venerdì, Gennaio 28

Natale: il politicamente corretto UE è multiculturale! Il paper interno della Commissaria Ue all’Uguaglianza, Helene Dalli, non voleva cancellare la ‘tradizione’ cristiana, ma voleva far emergere nella sfera civile e sociale anche tutte le altre istanze identitarie

0

Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Non c’è che dire, la notizia è ghiotta, subito rimbalzata nell’etere comunicativo globale. Con il mio argomentare cerco di dare forma allo sconcerto che un amico ingegnere mi ha manifestato, sollecitandomi ad un intervento sulla vicenda. Il fatto in oggetto è che l’Unione europea ‘partorisce’ qualche giorno fa un documento ad uso interno dedicato ad un ‘bon ton’ pluralistico nell’evitare di nominare il termine Natale. Preferendo utilizzare il più generico e politicamente corretto (che ci sta decerebrando in un mare di conformismo) ‘festività’. Quel testo ha innescato immediate polemiche sulla parola Natale da cassare potendo urtare la suscettibilità di quanti non vi attribuiscono alcun valore. Natale, rappresentazione in parole ed opere testimonianza di un credo religioso edell’identità di essere cristiani. Subito si è gridato allo scandalo per la presunta offesa recata ad una tradizione, ossia un insieme di precetti ed usi incarnati in forme di identità personali e collettive trasmesse storicamente. Tradizione viene dal latino traditioonis, consegna, trasmissione. Il ricorrere di qualcosa, una pratica di consuetudine. Una trasmissione nel tempo, orale o scritta, da una generazione a quelle successive, di memorie, notizie, testimonianze. In etnologia, p. es., la t. orale è l’insieme delle testimonianze del passato, racconti storici, miti, poesie, formule sacre, ecc., trasmesse di bocca in bocca (prima di Gutenberg e la scrittura). Poi, questa la dimensione nevralgica, nella teologia cattolica la t. è la trasmissione delle verità rivelate che risalgono all’insegnamento di Cristo e degli apostoli, sviluppate e definite nella storia dai padri della Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo; come tale la t. è considerata fonte della rivelazione, insieme alla Scrittura. È una delle narrazioni, quella su cui si staglia il pensiero occidentale, faro di una delle civiltà del mondo.

Ma per molti a destra estrema e non, spirituale e mistica, cui la politica di destra si associa, senza rifletterci sul serio, costituirebbe l’unica vera produttrice di cambiamento del mondo. La tradizione è così un corredo simbolico funzionale a non disperdere l’idea di ciò che eravamo, un filo della memoria nel tempo, a patto che non diventi un comodo giaciglio, un gancio fisso con cui gli esseri umani di generazione in generazione si attengono a consuetudini, usi e costumi, modelli e norme. Legandosi a prescrizioni, norme, modelli, usi, abitudini e consuetudini. A patto che ciò non diventi un ostacolo, come un fermo storico della memoria. Detto ciò, l’Unione Europea con la sua Commissaria Ue all’Uguaglianza, Helene Dalli, presenta un paper interno, ottimo quindi per non renderlo pubblico (forse era una prova per sondare le reazioni, ma forse è troppo machiavellico, roba per il Matteo (forza) italia vivente) per rendere ‘inclusive’ le feste natalizie cassando il termine Natale ritenuto troppo ‘esclusivo’ e non accettato da tutti. La nota stonata è dare per scontato che tutti siano religiosi. Come quando un politicante qualsiasi per sostenere quanto afferma di opinabile pretenda di parlare a nome di ‘tutti gli italiani’. 

Il punto debole della ‘circolare’ è che per apparire inclusivi si dovrebbe occultare e nascondere, accantonare senza rimuovere, segni e simboli identificabili in una credenza religiosa che creerebbe problemi ad altre fedi. Nonostante il riflesso pavloviano scattato immediatamente tra le varie destre cattoliche e non, quelli che peraltro praticano politiche di esclusione e discriminazione immorali, non è il caso di sopravvalutare tradizioni ed identità riferite ad un passato cementato, solidificato, sovente pietrificato rispetto ad una storia del mondo che rifunzionalizza i propri princìpi e valori. Una memoria di ciò che eravamo, di ciò che siamo stati e di ciò che oggi innerva percorsi strade scelte interiori che consolidano ovvero ridiscutono il passato. Uno ieri frutto di epoche, sistemi, gerarchie, domìni, dinamiche, scambi relazionali di cui oggi si intravvedono in filigrana le premesse di un tempo che fu ma che non ospitano più società arcaiche le cui forme culturali erano fisse e sacralizzate. Poi, i mutamenti del mondo si esprimono nelle società attuali il cui contrastante sviluppo tecnologico ed i progressi economici e produttivi hanno determinato l’evolversi e l’aprirsi a forme di relazioni e di vita nuove, si pensi solo al ruolo delle donne. Ponendo in essere nuove riflessioni sui caratteri storici e riduttivi di ogni cultura, dal carattere contingente, improntata ad un relativismo culturale critico di ogni dogmatismo.

