venerdì, Settembre 17

Napoleone e il Bicentenario: luci ed ombre di un mito Dalla Rivoluzione francese al bonapartismo, storici di ieri e di oggi analizzano la irresistibile ascesa e la caduta di un personaggio che ha cambiato la storia. Da Manzoni a Pasolini: fu vera gloria? Secondo lo storico Cosimo Ceccuti, Napoleone segna la nascita dell’Europa Moderna. I Codici sanciscono il principio rivoluzionario dell’uguaglianza dei cittadini

0

Il 5 maggio del 1821 moriva nell’Isola di S.Elena, dov’era esiliato, Napoleone Bonaparte, uno dei personaggi tra i più mitizzati e discussi della storia moderna. Aveva solo 53 anni, essendo nato ad Ajaccio (Corsica) nel 1768. Un tumore allo stomaco, come fu poi accertato dall’autopsia, se l’era portato via. Da quella data sono trascorsi  duecento anni, durante i quali la  sua figura è stata solennemente celebrata e immortalata,  poi mano a mano, la sua immagine di condottiero di statista e di uomo è stata ridimensionata e offuscata al punto che in Francia, si era in dubbio se celebrare  ufficialmente il Bicentenario, oppure no.

Poi, il Presidente Macron,  si è pronunciato per il sì, poiché  si tratta “di una figura maggiore della nostra storia” che bisogna “guardare in faccia con gli occhi spalancati” , inclusi – è stato detto – “i momenti difficili per scelte che oggi appaiono contestabili. ”Per noi noi italiani,  quelladata è legata  ai ricordi scolastici e, in particolare, all’ode  Il 5 Maggio, scritta  da una delle voci più alte della nostra letteratura, Alessandro Manzoni,  Chi non ricorda quei versi?  ‘Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro, così percossa, attonita:  la terra al nunzio sta’…Più avanti  il Manzoni ricorda le imprese napoleoniche concludendo con un interrogativo:  ‘Dall’Alpi alle Piramidi /dal Manzanarre al Reno,/di quel  securo il fulmine /Tenea dietro al baleno/Scoppiò da Scilla  al Tanai/ Dall’uno all’altro mar/ Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza….’ 

Quella sua ode varcò i confini eludendo il controllo austriaco, trovando grande accoglienza, tanto da essere tradotta da J.Wolfgang von Goethe. Ma la sua figura  già da vivo aveva affascinato intellettuali e popoli. Friedrich Hegel aveva scritto «Ho visto l’imperatore – quest’anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione. È veramente una sensazione meravigliosa vedere un simile individuo che, concentrato qui su un punto, seduto a cavallo, si estende sul mondo e lo domina » . Per Hegel, dunque il condottiero rappresentava colui che avrebbe dovuto guidare l’Europa dell’Ancien regime verso la realizzazione degli ideali della Rivoluzione del 1789. E così anche per un’intera generazione  di giovani e intellettuali che si  arruolano nell’armata imperiale.  

Fra questi anche il grande Stendhal che, dopo aver militato per quindici anni negli eserciti francesi, inizia a narrare nei suoi romanzi i sogni di gloria di quella generazione idealista. E lo fa, quando Napoleone è prigioniero  a S.Elena,  dunque a Restaurazione avvenuta, buttando giù appunti per una Vita di Napoleone, nella quale non nega “i vizi inevitabili del conquistatore”, l’ambizione”  l’arrivismo e l’adulazione che avrebbero prodotto  mediocri risultati,  né gli aspetti caratteriali, dovuti però  ad “una natura troppo elevata”, alla quale riconosce il merito  ( meno il coraggio) di aver agito per “cambiare il mondo”.

In quel clima di restaurazione delle monarchie e di  odio verso lo sconfitto, gli appunti rimangono sulla carta e il libro verrà molti anni dopo. Ma il suo mito era già stato costruito, durante le sue campagne militari, quando gli artisti ne esaltavano le gesta e i giovani accorrevano ad arruolarsi nella Grand Armée. Il suo carisma dette luogo a quel fenomeno politico-sociale e culturale  che fu definito ‘bonapartismo’ che altro non era che un governo autoritario esercitato in  nome del popolo. Oggi si direbbe ‘populismo’.

