sabato, Luglio 31

Napolitano parla. Davvero

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E’ stato di parola. E, questa volta sbrigativo. Aveva detto “Ci rivediamo Domenica notte, il 4, così Lunedì 5…”. E’ l’amico di Giorgio Napolitano, come abbiamo raccontato venerdì 2 gennaio scorso su l’Indro in ‘Napolitano e il discorso di Inizio anno. Una fonte misteriosa ci anticipa che…’. Ci aveva, nelle prime ore di questo 2015, fornito squarci sul vero pensiero del Presidente, promettendo di rifarsi vivo con una bozza del testo del suo discorso di Inizio anno. E si rifà vivo, come promesso.

Solo il luogo è cambiato. Ci chiama da un’utenza riservata, con quella voce inconfondibile e conosciuta, ma che non riusciamo esattamente a riconoscere. Anche se per un istante appaiono, forse per un disguido, le prime cifre, che potrebbero essere, se ben ricordiamo, 06469… “Mò ce vedimmo nn’atro posto. Che nun vorrei che tutti chilli fetentoni, che come i ladri di Pisa litigano di giorno per rubare assieme di notte, mi avessero sgamato. Sempre alle tre, ma dietro l’obelisco di Piazza San Giovanni”. Ma non dorme mai questo benedetto uomo? Comunque va bene, e alle tre meno cinque ci sono. Lui, questa volta, appare subito. Ecco qua, il Discorso di Fine anno è andato, na’ gran ipocrisia. Ma adesso arriva quello di Inizio anno. Il Presidente lo sta ancora mettendo a punto, lo pronuncerà al momento opportuno. Ma intanto ecco. Pubblicate, pubblicate…”. Ride, saluta, e salta con un balzo su di una Renault che ci si affianca, all’anima dell’età e delle supposte precarie condizioni di salute. Per salutare alza di qualche centimetro il cappello che, con la sciarpa bianca, gli travisa il volto e mi sembra che… Ma, no, non è possibile.

Comunque questo è il testo. Originale ed attendibile. «Care italiane e cari italiani. Scusate se vi ho detto un po’ di fanfaluche anche nel mio ultimo discorso di Fine anno. Ultimo nel senso di più recente, ché… No, no, state tranquilli, e stiano tranquilli tutti quelli che sono lì con la bava alla bocca in attesa di succedermi. State tranquilli, stiano tranquilli, da metà gennaio mi dimetto. E questa volta sul serio. Ma non smetterò di farmi sentire e far pesare la mia voce. Mi sono dovuto contenere in tutti questi anni, con il delinquentone di Arcore , ma chiamiamolo con il suo nome, Silvio Berlusconi, che mi teneva il fucile puntato addosso. Meglio: la pistola. Peraltro basta andarsi a riprendere un bel libro su di lui di qualche tempo fa di Michele De Lucia, e rivedere, per chi non se ne fosse accorto o ricordasse, la foto di copertina, con quello che al tempo si divertiva a farsi fotografare con la pistola a fianco. E non ho paura neanche delle pistole, anzi delle lupare, che usavano, ed usano, certi suoi amici. Sto dicendo qualcosa di eccessivo? Vi assicuro di no. Del resto lo attestano sentenze della magistratura, anche quelle che lo salvano, condannando i suoi amici, come Marcello dell’Utri. Dicono che certe cose avvenivano in legame diretto con lui. E, da Presidente pure del Consiglio Superiore della Magistratura qualche fiducia ai Giudici la dovrò pur dare. Comunque più delle pistole di metallo, ho avuto paura dei suoi cannoni televisivi e di carta. Scusatemi, ho sbagliato, ma è umano. Quanto al putto fiorentino, Matteo Renzi, dopo l’omicidio Letta (Enrico) sta continuando con il massacro della Costituzione. E della parola data. Anche con me, sembra che giochi a pigliarmi per il, diciamo così, naso. Dandomi ragione, in pubblico ed in privato su tutto. E poi facendo, su tutto, di testa sua. Ma mica sono nato ieri. Comunque lui è, al momento, il pesce più grosso della politica italiana. Quindi il più pericoloso. E allora adesso vi voglio raccontare, con calma, un po’ di cose».

Qui il testo del Discorso ha uno spazio bianco, sino a fondo pagina, con un’annotazione vergata a mano, in inchiostro rosso: elaborazione in corso. Appaiono poi, incolonnati altri nomi. Mario Monti. Mario Draghi. Giuliano Amato, con l’annotazione ‘anche lui, possibile?’. Piero Grasso, con l’annotazione ‘ buono quello’. E, a seguire, sempre in colonna, molti puntini di sospensione, segno che ne ha per parecchi altri.

