mercoledì, Dicembre 1

Napolitano risorge: ‘Riforma del Senato irreversibile’ Napolitano

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L’argomento Mafia Capitale continua sempre a tirare, nonostante la necessità dei politici corrotti di insabbiare al più presto la vicenda scaricando tutta la colpa sul duo rossonero Buzzi-Carminati. Sono ancora calde le parole pronunciate da Salvatore Buzzi durante gli interrogatori di fine giugno nel carcere sardo di Badu e Carros. La gola profonda della Coop 29 Giungo ha tirato in mezzo, tra gli altri, Nicola Zingaretti, il presidente PD della Regione Lazio che, come detto, annuncia una scontata querela. Ieri, invece, è toccato al prefetto della Capitale Franco Gabrielli, audito in commissione Antimafia, assolvere l’amministrazione Marino, salvandola dallo scioglimento, ma rilanciare l’allarme corruzione nel Lazio e non solo a Roma. «La situazione di corruzione dilagante, anche in alcune zone della provincia di Roma», commentano oggi i deputati Monica Gregori e Stefano Fassina, «è un forte campanello di allarme. Dopo lo scioglimento di Marino e Guidonia nel mirino ci sono Morlupo, Sacrofano, Castelnuovo di Porto e Sant’Oreste». Per una volta, ma una sola, tocca concordare pure con il mediaticamente ubiquo Gasparri che giudica «stupefacente il prefetto di Roma che si dice contrario allo scioglimento del Comune, mentre vuole sciogliere comunelli di pochi abitanti e pochi poteri della provincia romana. Un modo di agire classico e preoccupante. Generosi con gli amici, vendicativi con chi non ne fa parte».

Archiviate le trattative sulla presidenza Rai, assegnata per ‘meriti di lingua’ alla direttrice di Rainews24 Monica Maggioni, oggi è il giorno dei commenti, più o meno critici. Il primo a lamentarsi è Roberto Fico del M5S. «Il patto del Nazareno non è mai morto e continua a vivere. E comunque il PD cerca sempre sponda con Berlusconi, perché tra simili ci si prende sempre», confida il presidente della Vigilanza Rai a ‘Repubblica’, e poi dice la sua anche sulla Maggioni che «ha un curriculum di tutto rispetto. Però la aspettiamo alla prova dei fatti. Dovrà dimostrare di essere un presidente di garanzia. Non dei partiti, ma dei cittadini». Non usa troppi giri di parole, invece, il guru del Movimento Beppe Grillo che, dopo aver lanciato l’hashtag #Maggionichi? al grido di «ecco chi è la nuova presidente della Rai e perché è stata messa lì», rimanda direttamente a un post sul suo blog. Illuminante anche il giudizio che dà di lei il capo leghista Matteo Salvini: «Chi va con Mario Monti alle riunioni del Bilderberg non ha la mia simpatia». Telegrafico pure il ‘fratello d’Italia’ Fabio Rampelli: «Risorge il patto del Nazareno». Un calcio alla realtà prova a darlo, come sempre, Angelino Alfano che non crede al ‘Nazareno 2’ e si dichiara convinto che il nome della Maggioni «ha saputo incrociare il consenso dei parlamentari». Esulta, invece, FI con Renato Brunetta.

L’imbarazzante e compromettente intercettazione telefonica, pubblicata dal ‘Fatto Quotidiano’, tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, in cui il premier anticipa all’amico fiamma gialla l’imminente defenestrazione di Enrico Letta da Palazzo Chigi nel 2014, da caso politico si è trasformato in caso giudiziario. Il quasi indagato non è certo il nostro Matteo, presidente senza macchia e senza paura, ma i giornalisti autori dello scoop. Marco Lillo e Vincenzo Iurillo non risultano per ora indagati dalla procura di Napoli per rivelazione di segreto di ufficio in concorso con un misterioso pubblico ufficiale. Il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino ha parlato però di fumus del reato di rivelazione di segreto ascrivibile, per il momento, contro ignoti. Sta di fatto che questa mattina i due si sono ritrovati di fronte addirittura gli agenti della Direzione Investigativa Antimafia che gli hanno notificato un decreto di esibizione di atti. La DIA, in pratica, sta acquisendo i file contenenti l’informativa dei carabinieri del NOE nella quale è contenuta la conversazione tra Renzi e Adinolfi pubblicata dal ‘Fatto’. Un modus operandi sospetto che pare nascondere un tentativo di intimidazione contro chi si permette di disturbare il manovratore della House of Cards italiana (Letta jr dixit). Mica sono tutti come Monica Maggioni, giornalista, ora Presidente Rai, ‘incorporata’ al Potere.

 

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