In sintesi, il tema sociologico che sfugge ai più è che l’antica e rassicurante fede nelle radici quale instrumentum veritate et vitae viene ridiscussa con la ragione. Quella che Max Weber chiamerà una ‘potenza rivoluzionaria’ liberatrice di antiche superstizioni ed emancipatrice da plurisecolari superstizioni e dalla sottomissione ai poteri tradizionali di clero ed aristocrazia. Questo è il nodo centrale su cui molti non riflettono. Poi soprattutto in Occidente, come mostrano di non conoscere gli ignorantelli Tajani o il duo Melvini che appunto vogliono farci tornare nei bui meandri ancestrali di streghe e roghi (ricordarsi della Santa Inquisizione), il progresso di razionalizzazione ha modificato sistemi di credenze, strutture familiari non più patriarcali, genesi di quelle violenze familiari contro le donne perché ‘ree’ di non volersi più sottomettere ai voleri maschili. Vale a dire una riflessione dinanzi alla crisi dei fondamenti e di regole certe ed immutabili. Come accade tuttora nel mondo musulmano, lì dove cova la vera rivoluzione del secolo rompendo secolari catene e sofferenze, anche qui soprattutto per le donne. Un Occidente peraltro in crisi proprio nell’affermazione ferma di princìpi e valori di autodeterminazione e dei diritti alla persona. Dove si pretende di riaffermare con modi ed in forme violente e pericolose il principio di un indiscutibile regno del trascendente e del sacro (le antiche divinità, oggi sostituite da ‘idòla’ peggiori, denaro potere e sesso, l’antica triade del mondo). Cooggi il nuovo ordine sociale viene rimesso in discussione da populismi e nazionalismi violenti ed armati con la testa voltata all’indietro della Storia verso un ritorno falsamente pacifico e neutro ad una tradizione consolidata con cui pretendere di governare un mondo nuovo con strumenti obsoleti.

Nuovi percorsi della ragione, nelle condotte individuali così come nelle istituzioni liberatesi del fardello di sacralità che la tradizione pretenderebbe di governare, generatrici di un processo di radicale trasformazione verso la via della modernità. Quella oggi accusata politicamente ma non ridiscussa sul versante dei privilegi di un’economia distruttrice che questa sì, è la responsabile di un ripiegamento difensivo verso il ritorno a tradizionali sistemi di dominio. Detto ciò, nelle parole della Commissaria il fine era di certificare le diverse matrici e rivoli di una cultura europea affermando «La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle sue funzioni aveva lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: illustrare la diversitàdella cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei», spiega la commissaria. Nulla di strano, per quanto sia una dichiarazione generica quel rivolgersi a ‘tutti i ceti sociali ed alle diverse credenze’. Si legge nel documento che l’obiettivo è di ‘limitare’ i riferimenti di ‘genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale’. A parte che razza qualifica l’intero genere umano, continuo errore da ignoranza, tra i suggerimenti c’era quello di evitare nelle comunicazioni (interne) il riferimento al Natale.

Cosicché i funzionari di Bruxelles non dovrebbero, questo il consiglio, “dare per scontato che tutti siano cristiani perché tutti celebrano le feste cristiane, e non tutti i cristiani le celebrano nelle stesse date. Ragion per cui l’invito era di mostrarsi sensibili al fatto che le persone hanno diverse tradizioni religiose e calendari. E poi l’esempio, invero discutibile, sul come formulare una frase, tipo: Il periodo natalizio può essere stressante. Il problema sta in quel “natalizio” raccomandando perciò la Commissione di scrivere Il periodo di festività può essere stressante. Soluzione scadente e burocratica. Per molti le festività natalizie sono veramente stressanti, nel gioco consumistico dei regali, organizzare cene, convincere parenti tra loro in armi, da chi andare per primi. Ma qui non si tratta di cassare parole, retro pensiero su un tema che ha già creato molti problemi culturali, politici, semantici, sociali. Per cui in nome di una convivenza plurima fondata sull’espressione di credi, appartenenze, fedi diverse, o addirittura laiche ed atee, l’unica è non indispettire chi tra noi in Europa, soprattutto nei paesi del Nord o in Francia, non sia cristiano, pensando ai musulmani.

Dunque in nome di un multiculturalismo nei fatti, oggi reso ancor più problematico da forme ed espressioni geopolitiche e culturali che vorrebbero un’assimilazione con l’islamismo terroristico, che con i musulmani c’entra relativamente, si preferisce cancellare usi e consuetudini, norme e leggi improntate ad un riferimento cristiano. Ma l’Europa non è solo cristiana e comunque gli Stati sono innanzi tutto laici, le religioni si praticano nel privato, non come in Italia con pia e pelosa devozione pro voti elettorali nel discorso pubblico. Si tratterebbe al contrario non di cancellare riferimenti “particolaristici” per quanto maggioritari, ma far emergere nella sfera civile e sociale anche tutte le altre istanze identitarie. Qui sta la scommessa su un tema ad altissimo tasso di complessità che necessiterebbe di parterre politico qualificato, nei singoli paesi ed al Parlamento europeo, capace di discutere seriamente un problema oltremodo scivoloso. Se l’idea europea ha un senso con il suo cercare una difficilissima reciprocità tra istanze diverse, la sua attuazione è uno scivolone serio, neanche preda di ansie di scristianizzazione. Risultato finale? C’è stata un’immediata retromarcia mortificante poiché «la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente più lavoro. Ritiro quindi le linee guida e lavorerò ulteriormente su questo documento», ha spiegato Dalli. Standard di qualità? Ma che è un prodotto per la cucina, ma come parlano? Ecco, meglio che ci lavori di più e seriamente, magari ascoltando qualche competenza più approfondita di cui la commissione ha dimostrato di non essere in possesso. Ma al netto di ciò, resta che lo sbandierare il vessillo ideologico di tradizione nasconde temi molto più seri. Poi, se qualcuno non attribuisce al Natale una valenza particolare, dirà buone feste. In libertà, superiore a quella di non vaccinarsi, fondata su un laico convincimento personale. Nel rispetto reciproco. Chissà se il mio amico ingegnere riuscirà ad acquietare la sua veemenza.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

End Comment -->