giovedì, Settembre 23

Natale al Quirinale Patto a Tre per il Colle tra Renzi, Berlusconi e Alfano. Obiettivo: far fuori il M5S

0

 

Altro che scambio di auguri. Le festività natalizie dei politici sono tormentate dalla ricerca di un accordo sottobanco sul nome del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Profumo di intesa e dichiarazioni zuccherine tra Pd, FI, Ncd e anche Lega. Ma intanto si affilano i coltelli. La legge di stabilità è l’altro argomento del giorno: salvo sorprese, il voto finale alla Camera è previsto per domani. Tensione in aula, espulsi 10 grillini. Altri 3 parlamentari lasciano il M5S e annunciano ‘finte’ dimissioni. Mafia Capitale: un documento pubblicato dai giornali inguaia il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro che si difende in conferenza stampa tirando in mezzo Gianni Letta.

Occhi della politica tutti puntati sul Colle più alto in vista delle ‘imminenti’ dimissioni del quasi novantenne Giorgio Napolitano. Il Natale, si sa, tende a creare un clima mellifluo. Per questo, ieri sera (e anche oggi durante i saluti di fine anno ai parlamentari) il premier ha sottolineato che «non c’è nessun patto preventivo sul Quirinale tra Pd e Forza Italia», rassicurando sul fatto che il successore di Napolitano dovrà essere eletto da una «alleanza ampia». E questa mattina è arrivata la risposta ‘al burro’ di Silvio Berlusconi, niente di meno che dalle colonne di ‘Repubblica’ del ‘nemico’ Carlo De Benedetti. L’ex Cavaliere nega la presenza della ‘clausola Quirinale’ all’interno del patto del Nazareno, ma spalanca il portone all’intesa con Renzi affermando che «noi guardiamo alla persona. Non ha importanza se è di quella parte o di quell’altra. Non va giudicata dal fatto se ha radici in un’area o in un’altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti». Un atteggiamento trattativista verso la ‘sinistra’ quantomeno sospetto dalle parti di Arcore che, spiega un retroscena pubblicato da‘Huffington Post’ (subito smentito dall’ufficio stampa di FI), sarebbe merito di una telefonata intercorsa sabato tra Berlusconi e Renzi. Traffico di interviste stamane sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari perché anche il leader di un Ncd sempre più in crisi, Angelino Alfano, si lascia andare e tende un ramoscello d’ulivo al vecchio amore: «Noi siamo molto favorevoli a che della partita faccia parte Forza Italia». Vicino al presepe anche il ‘barbaro’ leghista Matteo Salvini si sente più buono e addirittura disposto a votare un «candidato di sinistra», ma certo non Romano Prodi e Giuliano Amato, «complici di questa situazione (economica ndr) disastrosa».

Proprio Napolitano ha tenuto stamane, durante il consueto saluto alle Forze Armate, una videoconferenza con Salvatore Girone, il marò presunto omicida agli arresti in India. E il vecchio ‘Re Giorgio’ non le ha mandate a dire al governo di New Delhi, accusato apertamente di «scarsa volontà politica di dare una soluzione equa a questo problema». Il presidente ha anche promesso a Girone che incontrerà domani mattina il presidente del Consiglio per essere ragguagliato sugli «ultimi passi intrapresi con le autorità indiane». Con il suo futuro nelle mani degli annunci di Renzi, fossimo in Girone non dormiremmo sonni tranquilli.

«La legge di stabilità è un furto». È sempre l’onnipresente Salvini ad introdurre l’altro argomento principe della giornata citando il filosofo anarchico Pierre Joseph Proudhon («La proprietà è un furto»). Anche il segretario della Cgil Susanna Camusso, sempre sul piede di guerra contro Renzi, stronca la manovra («Ci sono pochi segnali di cambiamento positivo») giudicando incomprensibile «tanto ottimismo del governo sul 2015» a fronte di dati drammatici su occupazione e capacità produttiva. Come già accaduto con il thriller di venerdì a Palazzo Madama, anche alla Camera per tutta la giornata si sono susseguiti colpi di scena sull’iter di approvazione del provvedimento economico. Il voto finale dovrebbe comunque arrivare domani, anche se Maria Elena Boschi ha messo già le mani avanti, minacciando di lavorare ad oltranza se «i Cinque stelle continueranno nell’ostruzionismo». Dopo i dubbi espressi dai tecnici di Montecitorio su coperture, marchette alle lobby e possibile procedura di infrazione Ue, di prima mattina ci ha pensato uno spaesato viceministro all’Economia, Enrico Morando, a spargere benzina sul fuoco. Morando non era nemmeno sicuro che la manovra sarebbe stata approvata, per non parlare dell’eventuale ricorso al voto di fiducia («Sono cose che non decido io»).

