lunedì, Giugno 21

Namibia e la discussa redistribuzione della terra

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Il presidente della Namibia, Hage Geingob, lo ha promesso e ora vuole passare ai fatti. E’ pronto il progetto per dare terre alle etnie locali, quelle espropriate ai bianchi in cambio di una compensazione economica adeguata ai prezzi di mercato.

Cosa accadrebbe dunque? Che i quasi 115mila cittadini bianchi dell’ex colonia tedesca, la popolazione totale è intorno ai 2milioni, perderebbero ogni proprietà terriera per concedere alla popolazione svantaggiata, principalmente bantu, 15 milioni di ettari di terra coltivabile (il 43% del totale) entro il 2020. Ma l’opera è già partita e secondo il sindacato Namibia Agriculture Union, alla fine del 2015, il 27% era stato già ridistribuito. E allora perché rilanciare questo proclama? Secondo diverse fonti il presidente Geingob avrebbe ricevuto forti pressioni dalle correnti interne al suo partito, lo Swapo (South West Africa People’s Organisation), che lo accuserebbero di non fare abbastanza per le etnie locali della Namibia.

Ma la Namibia comunque non è il primo Paese a procedere alla redistribuzione delle terre: il precursore è stato infatti Robert Mugabe, che 17 anni fa espropriò i campi coltivabili, principalmente tabacco e cotone, ai bianchi per ridarli ai neri. Ma il risultato è stato pessimo: oggi infatti oltre il 30% della popolazione vive grazie agli aiuti alimentari della Fao, mentre quasi tutti i contadini bianchi hanno lasciato il Paese. E per questo i nuovi proprietari neri stanno richiamando gli ex proprietari bianchi per avere un aiuto. E sulla scia della Namibia ora anche il Sudafrica vuole fare lo stesso: ma sarà un successo in questo caso?

(video tratto dal canale Youtube di Al Jazeera)

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