Poi riprende. «E una persona per bene come me, un galantuomo, vi assicuro, un galantuomo, in tutti questi anni quante ne ha dovute trangugiare… Per il bene dell’Italia, per il bene di voi italiani ed italiane. Anche un po’, forse, perché debbo a malincuore ammettere che qualcosa di vero ci può essere stato in quel che di me diceva Bettino Craxi: ‘Napolitano non appartiene all’ordine dei vertebrati’. Ma adesso, pace all’anima sua, ho deciso di rizzarmi e rivendicare tutta la mia dignità. Cari italiani e care italiane, ho ottantanove anni, novanta il prossimo 29 giugno, se non ora quando? Ho dovuto sopportare di tutto, anche i numeri da circo di Marco Pannella, che un po’ mi esalta, poi un po’ mi insulta e mi definisce indegno, e forse anche peggio, e adesso sono ritornato ad essere un faro di democrazia e diritto. Mah… Ma almeno il guaglioncello, ha quasi cinque anni meno di me, lo fa per politica. Balzana, a volte, ma politica. Invece tutti quegli altri che un po’ mi vellicano e un po’ mi attaccano, per scopi personali… Anche Massimo D’Alema. Buono quello, che fa tanto l’amico e poi sapeste cosa ha detto e dice. Peraltro che sia un animale a sangue freddo lo si sapeva e lo rivendica. La questione è che per lui non ci sono amicizie, e mi sta vendendo perché spera di salire al Colle lui al posto mio. Sì, più facile che io prenda il posto di Antonio Conte alla guida della Nazionale. Si sa l’umana ambizione ed illusione non ha limiti. Comunque non è che il suo gemello diverso, Walter Veltroni sia meglio. Anzi, ve lo raccomando. E’ ancor più crudele e cinico, lo sanno tutti, ma tutti chissà perché si rifiutano di dirlo. E’, appunto, la grande differenza tra quella fondamentale, bella, virtù che è la bontà e la sua rappresentazione. ‘Rimani, rimani’, salgono a dirmi, poi…»

«Quanto a… Ma basta parlare delle persone. Ce ne sarà tempo e modo. Oh, se ce ne sarà… Adesso, care italiane e cari italiani, voglio dirvi una cosa fondamentale. La cosa fondamentale. Che in tutti questi anni ho avuto nella strozza, che sono stato lì lì per dirvi un mucchio di volte, specie nel messaggio di Fine anno e che poi mi sono sempre tenuto. Adesso no. Adesso è venuto il momento, finalmente, di dirvi, al di là di tutte le parole dolci con cui vi ho riscaldato, che non valete un gran che. E’ inutile che vi consoliate con la storia dei poeti, eroi e navigatori, coi geni del Rinascimento, con le eccellenze attuali… Anche quei poveretti che ho tirato in ballo qualche giorno fa, la sera del 31 Dicembre. Non siete un granchè come popolo e come persone. E mi sto ancora tenendo. Galli ‘n copp’ ‘a monnezza. Avete un carattere… Anzi, non avete carattere. E la forza del pregiudicato di Arcore è stata proprio quella di sdoganare il carattere degli italiani. E perciò tenerli, tenervi, in pugno per tutti questi anni. Come in una vignetta del geniale Altan: “Puzzo, sì… E allora? E’ tutta roba mia”. Ecco italiane ed italiani, puzzate. Puzzate di cattiva coscienza a buon mercato, di vigliaccheria, di furbizia, che non è una virtù, come in molti credete, ma un difetto. E dei peggiori. E allora avete quel che vi meritate. Non lamentatevi».

«In una parola siete, collettivamente, ed in gran parte personalmente, degli ignavi. E Dante guardava con sovrano disprezzo a Belacqua. Mentre a molti dei peccatori dell’Inferno guardava comunque con simpatia, forsanche indulgenza, a quello che sta da sempre e per sempre ai piedi del Monte del Purgatorio, rifiutandosi alla scalata per pigrizia o ignavia, no. Così io a voi. Ecco, care italiane e cari italiani, cari italiani e care italiane, io vi voglio bene, ci mancherebbe, ve ne volevo prima di diventare Presidente, ed il mio affetto è cresciuto giorno per giorno in questi anni, tanto più quanto più scorgevo quanto siete sciagurati. Vi ho amato come padre e come figlio, siete e sarete per me la mia famiglia. Ma prendetene atto. Vi meritate chi vi ha governato e governa. Aveva un po’ ragione chi diceva che governare gli italiani più che difficile è inutile. Però se volete potete essere diversi».

Qui il testo si interrompe e riporta nuovamente punti di sospensione, segno che altro ha dire il suo autore. Allegato a quanto consegnatomi per l’appunto dall’emissario del Presidente Giorgio Napolitano, c’è poi un foglietto volante, vergato a mano. «E mi sto appena cominciando a divertire…». Vedremo. E quel che sapremo, saprete.

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