Eh, ne aveva fatta di strada quel  giovane nato ad Ajaccio da una famiglia della piccola borghesia con  lontane ascendenze nobili, secondogenito di Carlo Maria Buonaparte e di Letizia Ramolino ( origine italiana), capitano di artiglieria, sostenitore degli ideali della Rivoluzione Francese, legato a Robespierre, il quale dopo aver difeso la Convenzione contro una sommossa realista (1796), aveva iniziato, fra alti e bassi, la sua marcia trionfale al comando dell’armata operante in Italia contro gli austro-piemontesi, cui seguirono la sfortunata spedizione in Egitto contro l’Inghilterra e il colpo di stato del 18 brumaio (10 novembre 1799), che affidava il potere ad un Consolato formato da tre consoli, ma sopratutto al primo, ovvero  al generale Napoleone Bonaparte. Ciò segnavala nascita di un regime autoritario e l’avvio di una fase nuova nella storia di Francia.

Come primo console Napoleone guidava ancora  con successo le armate in Italia, nel 1804 diveniva Imperatore dei Francesi, riuscendo a creare in Europa un sistema di stati vassalli e, comunque un nuovo ordine, controllato dallo stesso Imperatore  francese che aveva collocare sui vari troni europei membri della propria famiglia (Giuseppe a Napoli, Elisa a Lucca, Luigi in Olanda, il figliastro Eugenio Beauharnais viceré in Italia, il cognato Gioacchino Murat a Napoli). Divorzi e matrimoni servirono a consolidare la sua posizione, ma alla sua espansione egemonica si contrapponevano  l’Inghilterra ( grande potenza coloniale) e la Russia.  

E proprio alla tragica campagna di Russiama anche agli ideali (illusori?) che avevano animato tanti  giovani, un secolo e passa dopo il Manzoni, un altro grande intellettuale, poeta, letterato, regista, Pier Paolo Pasolini, faceva avrebbe fatto riferimento. Come? Narrando, nelle sue Poesie a Casarsa, la storia di un giovane affascinato dal mito vivente del grande condottiero. E una di queste, fu musicata e cantata nel 1954 da Sergio Endrigo. Titolo: ‘Il soldato di Napoleone’. Recita così: ‘Addio, addio Casarsa vado via per il mondo/ Lascio il padre e la madre vado via con>Napoleone/Addio vecchio paese, addio giovani amici / Napoleone chiama la meglio gioventù”.

La prima versione era in dialetto friulano. Casarsa era il paese natio della madre, dove Pasolini,  nato a Bologna, si nascose nel  43’ dopo l’8 settembre, restandovi fino al ’49. Il poemetto faceva parte della raccolta “La meglio gioventù”,  che narrava le vicende della famiglia Colussi,  ovvero da Napoleone alla Resistenza. Nel componimento Pasolini racconta  la storia di un giovane che segue l’esercito di Napoleone nella campagna di Russia. Dopo alcuni mesi il soldato si trova in Polonia; sopraggiunto l’inverno, per difendersi dal freddo, e non morire, squarcia il ventre del suo cavallo e si riscalda dentro le viscere dell’animale. Susanna con suo padre passa di lì sul carro e chiede al padre di salvare il giovanotto. Il soldato dichiara il suo amore alla ragazza, la quale in un primo momento si mostra riluttante, ma dopo un po’ scapperanno assieme in quel di Francia. A parte la fortuna di quel titolo, a cui è ispirato il film di Marco Tullio Giordana (2003), del quale uno dei momenti più alti è dato dalla partecipazione dei giovani protagonisti all’alluvione di Firenze del  4 novembre  del ‘ 66 (“gli angeli del fango”), resta il fatto che anche che gli ideali napoleonici erano stati un elemento di grande richiamo per la gioventù del tempo. Dunque, non solo gli intellettuali, ma molti giovani erano rimasti attratti  dalle imprese percepite come “liberatrici”  di Napoleone.

