domenica, Novembre 28

Musica: quando il Manager fa la differenza

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Voltiamo pagina. Perché in Italia se si riforma un gruppo storico e ritorna un artista che era in silenzio da anni, si parla di ‘minestra riscaldata’: mentre invece all’estero, se si riformano i Bee Gees, se ritornano insieme i Pink Floyd, tutti gridano al miracolo?

Perché l’Italia è esterofila: tutto quello che succede fuori è più bello di quello che c’è in casa, Il problema è proprio l’italiano, la sua mentalità. Noi abbiamo dei grandi artisti che se fossero nati in America sarebbero stati eccezionali. Poi… vero è che abbiamo artisti italiani molto famosi anche all’estero.

 

E del ‘fenomeno-reunion’ che  pensa?

Prendo spunto da un aneddoto, così, per dire. Giorni fa ho sentito una battuta, che diceva che i Pooh sarebbero stati testimoni dell’Inps. Una battuta ci sta: l’autore di questa frase è uno che ha già di suo vis comica da vendere. Però, per esempio, i Rolling Stones che sono molto più ‘longevi’, tutti li rispettano. E allora perché non riservare uguale trattamento anche i nostrani Pooh, dopo ben 50 anni di carriera? Chapeau! Chapeau! Sono grandi artisti!

 

Ha ragione, l’ironia sulla data di nascita è terribilmente fuori luogo, oltre che inutile. Ma, allora, perché non parlare delle pietre miliari del Jazz, che hanno tutti felicemente superato gli ottanta buoni…

Franco Cerri ha 90 anni suona ancora, e lo fa da dio. E’ uno dei chitarristi più bravi che abbiamo in Italia, e ha -ripeto- 90 anni! Se vai in Inghilterra o in America, scopri che tutti hanno un grandissimo rispetto per queste persone perché, se hanno avuto successo per 50 anni ed oltre, vuol dire che sono ‘veri’. Un motivo ci sarà, no?

 

Forse che in Italia v’è un consumismo verace che punta soltanto al nuovo, dimenticandosi degli altri?

Questo ultimamente. Prima, invece, un po’ meno. Devo dire che, con l’arrivo della musica in televisione, tale situazione ha portato a questo, ma chi vale veramente, anche umanamente, fa la differenza. E’ il caso di Marco Mengoni, un grandissimo artista, che ha dimostrato a tutti il suo valore.

 

E dei talent-show e dintorni che pensa?

Hanno manlevato un po’ le case discografiche dallo ‘scouting’; prima esistevano persone preposte ad andare a cercare un artista, ora quella mansione è per lo più appannaggio della televisione. Si ‘provinano’ tantissimi esordienti per portare a casa uno, due, tre contratti. Poi, alcuni vengono abbandonati per strada perché non reggono né artisticamente, né umanamente, mentre altri rimangono nel music business. Abbiamo grandi artisti in Italia che sono usciti dai talent, però… sai… rovinandone diecimila, uno sicuramente lo trovano… Per la discografia la ricerca più importante dovrebbe essere quella mirata agli autori e ai compositori. Un bravissimo interprete senza la canzone giusta non ha futuro.

 

Perché oggi gli artisti non fanno più gavetta nei pub, nei club, nelle strade, nelle sale prova, nelle cantine?

No no, non è vero. Ci sono artisti che lo fanno ancora, soprattutto quelli che snobbano i talent o che escono da quel giro televisivo.

 

Prossimi progetti per il futuro, sia suoi che della PFM, e degli altri suoi artisti?

PFM è il mio fiore all’occhiello. Il prossimo 2 maggio partiremo per la seconda parte del tour mondiale, toccando Centro e Sud America. Siamo infatti reduci da una bellissima tournée che è partita da Londra a fine 2015 toccando gli Stati Uniti e il Canada. Da pochissimo una rivista inglese di super qualità musicale, ha pubblicato un articolo sui 100 migliori artisti di tutti i tempi e tra questi PFM è stata inserita al 50esimo posto. Unico artista non di lingua anglofona: è stata una soddisfazione pazzesca, enorme! Ora avremo alcune date teatrali in Italia, il 1° Aprile a Bolzano e il 2 a Belluno. Poi partiamo per l’estero, ma torniamo in Italia per l’estate. Ti anticipo che PFM è già al lavoro per il nuovo disco. Loro daranno il massimo di loro stessi, come fanno sempre del resto. Si prevede l’uscita per i primi mesi 2017.

 

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