Roba da mettersi le mani nei capelli. E meno male che a cavare le castagne dal fuoco all’Esecutivo ci si è messo uno dei teorici leader della teorica minoranza Pd, Gianni Cuperlo, quando ha dichiarato di voler votare «convintamente» una manovra che «contiene tratti espansivi finalizzati alla ripresa dell’economia del Paese». E da quando, caro Cuperlo? Meno convinti sono apparsi i ‘cittadini’ del M5S, talmente disgustati dal ‘marchettificio’ da decidere di occupare i banchi del governo. Estremo atto di sacrificio, o vile tattica ostruzionista (dipende dai punti di vista) che è costata l’espulsione dall’aula a 10 pentastellati (tra cui Alessio Villarosa) per mano prima del presidente reggente, il ‘gandhiano’ Roberto Giachetti del Pd, e poi di Laura Boldrini. I grillini duri e puri continuano però a perdere pezzi. Oggi, due senatori (Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni) e un deputato (Cristian Iannuzzi, figlio della Simeoni) hanno annunciato con apparente coerenza le loro dimissioni dal Palazzo. Peccato sia un segreto di pulcinella il fatto che le dimissioni degli ‘onorevoli’ vengano sempre respinte per prassi dai colleghi. Staremo a vedere.

A proposito di legge di stabilità, dopo la comparsata di venerdì sera su Rai1, in compagnia di Bruno Vespa, Antonella Clerici e i bambini ‘balilla renziani’, ieri sera il Capo del Governo si è regalato l’ennesimo ‘spottone’ natalizio, gentilmente offerto dalla tv di Stato (naturalmente con i soldi dei cittadini). Incurante del ‘pasticciaccio brutto’ combinato con la manovra economica, Renzi  ha tracciato con il solito inguaribile e sfrenato ottimismo il profilo di un’Italia lanciata come un treno verso un (immaginario) futuro di boom economico e di riscatto morale dalla corruzione dilagante. Naturalmente coadiuvato dallo stomachevole servilismo di Fabio Fazio, comprensibile solo riguardando integralmente le immagini della trasmissione Che tempo che fa.

Nella cloaca di Mafia Capitale rimane invischiato anche il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro. Questa mattina ‘Corriere della Sera’ e ‘Messaggero’ hanno pubblicato un documento, datato 18 marzo 2014, che smentisce clamorosamente le dichiarazioni rilasciate da Pecoraro di fronte alla commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi. Il prefetto aveva sì ammesso di aver incontrato proprio il 18 marzo scorso a Palazzo Valentini Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 giugno (inviato direttamente da Gianni Letta), ma negato di aver accettato la proposta del ‘rosso’ di far gestire a lui l’arrivo di profughi nel paese di Castelnuovo di Porto. Risibile, alla luce dei fatti, la giustificazione portata da Pecoraro a Bindi: «Salvatore Buzzi non sapevo neanche chi fosse». Sul documento, vergato dal dirigente Roberto Leone su carta intestata della Prefettura di Roma, si chiede al sindaco del piccolo Comune laziale di dare il proprio assenso «alla stipula di una convenzione con il soggetto sottoindicato: Eriches 29 consorzio di Cooperative Sociali». Ovvero la premiata ditta Buzzi-Carminati. Per cercare di allontanare gli schizzi di fango che rischiano di trascinarlo nel ‘mondo di mezzo’, Pecoraro è stato costretto a convocare una conferenza stampa in cui ha ribadito la sua posizione, ma confermando pure il coinvolgimento del ‘gran visir’ berlusconiano Gianni Letta.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->