domenica, Giugno 20

Nasce il M26, l’opposizione traversale

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Domenica 15 febbraio è stato fondato in Burundi un nuovo movimento d’opposizione denominato M26, sigla che indica la data prevista per le elezioni presidenziali : 26 maggio 2015. Il movimento raggruppa imprenditori, leader della società civile, dell’opposizione politica e di quella militare, ufficiali della polizia e dell’esercito. Ha un carattere multietnico e i suoi principali obiettivi sono il rafforzamento della democrazia in Burundi e la destituzione del presidente Pierre Nkurunziza, accusato di voler instaurare una dittatura razziale hutu e di portare il paese dritto alla guerra civile e al genocidio. Secondo i militanti del M26 il 70% della popolazione appoggerebbe il loro piano politico.  Il sito di informazione Burundi24 informa che a Roma sono in corso dei negoziati segreti tra gli esponenti di questo neonato movimento di opposizione e alti esponenti politici e militari del CNDD-FDD, il partito al potere. Si starebbe discutendo il post Nkurunziza.

Secondo le notizie fornite da Burundi24 il M26 starebbe preparando una serie di manifestazioni e scioperi generali associati ad un ammutinamento di reparti della polizia e dell’esercito. L’obiettivo è di creare una situazione rivoluzionaria per costringere il presidente Nkurunziza a dimettersi. Al suo posto verrebbe creato un comitato di unità nazionale con il compito di gestire le elezioni che si terranno in maggio. Il comitato sarebbe composto da tutti gli esponenti dell’opposizione e della società civile e capitanato da un ex ufficiale dell’esercito di cui nome sembra non essere stato ancora selezionato. Gli interlocutori del CNDD-FDD presenti a questi negoziati segreti avrebbero il compito di garantire l’appoggio di più alti ufficiali e reparti possibili all’interno della polizia e dell’esercito. Sul tavolo vi è anche la proposta di creare una commissione di inchiesta per far luce sui numerosi casi di corruzione avvenuti durante i due mandati del presidente con il chiaro intento di assicurare alla giustizia tutti coloro che, approfittando di cariche pubbliche, si sono arricchiti illegalmente alle spalle della popolazione.

L’incontro tra questo raggruppamento delle forze di opposizione sarebbe stato organizzato circa tre settimane fa con la visita privata presso la Santa Sede di Alexis Sinduhuiye, rifugiato politico in Belgio molto popolare in Burundi e vicino a Agathon Rwasa leader del Fronte di Liberazione Nazionale (FNL) il principale movimento militare che si oppone al governo di Nkurunziza con basi all’est del Congo. Rwasa prese la guida del FNL nel 1998, in piena guerra civile, succedendo al leader fondatore Nibayubahe Kabura, ucciso dall’esercito regolare il 26 gennaio 1998. Nel 2002 Rwasa prese il sopravento anche dell’ala politica del FNL divenendo cosi’ il leader incontrastato del principale partito di opposizione e guerriglia Hutu nel paese. Accusato di crimini di guerra, il FNL è stato dichiarato una organizzazione terroristica dall’Iniziativa Regionale di Pace dei Grandi Laghi. L’ex presidente sudafricano Thabo Mbeki ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di emettere un mandato di arresto contro Rwasa. Richiesta apparentemente caduta nel vuoto.

Il FNL è il più acerrimo avversario del CNDD-FDD e la firma della pace del settembre 2006 è risultata una breve parentesi nella conflittuale storia di questo movimento guerrigliero e l’attuale Governo. Una conflittualità che ha generato una guerra tra hutu. Rwasa potrebbe essere un candidato alla imminenti elezioni presidenziali. La presenza di alti funzionari del FNL all’interno del M26 e durante i colloqui segreti che si stanno svolgendo a Roma rappresenterebbe una svolta nell’orientamento politico di questo partito, fino ad ora caratterizzato per le sue idee di supremazia razziale hutu. Storicamente il FNL è considerato più estremista del CNDD-FDD. « Il FNL non è mai stato un partito razzista come ci figurano i nostri avversari. Abbiamo combattuto il regime tutsi di Pierre Buyoya nel passato in quanto stava reprimendo la maggioranza della popolazione hutu. Ora è il tempo dei cambiamenti. La nostra lotta attuale è contro un potere dittatoriale, sanguinario, autoritario e corrotto » spiega Mwaro Umuhuza figura politica all’interno del FNL.

La nutrita presenza di alte figure politiche e militari del partito al potere : CNDD-FDD, ai colloqui segreti di Roma sottolinea le profonde divergenze all’interno del governo che vedono una sempre più nutrita percentuale di « fedeli alla linea » entrare in netto contrasto con la politica del presidente Nkurunziza. Una contestazione che non risparmia il cuore dell’apparato difensivo di Nkurunziza : la polizia e i servizi segreti. Due forze concentrate sulla repressione della dissidenza e composte prevalentemente da ex miliziani CNDD-FDD con lunga esperienza militare e fedeltà a Nkurunziza, doti comprovate durante il lungo decennio di guerra civile.

Queste divergenze hanno costretto il presidente ad attuare delle purghe all’interno dei apparati di repressione. Il Generale Agathon Rwasa, un alto funzionario dei servizi segreti e il Generale Maggiore Godefroid Niyombare, capo della polizia presidenziale, sono stati dismessi dal governo a causa delle loro aperte critiche alla gestione della sicurezza nel paese e per la loro opposizione ad un terzo mandato per Nkurunziza. Entrambi si considerano fedeli servitori della Costituzione e denunciano le manovre del presidente per mantenersi al potere e la sanguinaria repressione del regime rivolta contro la popolazione. Non sono casi isolati. Per le stesse ragioni il presidente Nkurunziza è stato costretto a dimettere Leonard Ngendakumana, Capo di Gabinetto del Servizi Segreti e Silvestre Ndayizeye, Direttore della Sicurezza Interna. Tutti questi alti funzionari sono di etnia hutu ed hanno accusato presidente e governo di voler scaternare una guerra civile nel paese.

