martedì, Maggio 11

Nascere in casa, alternativa all'ospedale Intervista a Gaudenzia Caselli, ostetrica torinese che aiuta le future mamme a partorire in casa

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Partorire è la cosa più naturale del mondo, è ‘fisiologico’, negli anni l’attenzione alla mamma, alla donna incinta e al parto è cambiata. Le nostre nonne, forse anche le nostre mamme sono nate in casa, con l’aiuto di parenti e vicini, perché semplicemente non c’era scelta, non c’era soluzione, era così. Semplicemente. Se c’erano delle complicazioni molto probabilmente mamma e bimbo (o uno solo di loro) avrebbe lasciato questa terra. Poi, la tecnologia, l’industrializzazione, il mondo che cambia, insomma, un po’ tutto, ha fatto si che le future mamme potessero far nascere i propri figli in ospedale. L’ospedale è stato (ed è tutt’oggi) inteso come sinonimo di sicurezza, garanzia di qualità, spesso si crede che l’ausilio medico o comunque di attrezzature sanitarie d’avanguardia favoriscano la buona riuscita del travaglio e del parto.

Da qualche tempo però le italiane stanno tornando alle origini. I corsi e i ricorsi storici di cui tanto spesso si parla. Le donne, ancora non tantissime, scelgono sempre più spesso di partorire a casa propria. Come? Con l’aiuto del compagno, della famiglia, e indubbiamente di ostetriche qualificate. Il parto in casa è sicuro, avviene in maniera naturale, in completa intimità. Solo l’uno per cento delle donne (o della coppie perché la gravidanza e il parto oggi è una roba di coppia) sceglie di partorire in casa, la percentuale è bassa, ma pensiamo che lo scorso anno solo lo 0,50 per cento sceglieva il parto in casa. In un anno le donne che hanno deciso di far nascere il proprio figlio a domicilio sono raddoppiate, segno che qualcosa sta cambiando. Le donne oggi hanno maggiore consapevolezza, scelgono in piena libertà di partorire in casa o in ospedale, calcolando i rischi e i vantaggi dell’uno o dell’altro caso. Sempre più spesso la donna arriva al giorno del parto preparata, perché ha letto libri, chattato in community online specializzate, la donna ha capito che può scegliere e che il detto ‘partorirai con dolore’ è vero ma fino ad un certo punto.

Il parto in casa non è fantascienza, non è qualcosa di obsoleto ma di reale e in costante aumento. Chiaramente una donna che sceglie di partorire il proprio piccolo (specie se è il primo figlio) in casa accetta il rischio di sentirsi ripetere in continuazioni frasi del tipo ‘ma perché?’ ‘Potrebbe succedere qualcosa’ ‘E se ti serve un cesareo come fai’ ‘Ma oggi nessuno partorisce in casa’ e così via. Ma come dicevamo la donna oggi è più consapevole, è più cosciente e ha voglia di partorire con serenità e dolcezza. Ed ecco che anche gli ospedali, nel tempo (e non tutti) si sono attrezzati con vasche per il parto in acqua, hanno aumentato il numero delle ostetriche per aiutare la futura mamma nei momenti critici del travaglio e del parto, hanno permesso al futuro papà di entrare in sala parto e aiutare la mamma. Ad ogni modo il parto in casa è ancora poco conosciuto e spesso si porta dietro lo spettro delle paure dei nostri antenati, i tanti racconti della nonne, che partoriscono nel loro letto dopo ore infinite di travaglio figli morti, tutti questi racconti, che indubbiamente fanno parte di un vissuto reale e tragico spesso frenano la futura mamma verso una scelta più dolce. Ad oggi le statistiche confermato che la mortalità per mamma e bimbo in casa quanto in ospedale è uguale e che i rischi di un parto in casa sono uguali a quelli di un parto in ospedale. Ovviamente esistono su tutto il territorio nazionale ostetriche specializzate che aiutano la futura mamma durante tutta la gravidanza, oltretutto non tutte le donne che chiedono di partorire in casa possono farlo, proprio perché le ostetriche tutelano la salute di mamma e bambino queste donne vengono ‘selezionate’ nel senso che per partorire in casa sono necessarie delle condizioni. La gravidanza deve essere fisiologica, nel corso delle quaranta settimane la mamma e il bimbo non devono aver avuto particolari problemi, ad esempio l’alta pressione materna o un eccessivo accrescimento del bambino potrebbero essere dei parametri di ‘rischio’.

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