Ma lo furono davvero o si trattò di una grande manipolazione? Se al nostro Lisander, cattolicissimo,  non interessavano tanto le glorie terrene, quanto le vittorie spirituali di Napoleone,  in particolare la conversione prima di morire, a Pasolini e così a vari altri, interessavano le scelte terrene    di quei giovani. Molti dei quali andarono a morire proprio  in quella grande armata, la più grande mai vista, di oltre 400 mila uomini,  mandata in maniera scellerata a sicura sconfitta in terra di Russia, prima di tutto ad opera del “generale inverno”. Tornarono in 16 mila, tutti gli altri morti,  sotto i colpi dei soldati russi, o dispersi, per freddo, fame, disperazione. Molti partirono anche dal nostro paese per seguire un sogno, quello rappresentato  dagli ideali  che ai loro occhi Napoleone incarnava. Illustri storici scomparsi (Giorgio Candeloro e Nicolo Rodolico) nei loro saggi già ci avevano messo in guardia sul duplice significato delle azioni condotte nel nostro paese  durante le sue campagne da Napoleone: rilevando come  al progressivo ampliamento  della Lombardia, corrispondessero  precisi interessi   francesi; o il fatto ( Candeloro) che al rinnovamento della struttura   amministrativa e agli ordinamenti giuridici della Repubblica Cisalpina, da lui stesso definita “italiana”, corrispondesse la liquidazione della parte più avanzata del rivoluzionarismo e delle  tendenze democratiche; è vero che Napoleone avesse educato gli italiani alle armi e avesse loro dato una bandiera simbolo di unità militare” (Rodolico), ma è altresì vero che i nostri ragazzi venivano mandati a combattere in terre lontane e non a difesa del nostro territorio.   Anche se la domanda che il Manzoni si pone ha un carattere retorico,  continuerà a tormentarci: fu vera gloria?  

E noi, la giriamo al professor Cosimo Ceccuti, già ordinario alla Cesare Alfieri di Firenze, Presidente della Fondazione Spadolini e consigliere  del Centro Studi Storia del Rinascimento.  

 

Prof. Ceccuti,  ha seguito le polemiche  sorte in Francia riguardo alle celebrazioni del Bicentenario di Napoleone. Che giudizio dare?

“Si le ho seguite,  negli anni la figura di Napoleone è  stata oggetto di aspre critiche che ora si sono andate intensificando: razzista, sessista, dispotico, militarista, colonizzatore”. Ma al  giudizio storico  non si possono applicare i parametri, i valori che noi abbiamo oggi come punti di riferimento. La sua figura va ricollocata nel suo tempo e allora vedremo che  lo schiavismo o il sessismo  non erano ancora conquiste  diffuse del pensiero politico. Certo, oggi ci si scatena contro le statue o i simboli di personaggi che hanno fatto la storia ( nel bene e nel male) come Cristoforo Colombo o Vespucci, ma non è cosa giusta cambiare o cancellare la storia e i segni che ci ha lasciato. Va  studiata, compresa  ma non cancellata. E Napoleone non va giudicato soltanto come il generale che ha  sbagliato alcune campagne o è stato sconfitto  a Waterloo e umiliato con l’esilio  da parte inglese sull’isola di S.Elena. Lui è stato anche altro.”  

E allora qual è, in sintesi,  l’eredità che ci ha lasciato?  

La sua eredità è grande, è la nascita dell’Europa Moderna,  che chiude con il Medio  Evo, i suoi Codici Civili sono  ancora validi. Per suo volere fu creato il Codice Napoleonico, ovvero il codice civile francese che influenzò tutti i codici successivi sia in Francia che in altri paesi del mondo. Con questo, Napoleone voleva rendere le leggi semplici, chiare e accessibili a tutti ma – soprattutto – eliminare soggettività e particolarismi tipici dell’antico regime.Nelle sue caratteristiche  generali il Codice confermava le principali conquiste della rivoluzione, come l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge o l’abolizione del  feudalesimo, e proteggere il  diritto di proprietà,  particolarmente importante per la borghesia. Da segnalare anche il rinnovamento della struttura amministrativa  dell’ordinamentogiuridico in Lombardia  e Veneto. Certo, il suo interesse prevalente era la Francia. Cionondimeno, la sua azione spingeva l’Italia del ‘700  verso il secolo delle nazionalità. Concludendo, sai cosa disse Gino Capponi , storico, pedagogista e uomo politico fiorentino, figura di grande rilievo della cultura toscana, nonchè rappresentante del partito moderato,  quando nel 1813 fu inviato a Parigi a rendere omaggio all’Imperatore?

No, non ho idea, cosa disse?

“ La sensazione è stata di trovarmi di fronte ad un genio, ad un uomo eccezionale, di quelli che il destino fa nascere  ogni tanto, a distanza di anni. Ed è giusto  che sia così.”  

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->