sabato, Aprile 17

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Concerti capodanno

L’Epifania tutte le feste porta via, recita il detto, tristemente noto agli studenti di “ogni ordine e grado”, che solitamente il sette di gennaio devono rientrare a scuola per riprendere faticosamente quelle lezioni interrotte a dicembre dell’anno precedente. E l’Epifania oramai l’abbiamo lasciata alle spalle.

Le vacanze natalizie sono terminate, basta bagordi, pandori e panettoni che ogni anno vengono sfornati in tutte le salse, fogge, guarnizioni, farciture (anche se i migliori restano sempre quelli più semplici e tradizionali), e poi stop ai cibi e ai dolci locali, che ci costringono ogni anno a rigide diete per smaltire i chili di troppo messi su in pochi giorni. E il tirar tardi con gli amici o con i parenti in improbabili serate di Cluedo, Sette e Mezzo, Mercante in fiera, tombolate etc, il tutto innaffiato da copiose libagioni della mezzanotte con il solito, logoro augurio che a San Silvestro diventa quello di “un anno migliore di quello appena trascorso …”. Basta, stop, finis: smontare l’albero e rincartare il presepe!

Nonostante ci si trovi in un’epoca di crisi, segnata da tasse pazzesche, da suicidi di imprenditori, dalla riduzione del Pil, dall’aumento del debito e della spesa pubblici, da una disoccupazione (soprattutto giovanile) mai raggiunta prima d’ora, ma da uno “spread” che si è stabilizzato intorno al valore di 200 punti (evviva lo spread basso!), i più fortunati avranno trascorso qualche bella settimana sulla neve, oppure in qualche capitale straniera, o addirittura in qualche località balneare tropicale, per un capodanno da ricordare, all’insegna di una abbronzatura invernale ottenuta tra le palme, la sabbia bianchissima, le acque cristalline … Beati loro! La sveglia mattutina non ha suonato per diverse volte, in questi giorni in cui siamo stati tutti più buoni ed abbiamo cantato Jingle Bell e Bianco Natale, abbiamo distribuito migliaia di regalini e sorriso vedendo per strada un panciuto signore vestito di rosso e con una gran barba bianca, nell’inequivocabile, consueto abbigliamento di Babbo Natale.

Tutto passa, tutto finisce, e così l’Epifania si porta via i giorni di festa, i regali, le libagioni, gli incontri con i parenti, la Messa di mezzanotte ed i concerti di Natale. Si, gli immancabili concerti di Natale!

È, infatti, nel periodo natalizio di ogni anno, tutta un’orgia di concerti di Natale. Organizzati con il contributo di Ministeri, Regioni, Comuni, Province (per queste potrebbe essere l’ultimo anno?), iniziano nell’ultima decade di dicembre e si protraggono fino alla prima di gennaio, per la gioia ed il gongolamento degli assessori alla cultura felici di avere finalmente la ribalta di una bella e nutrita conferenza stampa, nonché di poter presenziare e salutare il pubblico di ogni appuntamento che è accorso numeroso (di solito sono concerti gratuiti…) garantendosi, così, una bella pubblicità per la prossima campagna elettorale (“chissà, se non cambia l’orientamento politico, magari, alle prossime elezioni riesco a riavere questo assessorato…”).

Naturalmente il clou è rappresentato dal “Concerto di Capodanno” da Vienna, con l’immancabile ripetitività di ogni anno: i fiori da Sanremo, il solito immutabile repertorio della famiglia Strauss, la “novità” rappresentata dal direttore di quest’anno (ma quale novità! i direttori vengono scelti sempre tra gli stessi…), la marcia di Radestzky con il pubblico che batte le mani a tempo e il direttore che li dirige voltando le spalle all’orchestra, la seconda parte che non viene trasmessa (capirai, ormai basta andare su una televisione straniera…), i soliti balletti preregistrati.

Da una decina d’anni, poi, il concerto da Vienna lo trasmettono in differita non più su Rai 1, per provare ad avvantaggiare quel sottoprodotto imbarazzante che viene trasmesso, al suo posto, da Venezia: una copia pedestre del concerto viennese, ma troppo breve, troppo scontato, troppo triste, troppo banale, troppo anonimo e senza personalità, troppo alla stessa ora. Chi lo ha concepito andrebbe perseguito secondo le leggi varate contro la contraffazione, come chi fabbrica e poi vende sulle spiagge le borse taroccate di Vuitton! E poi a Venezia chi ha definito un programma così triste? Un tabaccaio (con tutto il rispetto per i tabaccai che, talvolta, s’intendono di musica)? Perché per metà sinfonico e per metà lirico? Perché solo due cantanti? Perché sempre le solite pagine quando le possibilità di scelta sarebbero immense? In Italia non dobbiamo onorare, come a Vienna, la famiglia Strauss ed il genere “leggero” praticato dai suoi membri. Da noi è stato prodotto un repertorio di svariate decine di migliaia di opere liriche, quindi volendo fare un concerto “italiano” di Capodanno sarebbe facile intuire dove attingere per la proposta!

Comunque, tornando ai concerti di Natale, vuoi per lo stimolo del concerto di Vienna, vuoi perché a Natale sono tutti più buoni, vuoi perché in questo periodo si ha un po’ più di tempo a disposizione, la sera si può anche decidere, invece che guardare la televisione, di andare al concerto, quello del coro Gospel o più semplicemente del coro parrocchiale o del coro di voci bianche, o quello con una bella orchestra in chiesa, oppure un più semplice appuntamento per canto e pianoforte. Per una ventina di giorni l’anno si può far finta di amare la musica e di frequentare le sale da concerto: l’offerta è notevole.

Il Paese del “bel canto” è ormai un Paese in cui la musica “colta” è a mezzo servizio (se sentite parlare di musica al Telegiornale è solo per annunciare il prossimo disco di Vasco Rossi o di Ligabue…) ed affoga nell’indifferenza di chi dovrebbe tutelare un patrimonio, una storia ed una tradizione immensi, che il mondo riconosce e ci invidia. Siamo un Paese che ha dato tanto alla storia della musica in termini di autori e di interpreti, ma nel quale praticare la professione musicale, che richiede decenni di studio e l’investimento di grandi risorse umane ed economiche nell’immateriale, è totalmente folle per l’indifferenza di un pubblico impreparato e, soprattutto, per l’indifferenza delle istituzioni (in quali scuole si studia la storia della musica? Quali programmi musicali vengono trasmessi in televisione? Quali sono le iniziative per tutelare e diffondere il patrimonio e la cultura musicale?).

Sempre più musicisti italiani cambiano mestiere o emigrano mentre le istituzioni musicali, che producono pochissimo, affondano nei debiti causati da gestioni folli e clientelari. Non c’è più lavoro per i musicisti in Italia perché non c’è più interesse per la Cultura in generale e segnatamente per quella musicale. Però non preoccupatevi: venti giorni di “concerti di Natale” nelle sale (ed anche qualcuno in televisione) non ve li toglie nessuno.

 

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