Lunedì 2 marzo l’ex presidente e fondatore del CNDD-FDD, Hussein Radjabu è evaso dalla prigione di massima sicurezza di Bujumbura. La sua fuga è stata facilitata da alti graduati della polizia e importanti figure politiche del CNDD-FDD. L’ex uomo forte del partito ora rappresenta una minaccia diretta per il presidente Nkurunziza. Radjabu è sempre stato un gran stratega e molto seguito tra i militanti e tra i guerriglieri del partito al potere. Per poter prendere il sopravvento Nkurunziza fu costretto nel 2012 ad espellerlo dal partito e a condannarlo a 13 anni di prigione con la falsa accusa di aver partecipato ad un tentativo di colpo di Stato nel 2008. Radjabu è noto per il suo odio atavico contro i Tutsi. Nonostante ció non sarebbe da escludere un cambiamento di linea politica (moderato e democratico) come estremo tentativo di salvare il partito ed evitare che affondi assieme al presidente.

Secondo informazioni ricevute dalle nostre fonti a Bujumbura i colloqui di Roma sarebbero stati facilitati dal Vaticano. Nessuna conferma ufficiale dalla Santa Sede è disponibile. Certo invece è il contributo del Vaticano nella liberazione del giornalista che ha riaperto il caso del triplice omicidio delle suore italiane : Bob Rugurika, scarcerato giovedì 19 febbraio a seguito della decisione presa dal Tribunale di Bujumbura di concedergli la libertà provvisoria su cauzione, prontamente versata dai suoi sostenitori. La liberazione è stata preceduta da un tentativo di prelevamento attuato dalla polizia burundese, sventato dalla folla che presidiava la prigione centrale di Bujumbura. Secondo l’opposizione l’obiettivo era di portarlo in una località segreta per eliminarlo.  Nonostante che tutti i capi di accusa rivoltegli sono ancora validi e che il giornalista rimane a disposizione delle autorità giudiziarie, la sua liberazione rappresenta una grave sconfitta per il governo.

La liberazione di Rugurika e la probabile organizzazione delle trattative tra il M26 e il CNDD-FDD, associate alle chiare prese di posizione pubbliche effettuate dalle massime autorità del clero cattolico burundese contro il regime di Nkurunziza, sottolineano la rottura della storica alleanza della Chiesa Cattolica con l’ideologia razziale Hutu sviluppatasi in Rwanda e Burundi. Alleanza che trova origini nel Manifesto Bahutu del 1957. Sottolineano anche l’obiettivo di unire le forze hutu e tutsi per abbattere il regime Nkurunziza senza entrare in aperto scontro con la maggioranza del CNDD-FDD. Questi dirigenti sono consapevoli che in un futuro Governo di unità nazionale il loro ruolo sarà fortemente diminuito cosi’ come la loro possibilità di attingere allegramente alle casse dello Stato. Questa situazione è comunque preferibile a soccombere in un conflitto etnico nazionale che toccherebbe la minoranza tutsi e farebbe scatenare l’intervento militare di Uganda e Rwanda per evitare un secondo genocidio nella Regione dei Grandi Laghi. A beneficiare di un governo di unità nazionale sarebbe il FNL, che ora indossa il nuovo abito della moderazione e della democrazia.

Per il presidente Nkurunziza i giorni sembrano contati ma, attenzione. Varie sorprese possono essere dietro l’angolo.  Come nel caso del suo omologo nella Repubblica Democratica del Congo (Joseph Kabila) il presidente burundese sembra intenzionato a giocare la carta del caos generalizzato e della guerra civile in caso di sconfitta elettorale o di impossibilità di presentarsi come candidato alle elezioni presidenziali. Le forze rimaste fedeli non sono da sottovalutare. Oltre ai reparti ancora fedeli all’interno della polizia e parzialmente all’interno dell’esercito, Nkurunziza può contare sull’organizzazione paramilitare Imbonerakure (circa 3.000 uomini) e sui terroristi ruandesi del FDLR presenti in Burundi (valutati attorni a 8.000 uomini ben armati secondo fonti non ufficiali). Secondo informazioni pervenute dalle nostre fonti a Bujumbura il presidente ha redatto una lista di oppositori interni ed esterni da eliminare e martedì 03 marzo si sarebbe svolta una riunione con i generale CNDD-FDD rimasti fedeli al presidente per decidere l’arresto del leader del FNL: Agathon Rwasa come reazione alla creazione del M26 e ai colloqui segreti di Roma. Non si dispongono di ulteriori informazioni.

In queste ore drammatiche e cruciali il destino di questa piccola nazione africana, che copre un ruolo strategico di primo piano per la stabilità e la pace della Regione dei Grandi Laghi, è in mano alla popolazione. Se essa sarà in grado di rafforzare un fronte multietnico contro l’attuale governo e di aumentare le divisioni già esistenti all’interno delle forze armate e del partito al potere, ogni tentativo di attuare la supremazia HutuPower, un genocidio e un terzo mandato equivalerebbero ad un sicuro suicidio politico.

I drammatici avvenimenti in corso da oltre un anno in Burundi stanno creando un cambiamento sociale inedito per la storia del paese, forse il più importante.  L’alleanza tra hutu e tutsi per ottenere uno stato democratico che possa allinearsi al nuovo corso africano fondato sul progresso e sul benessere. Se questa alleanza si concretizzerà la morte delle nostre connazionali non sarà stata vana.

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