sabato, Novembre 27

Napolitano nella tenaglia fra Renzi e Berlusconi image

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Il premier Enrico Letta, almeno a parole, è fiducioso che il governo rimarrà in carica per tutto il 2014. Incontrando i dipendenti di Palazzo Chigi ha infatti dichiarato che «se continuiamo a lavorare bene, mangeremo il panettone anche il prossimo anno» dove per lavorare bene si intende principalmente portare a termine le riforme costituzionali, uniche riforme per le quali Giorgio Napolitano è ancora disponibile a offrire uno scudo a questo governo.

Ieri, infatti, il presidente della Repubblica, nella cerimonia per gli auguri alle alte cariche dello Stato, per la prima volta, non ha decantato il valore della stabilità in sé ma ha affermato che la stabilità diventa un valore «se dà una risposta al problema degli italiani». Per il Presidente della Repubblica l’origine del malessere sociale sono le mancate riforme costituzionali. Quello di cui il Paese ha bisogno, secondo il Quirinale, è il passaggio dal bicameralismo al monocameralismo (così da semplificare il processo legislativo), il taglio del numero dei parlamentari, una buona legge elettorale. Quello di cui non ha bisogno «sono nuove elezioni dall’esito più che dubbio».

Il quadro politico attuale, però, non è quello con cui la legislatura è iniziata: la maggioranza del 20 aprile non esiste più; Berlusconi è all’opposizione; il Pd non è più il partito su cui lui può disporre a suo piacimento. Per questo il Presidente ha fatto un appello a Berlusconi chiedendogli di «non abbandonare il disegno di riforme costituzionali». Il fallimento delle riforme lo costringerebbe a mettere sul tavolo le sue dimissioni. Non esagera più di tanto, quindi il Giornale di Alessandro Sallusti a parlare oggi di «ricatto di Napolitano». Infatti, in caso di dimissioni, sarebbe questo Parlamento a eleggere un altro Presidente e questa volta difficilmente Berlusconi avrebbe voce in capitolo. “Meglio che appoggi le riforme piuttosto che ritrovarti Romano Prodi o Stefano Rodotà come presidente” è in sostanza il messaggio di Napolitano a Berlusconi.

Ma per Berlusconi Napolitano è oramai il nemico numero uno perché lo considera sia il vero regista della sua eliminazione politica (con la complicità di Alfano e dei suoi) sia il vero ostacolo alle elezioni anticipate. Pertanto l’appello del Quirinale non solo non è stato raccolto da Forza Italia ma addirittura gli uomini del Cavaliere hanno rilanciato con la richiesta di impeachment («Il suo interventismo continuo rende la richiesta di impeachment sempre più convincente» ha scritto Augusto Minzolini in un tweet).

Se con Berlusconi Napolitano è abituato a queste partite a scacchi (dove è il non detto a condizionare le mosse dei giocatori), niente può contro l’irruenza di Matteo Renzi. «Pronti a discutere nel merito con gli alleati di governo un patto di coalizione» ma «le riforme costituzionali e la legge elettorale si fanno con tutti» ha twittato oggi il sindaco affermando l’esatto contrario di quello che ha dichiarato Napolitano secondo cui l’intesa sulla legge elettorale «va cercata innanzitutto nella maggioranza di governo».

Il neo-segretario continua la sua politica di strappi ma a volte sembra dimenticare che i gruppi parlamentari (esclusi pochi renziani) sono stati nominati dall’apparato e rispondono all’apparato. Molti sanno che non saranno ricandidati (perché Renzi deve far spazio ai suoi) e quindi sosterranno il governo (e quindi il loro seggio) fino all’ultimo.
In ogni caso per vedere se il controllo dei gruppi parlamentari nel Pd lo ha Letta o Renzi lo capiremo dall’esito dell’emendamento sulla web tax. L’emendamento in sostanza impone alle aziende straniere di internet (come ad esempio Google o Amazon) la partita iva e quindi il pagamento delle tasse al pari delle altre società. Governo favorevole, Renzi contrario. Si voti.

 

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