mercoledì, Aprile 14

Napoli: l'hot Consolato USA e getta field_506ffb1d3dbe2

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Siamo alle solite: c’è un tale proliferare di scandali sessuali, che la storiella di François Hollande appare robetta da educande. (Ma nella chiusa, ho altre osservazioni da fare).

Se dovessi, però, rivendicare uno jus soli, allora l’Italia ne sarebbe patria legittima. Perché in principio fu Silvio, ma pare, dalle notizie che arrivano da Napoli, che la spregiudicatezza di uno che volle farsi premier si sia rivelata contagiosa.

E proprio in quelle lande dove il recruitment di femminucce sollazzevoli si è rivelato particolarmente propizio (cito a memoria: Noemi Letizia, le gemelle De Vivo, Antonia Porcelli e… naturalmente, l’ancella Francesca).

Cosicché, in quel di Piazza della Repubblica, luogo non certo periferico della città ma, anzi, affacciata sul Golfo, si scopre una ghiottissima vicenda boccaccesca con risvolti extraterritoriali. Emerge persino con un certo ritardo (il che la dice lunga sulla scarsa dimestichezza con il panorama internazionale dei miei colleghi italiani), giacché solo ieri è comparsa sul sito del ‘Corriere della Sera‘ – dorso ‘Corriere del Mezzogiorno‘ – una notizia che era già stata pubblicata con dovizia di particolari sul New York Post lo scorso 16 giugno. Per sei mesi, zitti e mosca, poi…

Dominus assoluto, per fatti che dovrebbero essere avvenuti a partire dal 2010 – ovvero, praticamente in parallelo col Rubygate – è stato il  Console statunitense Donald Moore che, secondo quanto riportato dai quotidiani USA e italiano, aveva una giostra di relazioni sessuali con impiegate dell’ufficio e introduceva di notte prostitute nella sede diplomatica – infischiandosene delle precauzioni di sicurezza -.

A denunciarlo (anche per sexual harassment) è stata una dipendente del Consolato, Kerry Howard che ha incardinato un causa contro il suo superiore, (o ex superiore), reo di aver reso l’edificio che occupa una parte determinante d’una bella piazza di Napoli una succursale di Sodoma, Gomorra e qualche bolgia in sovrappiù.

In quegli anni, specie di notte, sembra che vi sia stato un gran traffico di donne che l’intraprendente diplomatico faceva accedere alla struttura di notte, dispensando loro persino gli (in teoria) segretissimi codici di accesso ad un luogo che, a rigor di logica, dopo l’11 settembre 2001, sarebbe dovuto essere una sorta di fortilizio in piena città. Non volendosi far mancare nulla, Mr Moore – questa quasi omonimia con il regista che combatte la corruzione e malcostume è persino ironica, ma Moore è un cognome diffuso – pare che si fosse fatto anche contagiare dai politici italiani la loro disinvoltura in materia di rimborsi indebiti.

Tutta farina del suo sacco, invece (non mi è mai capitato di leggere notizie italiane similari), la dolosa messa in tavola, in un’occasione ufficiale in cui era ospite un diplomatico britannico, di carne avariata.

Insomma, un personaggino mica male, così come l’ha descritto Mrs Howard. Preoccupante soprattutto – se fosse confermata dagli accertamenti, tuttora in corso -, sarebbe stata l’estrema disinvoltura con cui, per soddisfare i suoi pantagruelici appetiti sessuali, Moore dava accesso al Sancta sanctorum americano a Napoli al peggio del peggio della prostituzione, quella che nel capoluogo partenopeo definirebbero ‘a schumma. Un nome indicativo: tutto lo sporco, sul liquido, viene a galla come una schiuma…

Ovvero, non le semplici escort, magari un po’ evolute, bensì le veterane del lupanare, che, probabilmente intrigavano la sua fantasia.

Ripensando al luogo ove sorge il Consolato, riemerge nella memoria un’immagine archiviata decenni fa (mettete 1994). Lavoravo non lontano di là e spesso passavo in macchina ad un’ora pomeridiana (diciamo 14:30 – 15:00) sul Lungomare.

Sul marciapiede prospiciente i giardinetti stazionava sempre una ‘segnorina piuttosto sgarrupata e bien agée, con minigonna ascellare, con in mostra due gambone delle dimensioni delle colonne del tabernacolo di Bernini a San Pietro (ed altrettanto stortignoccole); una specie di vecchia gloria della prostituzione locale che doveva pur trovare dei fan, visto che aveva una postazione fissa. Qualche volta ho pure osservato ferme auto AFI o statunitensi nei suoi paraggi…

Ma torniamo al Console birbantello… che nel ’94, magari, era ancora al college… Lui dev’essere un misogino della più bell’acqua. Si dice che la sua affermazione preferita fosse ‘Le donne sono come caramelle, vanno scartate e buttate via’: un signore…

In realtà, c’è tutta una scuola di pensiero al riguardo e non solo quella di Mr B., che, al confronto, appare Giustiniano, visto che, a favore delle ‘sue’ Olgettine, aveva impiantato quasi quasi un sistema previdenziale parallelo… mentre Mr Moore, come abbiamo visto, si dilettava anche nei conti della serva a scapito dell’amministrazione statunitense…

Io che parlo bene di Mr B??? Devo essere ammattita! Ma forse il pensiero mi è venuto leggendo della tegola caduta sulla testa della Julie di Hollande (e ridalli: ma sono proprio monomaniaca…), all’improvviso emarginata e defenestrata da una potenziale nomina… proprio qui in Italia, ovvero in una giuria in quel paradiso di Grande Bellezza che è l’Accademia di Francia, Villa Medici a Trinità dei Monti.

Cerco di essere più precisa: ‘L’organo giudicante, presieduto dal direttore dell’Accademia Eric de Chassey, avrà il compito di valutare e selezionare quindici borsisti che saranno ospitati tra le mura dell’Accademia per circa diciotto mesi, a partire da settembre 2014.

Massimo Gramellini, che come sanno lippis et tonsoribus, io venero e gli erigerei anche un’edicola votiva (lo sa, gliel’ho scritto in separata sede…), ha scritto ieri su questo tema, nel suo ‘Buongiorno’ intitolato: ‘Intanto paga lei’. Riproduco la deliziosa chiusa: ‘Come nel 1814 e nel 1914, anche nell’evoluto 2014, quando due amanti vengono scoperti, il maschio viene fatto passare per uno stupido farfallone e la femmina per una mantide perversa. E alla fine è quasi sempre intorno alla mantide che si scavano deserti. Fuor di metafora: lui si pente e lei perde il posto.’ Insomma, anche questo mauvais geste (l’opposto d’un beau geste…) lo interpreterei come un filino misogino…  Oppure, why not?, come un pizzo che François paga a Valérie quale segno di pentimento…

 

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