sabato, Novembre 27

Myanmar, petrolio e gas field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Un Myanmar in controtendenza: in tutto il Mondo giungono alte le lamentele dei produttori e distributori di carburanti, della imprenditoria impegnata nel raffinare idrocarburi e petrolio, stante la situazione dei prezzi del petrolio, ai minimi storici. Gli effetti sui prezzi alla pompa sono più mitigati ma – nel complesso – l’andamento dei prezzi del petrolio – come è noto – esplica una vasta congerie di risultati per i quali l’economia e la finanza internazionale finiscono col risentirne in modo massiccio. A tutto questo, poi, si aggiungono variabili intervenienti esterne e terze come la attuale crisi di produzione e commerciale cinese, i cui effetti sia nell’area asiatica sia nel contesto più globale sono evidenti ormai a tutti.

Il Myanmar, dicevamo, è in controtendenza. In questi giorni, infatti, s’è diffuso un ampio ottimismo sullo stato delle cose nel contesto specifico del petrolio e del gas anche e soprattutto grazie alla scoperta di nuovi giacimenti sia di petrolio sia di gas nel Blocco A-6. Le Compagnie che operano in territorio birmano sono ottimiste perché – al di là della situazione contingente dei prezzi – la pressione subita a causa dei conflitti aspri in essere nel quadrante mediorientale Siria-Iraq-Afghanistan hanno squassato l’intero panorama del petrolio, del gas e correlativamente di tutto l’indotto economico legato alle fonti di energia primaria sia da idrocarburi sia di fonte gassosa.

L’aver rintracciato nuovi giacimenti petroliferi e di gas in territorio birmano ha incentivato lo spirito ottimista degli investitori che già da tempo hanno rivolto il proprio sguardo verso questa Nazione recentemente affacciatasi sulla scena democratica e che vede nel suo leader politico Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace 1991, il volto del traghettamento del Paese sulla ribalta mondiale, dopo anni di dura dittatura e sanzioni economiche da parte dei Paesi Occidentali che avevano tenuto il Myanmar fuori dallo sviluppo storico mondiale.

Ora gli imprenditori guardano felici all’immediato futuro del Myanmar, vedono ben riposte le loro progettualità in termini di redditività così come il Myanmar vede di buon auspicio il ritrovamento di nuovi giacimenti perché tutto questo significa creare nuovi posti di lavoro, nuovi redditi e rinnovata spinta ai consumi delle famiglie. Ovviamente, ora giunge il momento della pianificazione attenta e della corretta oltre che oculata gestione delle fonti di energia. Si pensi solo quanto tutto questo possa risultare appetibile per l’alleato cinese sempre affamato di energia o per i Paesi vicini che oggi più che mai hanno bisogno di energia per dare sostegno alle proprie economie emergenti.

Attiva nel Myanmar dal 1992 la Società Total E&P opera principalmente a Yadana, il sito di maggior produzione di gas nell’intero Paese. Si tratta di una Società che investe molto nell’addestramento del proprio personale, mettendo a disposizione circa 3.000 ore a persona per anno. Circa l’85 per cento della sua manodopera è composta da cittadini locali e 12 elementi all’interno dello staff dirigenziale sono di provenienza internazionale. Anche la Società PTT Exploration and Production (PTTEP) stanno adottando logiche similari per giungere pronte all’appuntamento con l’innalzamento della produzione di petrolio e gas del Myanmar. I loro esperti ammettono chiaramente che la congiuntura dei prezzi delle fonti di energia, soprattutto il prezzo del petrolio, esplica effetti rilevanti un po’ su tutti gli aspetti della produzione e della vita delle persone a livello globale, sotto vari punti di vista. Unitamente a ciò, vanno considerati anche i fattori determinati da ciò che è cambiato nell’asset politico del Myanmar. Il calcolo di rischi e benefici ed il loro ruolo sul settore privato, con l’aspetto politico citato, sono tutti elementi che rientrano nella pianificazione dei vertici societari in ambito petrolifero e dell’estrazione/distribuzione del gas.

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