giovedì, Settembre 16

Napolitano testimone al processo Stato-mafia field_506ffb1d3dbe2

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Non poco a sorpresa, la Corte d’assise di Palermo ha espresso la necessità di sentire come testimone al processo sulla trattativa Stato-mafia il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In un primo tempo, la deposizione del Capo dello Stato era stata ammessa dietro richiesta dei pm. Poi non fu più ritenuta necessaria dopo la lettera inviata dal Quirinale alla Corte il 31 ottobre del 2013, assecondando il parere dell’Avvocatura dello Stato e la perorazione degli avvocati dMarcello Dell’Utri. La decisione di oggi arriva a seguito della nuova richiesta dei pm Di Matteo, Del Bene e Tartaglia, che intendono avere chiarimenti da Napolitano in merito alla lettera ricevuta nel giugno 2012 dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio. In riferimento alle intercettazioni delle telefonate tra Nicola Mancino e lui in qualità di consigliere del Quirinale, nella sua lettera D’Ambrosio ribadiva la propria correttezza, ma esprimeva – tra le altre cose – il «vivo timore di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi» avvenuti tra il 1989 e il 1993, periodo in cui aveva lavorato all’Alto Commissariato per la lotta alla mafia e al Ministero della Giustizia.

Mancando norme specifiche nel Codice di Procedura penale circa la deposizione del Presidente della Repubblica, la Corte presieduta da Alfredo Montalto ha deciso di applicare l’art. 502, in base al quale è possibile l’esame a domicilio del teste che non può comparire in udienza. Nelle prossime settimane i giudici di Palermo contatteranno il Presidente della Repubblica per fissare la data dell’udienza in trasferta e a porte chiuse al Quirinale. Dopo aver appreso la decisione della Corte, Napolitano ha dichiarato in un messaggio: «Prendo atto dell’odierna ordinanza della Corte d’Assise di Palermo. Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza – secondo modalità da definire – sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso».

Ma la dichiarazione sopra riportata non rappresenta l’unica uscita del giorno da parte del Presidente della Repubblica in tema di giustizia. Intervenendo all’insediamento del nuovo CSM, Napolitano ha rinnovato l’auspicio che il Parlamento metta finalmente mano alla riforma della giustizia, che «è ormai un nodo essenziale da sciogliere per ridare competitività all’economia». Poi la bordata nei confronti dei componenti dell’organo appena insediato: «Il CSM, nella sua componente togata, non è un assemblaggio di correnti»; in questa prospettiva, sono da ritenere dannosi «estenuanti, impropri negoziati nella ricerca di compromessi e malsani bilanciamenti tra correnti». Come leggere questo affondo l’affondo?

Il Premier Matteo Renzi è ancora negli Stati Uniti, ma i chilometri di distanza e i fusi orari di differenza non gli impediscono di prendere parte all’acceso scontroattorno alla riforma del lavoro proposta dal Governo e all’articolo 18. In due interviste rilasciate al ‘Wall Street Journal‘ e alla ‘Bloomberg‘ TV, il Presidente del Consiglio ha assicurato il proprio impegno a realizzare le riforme, quali che siano le reazioni che incontrerà. «La riforma del mercato del lavoro in Italia è una priorità» ha detto Renzi «e se i sindacati sono contro per me questo non è un problema». Parlando della spaccatura interna al PD generata dal Jobs Act, sottolinea che ci sarà un confronto aperto; dopo il voto della direzione, però, tutto il PD dovrà adeguarsi alla scelta della maggioranza. Accanto alla riforma del lavoro il Premier ha snocciolato altri suoi cavalli di battaglia, tutti temi ormai ampiamente noti in Italia: l’esclusione categorica di aumentare la pressione fiscale, l’obiettivo del Governo di durare fino al 2018, la necessità di cambiare la legge elettorale per garantire la governabilità.

Rispondendo a distanza alle dichiarazioni di Renzi, Gianni Cuperlo, ha sottolineato che sulla riforma del lavoro è «un dovere del PD discutere per trovare una posizione unitaria»; il leader di sinistradem ha poi aggiunto che sull’articolo. 18 si può trovare una soluzione di buon senso: «Penso si possa discutere dell’allungamento del periodo di prova del contratto a tutele crescenti. Ma in ogni caso, terminato il periodo di prova non si può escludere in via di principio la possibilità per il giudice di valutare l’opzione della reintegra come ad esempio l’allungamento del periodo di prova a fronte del mantenimento della possibilità del reintegro».

Nel dibattito sul tema del lavoro è intervenuto anche Sergio Marchionne, secondo cui l’articolo 18 «sta creando disagi sociali e disuguaglianze: questa non è giustizia»; un endorsement di cui forse Renzi avrebbe fatto volentieri a meno, visto il non proprio esaltante livello di popolarità dell’amministratore delegato di Fiat-Chrysler. Dal canto suo, il segretario nazionale della CGIL Susanna Camusso ha difeso ancora una volta l’articolo 18 come strumento di tutela dallo sfruttamento; al tempo stesso, però, ha lanciato un’importante segnale di apertura, dichiarando la disponibilità del suo sindacato a discutere il numero degli anni dall’assunzione nei quali l’art. 18 rimane sospeso. Intanto nel PD proseguono i tentativi per individuare una mediazione sulla riforma del lavoro fra le diverse posizioni, in attesa del rientro di Renzi dagli USA per avviare una sintesi. Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha tuttavia auspicato che tale sintesi sia ispirata dal principio della chiarezza: «Quando discutiamo nel merito delle cose, poi per metterci d’accordo pasticciamo. Dei pasticci non ne possono essere fatti. Non ci si può fermare davanti a dei tabù. Abbiamo bisogno di dare fiducia e dare chiarezza perché ci siano investimenti».

In attesa che nel PD si faccia chiarezza sulla linea riguardante la riforma del lavoro, nel pomeriggio è cominciato l’esame della legge delega al Senato. Come viene ripetuto da più parti, indubbiamente il tempo a disposizione per realizzare la riforma del lavoro non è molto, ma i 689 gli emendamenti presentati potrebbero non essere forse un viatico efficace per abbreviare i tempi.

 

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