venerdì, Luglio 30

Nadiya Savchenko sfida la politica ucraina field_506ffb1d3dbe2

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Mosca Nadiya Savchenko, pilota militare ucraina di 35 anni, è rientrata in patria dopo aver trascorso gli ultimi due anni in una prigione russa. È considerata un eroe nazionale e vuole lanciare una nuova sfida all’élite politica del suo Paese. Mentre era ancora in carcere è stata eletta in Parlamento e ora si batte per diventare il più importante personaggio politico.

La Savchenko, liberata in cambio di due prigionieri russi detenuti in Ucraina, è incredibilmente popolare nel suo Paese grazie alla sua battaglia nei confronti delle autorità russe. Durante le udienze in Russia mostrava abitualmente il dito medio al giudice come segno di disprezzo per il sistema giudiziario russo. Indossava la tradizionale maglietta ricamata e cantava l’inno ucraino, una dimostrazione di coraggio e patriottismo che ha incontrato il favore di molti connazionali afflitti dal collasso economico e dalla devastante guerra contro i separatisti sostenuti dalla Russia nell’est del Paese.

 

SOLDATO MODELLO

Un raro esempio in un Paese il cui esercito è riluttante al reclutamento di donne, la Savchenko prima si è unita alle forze armate come operatore radio, poi è diventata l’unica donna a essere al servizio di un contingente ucraino al fianco delle forze americane in Iraq. Dopo essere ritornata in patria, è stata la sola donna a essere ammessa all’accademia aeronautica. Terminati gli studi nel 2009 è entrata ufficialmente nell’aviazione ucraina. Quando nell’aprile 2014 è esplosa la guerra nell’est del Paese contro i separatisti – settimane dopo l’annessione della Crimea alla Russia – la Savchenko si è congedata dall’esercito per unirsi a uno dei battaglioni volontari ucraini impegnati a combattere i ribelli nell’est. I battaglioni, conosciuti per i loro modi brutali, le torture, le esecuzioni di prigionieri e gli abusi sui civili, erano formati dai combattenti più motivati e pronti a schierarsi tra le forze ucraine nell’est, mentre l’esercito vero e proprio era poco equipaggiato e con il morale a pezzi.

La Savchenko è stata istruttore nel battaglione Azov e non ha impiegato molto tempo per guadagnarsi una buona reputazione grazie alla sua efficienza. Fu catturata dai ribelli nel giugno 2014 e portata subito al di là del confine, in Russia, dove le autorità l’hanno accusata di aver ordinato i colpi di mortaio che hanno provocato la morte di due giornalisti russi. Lei ha negato le accuse ed è diventata molto popolare in Ucraina per i modi sprezzanti e gli scioperi della fame compiuti durante la prigionia in Russia, tanto da far parlare di sé fuori dai confini mentre il governo ucraino poneva la questione a livello internazionale per ottenere il suo rilascio.

 

LA DETENZIONE E LO SCAMBIO

Per il presidente russo Vladimir Putin, la Savchenko è diventata un problema. Le autorità russe non potevano lasciarla libera senza perderci la faccia e così un tribunale del sud della Russia l’ha condannata a 22 anni di prigione rinchiudendola in carcere a marzo. Parallelamente sono iniziati i preparativi per lo scambio con alcuni prigionieri russi. La Russia ha chiesto a lungo agli Stati Uniti di liberare Viktor Bout, un commerciante di armi russo con agganci di alto livello, arrestato con un mandato statunitense in Thailandia nel 2008 e condannato nel 2012 a 25 anni di prigione da un tribunale americano. Gli ufficiali russi, che per molto tempo hanno affermato che Washington prendesse le decisioni in Ucraina, hanno fatto un tentativo chiedendo il rilascio di Bout in cambio della Savchenko, solo per sentirsi rispondere un ‘no’ categorico.

Successivamente è iniziata la trattativa per liberare la Savchenko in cambio di due prigionieri russi catturati nell’est dell’Ucraina. Le autorità ucraine sostenevano che si trattasse di uomini appartenenti alle forze armate di un’esclusiva unità di commando dei servizi segreti russi, il GRU. Il Ministero delle Difesa russo ha dichiarato che i due si erano ritirati dal servizio attivo ed erano andati in Ucraina per unirsi come volontari ai ribelli. Il 25 maggio, un aereo presidenziale ha riportato Savchenko a casa mentre un altro aereo russo ha riaccompagnato i due uomini a Mosca con un’operazione sincronizzata e top secret, simile a uno scambio che ricorda i tempi della Guerra Fredda.

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