venerdì, Aprile 23

Napolitano: addio coi botti? Mentre Renzi è a Tirana, cresce l'attesa per le parole del Presidente della Repubblica

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Matteo Renzi è stato oggi in visita ufficiale a Tirana nella duplice veste di Premier italiano e Presidente uscente del Consiglio UE. Renzi ha prima incontrato il Primo Ministro albanese Edi Rama, poi il presidente del Parlamento Ilir Meta, quindi il Presidente della Repubblica d’Albania Bujar Nishani. La giornata è stata chiusa dall’incontro con la comunità italiana presso la residenza dell’ambasciatore d’Italia. Nel corso delle conferenze stampa che si sono susseguite, il Presidente del Consiglio ha espresso il proprio favore nei confronti dell’apertura dell’UE ai Paesi balcanici, caldeggiando fortemente l’ingresso dell’Albania nella UE, auspicando che questo avvenga quanto prima. Anche alla luce della morte di due soccorritori albanesi, era inevitabile il cenno al disastro del traghetto Norman Atlantic. Renzi ha dichiarato che «sarà la magistratura a fare chiarezza sulle cause». «Siamo molto vicini con le preghiere, l’affetto, la solidarietà, alle famiglie delle vittime e dei nostri connazionali che hanno perso la vita» ha aggiunto. Poi è tornato a lodare l’operato dei soccorritori: «Cè l’orgoglio per il grande lavoro fatto in una situazione difficilissima. Tecnicamente parlando, ci sono stati momenti di eroismo. In condizioni proibitive si è impedito che l’incendio avanzasse inarrestabile: sarebbe stata un’ecatombe». La domanda che affiora rabbiosa alle labbra è: ma all’eroismo dei soccorritori non sarebbe stato preferibile l’anonimo zelo della prevenzione? Sempre attuale risuona la frase di Brecht «sventurata è la terra che ha bisogno di eroi».

Come nota di colore della visita, c’è da registrare il siparietto di Renzi con il Primo ministro Albanese, che ha detto scherzando (ma neppure troppo, forse) «Non vorrei mettere in difficoltà Matteo dicendo agli imprenditori venite in Albania perché non ci sono i sindacati, o venite in Albania perché le tasse sono al 15%». A Rama, sempre in spirito di celia, si potrebbe rispondere che una riduzione al 15% della tassazione sarebbe pura utopia per l’Italia per evidenti esigenze di bilancio; quanto ai sindacati, conceda a Renzi un po’ di tempo…

A seconda dei gusti, cresce l’attesa, l’apprensione o il fastidio per il tradizionale messaggio di capodanno a reti unificate del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’attesa è legata a molti fattori, non ultimo il fatto che in quest’ultimo messaggio agli italiani Napolitano traccerà un bilancio del suo mandato (il più lungo della storia della nostra repubblica) e potrebbe addirittura annunciare la data delle proprie dimissioni. L’apprensione riguarda le forze politiche che potrebbero essere oggetto del tono sferzante che ha caratterizzato gli ultimi discorsi presidenziale; in particolare quelli in occasione degli auguri alle diplomazie e al CSM, quando, dimostrando di volersi togliere tutti i sassolini dalla scarpa prima dell’imminente conclusione del suo mandato, non ha risparmiato affondi a destra e a manca. Tuttavia il tratto più originale che ci regalerà questa fine d’anno è il contro-discorso che terrà Beppe Grillo dal Web in diretto antagonismo con quello di Napolitano. «I collusi con il Sistema sono tanti, ma il Sistema sta crollando. È solo questione di tempo» scriveva oggi su Twitter Grillo. Come antipasto del discorso delle 20.30 di domani non c’è che dire.

Anche in questi giorni, tra una tombolata e una giocata a carte, non sono mancate puntate o prese di distanza sul totonomi per la corsa al Quirinale. Oggi è stato il turno di Rosy Bindi, che ostentando senso di responsabilità ha dichiarato: «Non è il momento di fare nomi. Io lavorerò perché sia scelta una persona che abbia la libertà e l’ autonomia necessarie. Abbiamo visto in questi anni quale sia l’importanza del presidente della Repubblica. La forza che hanno esercitato Scalfaro, Ciampi e Napolitano nasce dal fatto che avevano autonomia, libertà, autorevolezza; dobbiamo cercare una persona così, non importa se è del mio partito o non lo è». Un refrain, questo che si è sentito da più parti e che pone un problema non proprio trascurabile, visto che a occhio personalità del genere si fatica a metterle a fuoco: nel mare dei tatticismi e controtatticismi per l’elezione del Capo dello Stato è forse questa l’unica certezza.

Esponente della minoranza PD, la Bindi a voluto omaggiare il premier Renzi, anche in questa giornata intrafestiva, con una punzecchiatura: «Mi piacerebbe che la determinazione che il premier Renzi ha messo sulle nuove regole del lavoro la mettesse anche nella lotta alla mafia: per l’economia italiana pesa di più la mafia di quanto non abbia influito l’articolo 18». Parole abbastanza pesanti, visto che vengono pronunciate dal presidente della Commissione parlamentare antimafia; poi una parziale smussatura: «Da parte del Governo nella lotta alle mafie. Segnali sono stati dati ma bisogna fare di più».

 

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