martedì, Maggio 18

Napolitano e il discorso di inizio anno

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Settimana di passaggio tra il 2014 ed il 2015. Che ci apprestavamo a raccontare quando, proprio alla mezzanotte del 31 Dicembre, o forse già di qualche minuto nel 1° Gennaio, arriva una telefonata. Il numero è riservato, inizialmente non si capisce neanche tanto bene, ma tra gli scrosci qualcosa si riesce a percepire “… chisti fetentoni …chisti figl’entrocchia … ma mo’ gliela faccio vedere io… pronto, pronto, mi sente?”.

Adesso sì, adesso si capisce distintamente. “Pronto, ma chi parla?”. “Non importa, diciamo che sono una persona per bene. Che non ne può più. Sono nove anni che tiro… che tira la carretta quel povero Giorgio Napolitano, una gran brava persona, proprio una gran brava persona l’amico mio, sapesse…”. “Non ne dubito, è sulle modalità di rielezione e certe forzature che abbiamo a ridire, ma questo non c’entra. Ma, ripeto, lei chi è e perché mi chiama?”. “Lasci stare, facciamo che sono intimo di chillo gentiluomo. Che non ne può più. Agg’avut’e’ dicere… Ha dovuto dire tutte quelle fesserie tre, quattrore fa. E quelli continuano a pigliarmi… a pigliarillo p’o culo. Ma mo’ basta. Senta, siccome, diciamo, sul Colle si apprezza quello che scrivete, e ricordando l’amicizia con il caro amico Indro, embè, il Presidente, una brava persona, proprio una gran brava persona” e qui la voce si spezza e commuove ”vorrebbe farvi avere il testo di quello che… Senta, ci possiamo vedere?”.

Perplessi, prendiamo qualche istante di tempo… Non sappiamo chi sia il nostro interlocutore, possiamo giudicare solo da qual che dice, e dal tono della voce. Che peraltro ci sembra di riconoscere e di aver sentito da poco. Ma dove? E  va bene… “D’accordo, mi dica lei”. “Guardi, adesso ho ancora nu’ poco cheffare. Eppoi continuano a telefonarmi, stò branco di perditempo. Ci potremmo vedere fra tre ore nei giardino a fianco del Quirinale. Le va bene?”. “Se va bene a lei”.

Timorosi e prudenti, poco dopo le tre siamo tra Palazzo della Consulta e Quirinale, una mezzoretta ancora e qualcuno ci tocca sulla spalla. Non riusciamo a scorgere il volto, coperto tra sciarpa e lobbia. Ma la voce è indiscutibilmente quella che abbiamo ascoltato al telefono, e che pure qualcosa di ben noto ci ricorda… “E pure il numero che stava male l’hanno costretto a fare a quel brav’ommo ‘e Presidente. Ma se mme sveglio ch’a paro n’ grillo e lo sa ben Clio che, non per vantarmi… Cioè… volevo dire… Il Presidente mi incarica di farle avere tutti i sensi del suo rispetto ed anche i saluti della Signora Clio”. “Grazie molte, ma oltre a farci i convenevoli siamo qui perché…”. “Perché o’ galantommo, cioè il Presidente, vuole che si sappia quello che davvero pensa di questa manica di mangiapane a tradimento che hanno campato e campano alle sue spalle. Tra il Pregiudicato che continua a sfruculiarlo e il Ragazzetto che mi dice…, che dice ‘Sì, sì, d’accordo, come è saggio, come è giusto, come è buono. Seguirò le sue indicazioni…’. E poi fa quello che gli pare. Allora era meglio prima, quando diceva esplicitamente che non gli piacevo… che Napolitano non gli piaceva, senza stare a portare in giro sopr’a ‘Posillipo. Tanto non mi ha mai… non gli ha mai voluto bene, non ha mai dato retta e quindi…”. Si commuove di nuovo, ha la lacrima facile questo misterioso emissario che tra buio e travisamento intuisco essere anziano, ma comunque vigoroso.

“Senta, sbrighiamoci, siamo anche in posti in cui magari ci fermano, e se lei ha qualcosa di riservato da dirmi, e soprattutto da darmi, come mi accennava, non vorrei che qualche pattuglia, qualche carabiniere…”. “Non si preoccupi, tutti ragazzi fidati che mi vogliono bene… cioè che vogliono bene al mio amico Presidente”, lancia un’occhiata di sguincio e, intuisco sotto la sciarpa bianca, un sorriso, verso un albero dietro al quale scorgo due ombre altissime. “Siamo sicuri, qua i due complici del Nazareno non ci arrivano. Almeno stanotte. Comunque, ecco, tramite mio il Presidente, chillo brav’ommo, chillo grandissimo brav’ommo, vuole farle avere la bozza di cosa veramente voleva dire nel discorso di fine anno. Ma…”.

Poi si ferma, mi guarda e… “Ormai quello è andato, dia uno sguardo a queste carte, giusto per capire, ma intanto sappia. E si prepari”. “Prepararsi a…”. Sta scrivendo il Discorso di Inizio anno. Adesso non c’è tempo, ma ci rivediamo. Domenica notte, il 4, così lunedì 5…”. Un fruscio, un’ombra nell’ombra, non deve essere poi così sicuro di essere totalmente protetto, e sussurrando un “Grazie, ci vediamo. Mi raccomando” svanisce, mentre i due spilungoni lo seguono, e sembrano proteggerlo.

La fonte, benché misteriosa, sembra seria, le righe che ha passato tali da poter provocare un terremoto se… Vedremo. E quel che sapremo, saprete.

(Intanto, da Lunedì 29 Dicembre 2014 a Venerdì 2 Gennaio 2015 quello che è successo, pur importante, tra Conferenza Stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, traghetti periclitanti in Adriatico, cooperanti italiane da salvare e Marò ancora sul groppone, crisi economiche e defilamento di Mario Draghi, tutto, ci si permetta, slitta in secondo piano: Ora passiamo Sabato 3 e Domenica 4 attendendo… E la prossima settimana da Lunedì 5 a Domenica 11 si vedrà. Così, grandi cose sembrano prepararsi mentre se ne sta definitivamente andando il nonennato di Napolitano. Che non tornerà mai più. Ma non è detto).

 

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