sabato, Ottobre 23

Musica dal berlusconismo al renzismo field_506ffbaa4a8d4

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Alcuni di questi possono essere evidenziati dalla scelta dei materiali sonori per accompagnare i riti civili e le comunicazioni istituzionali del Governo operata dallo staff di Matteo Renzi.

Pochi mesi prima della fondazione di Forza Italia, Silvio Berlusconi aveva commissionato a Renato Serio un inno per il suo partito: il compositore lucchese arrangiò certamente il brano mentre il testo, come nel caso di diverse canzoni composte da Apicella, fu attribuito allo stesso Berlusconi.

Sono in molti a sostenere che una parte del successo nelle elezioni del 1994 fu dovuto a quell’inno: la semplicità della melodia e la sua strutturazione ritmica, che attingevano ad un repertorio consolidato di stilemi musicali utilizzati nella comunicazione commerciale, ne facilitarono la rapida memorizzazione. Essendo la musica composta di elementi ampiamente condivisi e conosciuti non furono pochi a sostenere si trattasse di un plagio, cosicché ci fu una sorta di caccia all’originale (E. Elgar, P. Conte, F. Wildhorn…). In realtà si trattava di qualcosa di estremamente efficace proprio a causa della sua banalità.

Matteo Renzi non ha avuto bisogno di fondare un partito per essere nominato Primo Ministro del Governo italiano: ne esisteva già uno che in poco tempo è diventato suo.
Per celebrare i primi due anni del suo Governo vi sono state diverse iniziative: alcune di queste si sono caratterizzate come comunicazioni video con supporto sonoro diffuse attraverso i canali web (Youtube).

Il primo è costituito dall’elencazioni, in numeri, dei risultati ottenuti dal suo Governo: da notare che in quasi due mesi ha totalizzato meno di 850 visualizzazioni. In questo video la musica ha funzione di mero tappeto sonoro di sottofondo allo snocciolamento dei dati.
Il secondo è una carrellata di immagini che vede sempre al centro la figura del Primo Ministro: postato il 9 febbraio scorso ha totalizzato meno di 28.500 visualizzazioni.
Qui la musica ha un ruolo diverso, da enfasi e collante rispetto ai frammenti di dichiarazione di Renzi distribuiti all’interno dei quasi tre minuti del video.
E per svolgere al meglio questa funzione di enfasi e collante è stata scelta una composizione basata su un ostinato, ovvero una successione di accordi che si ripete sempre in modo uguale per tutta la durata del brano e sulla quale è costruita una melodia, piuttosto semplice, che mano a mano si amplifica per sovrapposizioni.

Utilizzata da molti autori minimalisti, come Michael Nyman, questa tecnica ha origini antichissime che risalgono all’epoca rinascimentale e un grande vantaggio: quello di avere una buona efficacia nell’enfatizzare un’immagine, un concetto. Proprio perché non basata su una melodia rassicurante, quanto su una struttura armonica straconosciuta e ascoltata in centinaia di diverse composizioni, l’efficacia nasce da una rassicurazione meno superficiale e più profonda, quale, appunto, quella della serie di accordi sulla quale la linea melodica poi viene costruita.

Una spiegazione tanto paradossale quanto divertente di questo meccanismo è in questo video del comico americano Rob Paravonian. Una recente versione tutta italiana dello stesso tema è invece quella del Duo Idea.

Ma forse questa strategia di comunicazione musicale è troppo complessa per le orecchie degli italiani, maggiormente sensibili alle melodie di facile ascolto, giacché il numero di visualizzazioni non è stato fino ad oggi esaltante.
O forse l’italico popolo inizia a stancarsi di ascoltare suoni che ha da troppo tempo ascoltato.
Ma con molte probabilità, l’ipotesi più convincente è che il livello di assuefazione ha ormai superato il punto di non ritorno: quello per cui ci si convince che un reale cambiamento, se non una vera e propria rivoluzione, sia impossibile. L’estenuante ripetersi della stessa successione di accordi che accompagnano rachitiche e mediocri melodie lo indica chiaramente.

 

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