lavoro che di certo non è il più sicuro e tranquillo del mondo, e rimangono in silenzio da sole. Nel momento in cui Antonio ha urlato ‘lo giuro!’, prestando così il suo giuramento, Concetta era in prima fila, fiera come non mai. Concetta ha giurato con Antonio, ha giurato di essere una mamma forte che sopporta e supporta il figlio sempre e ovunque.

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