domenica, Settembre 19

Murakami – Renzi nel Paese dei gattopardi image

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lune

 

Mentre Matteo Renzi affronta la morettiana casalinga di Treviso, prima cartina di tornasole degli umori di piazza      -‘ANSA‘ informa che: il Premier è stato contestato «da un gruppo eterogeneo di persone sono partite grida di ‘buffone buffone’ e sono anche volate alcune arance che non hanno però raggiunto il Premier. Del gruppo fanno parte anche alcuni esponenti del movimento dei forconi del gruppo del cosiddetto 9 dicembre. Una protesta che si sta facendo sempre più calda. Dai dimostranti è partito lo slogan ‘assassino, assassino’ mentre vengono esposti altri manifesti dello stesso tenore. I manifestanti chiedono inoltre a gran voce di poter votare per un referendum ‘che dia l’indipendenza al Veneto’-      dopo il suo traumatico insediamento al vertice, si va rafforzando la sensazione che nel nostro sonnolento Paese sia avvenuto qualcosa di nuovo, e che il nostro futuro prossimo non sarà quello cui siamo abituati ormai dai sessant’anni che ci separano dal dopoguerra.

Attenzione, non sto dicendo che sarà migliore. Questo dipende da molti fattori, alcuni direttamente legati alle azioni che il nuovo Premier intraprenderà, altri alla situazione economica globale ed europea in particolare, altri ancora agli equilibri sempre in odore di precarietà della surreale politica italiana.

Ma alcune novità sostanziali si intravvedono, e siccome uno dei compiti assegnati a chi tenta di scrivere per mestiere è l’interpretazione dei segni dei tempi, comincerò mettendo in evidenza il libro che stazionava ieri sul banco di pertinenza del Presidente del Consiglio, in Parlamento. Un libro di Murakami Haruki, scrittore giapponese tra i più profondi e geniali della scena letteraria contemporanea. Non sappiamo se Renzi sia un cultore di Murakami o se lo abbia attratto quel volume in particolare, ‘L’arte del correre, che ben si coniuga con il carattere dell’uomo e con il temibile scenario che è chiamato ad affrontare. So però che Murakami, oltre ad essere uno dei miei autori preferiti, è forse lo scrittore che meglio rappresenta nel mondo lo ‘zeitgeist’, lo spirito del tempo in cui ci tocca vivere.

Un tempo in cui l’uomo sta raggiungendo la consapevolezza di essere  sul punto di perdere, forse definitivamente, le principali certezze su cui ha fondato secoli di esistenza. Dio, Patria, Famiglia, i granitici ideali politici che fino a ieri non venivano neanche posti in discussione sono valori ancora presenti, certo, ma i loro contorni si sfumano sempre di più nella realtà concreta del modo di vita soprattutto occidentale. E al momento non è chiaro se e quali saranno i nuovi punti di riferimento, le stelle polari del futuro. Così gli scrittori più dotati cercano altre vie e, come Murakami, immaginano universi paralleli, cieli in cui splendono due sorprendenti lune, poetiche rappresentazioni di nuovi mondi possibili tra i quali trovare rinnovati assetti mentali, adatti ai mutamenti di condizione dell’uomo moderno o addirittura dell’umanità di là da venire.

Tornando coi piedi sulla terra matrigna che è la nostra realtà quotidiana, il progresso collettivo sarà quantomeno facilitato se, al netto degli insulti e degli atteggiamenti pseudorivoluzionari di alcune frange tutt’altro che esigue dell’opinione pubblica, ben rappresentate da movimenti presenti in Parlamento e tuttavia con la pretesa di esserne fuori per pura captatio benevolentiae e conseguente conquista del voto ‘di protesta’, verrà progressivamente smantellato un altro approccio molto di moda oggi.

Parlo di un sentimento che definirei ‘attendismo agnostico‘, caratterizzato da un atteggiamento di distacco, a priori, da parte di uno strato oggi per me maggioritario nel Paese. Quello che John Fitzgerald Kennedy negli anni sessanta stigmatizzò col passaggio oratorio, passato alla storia, nel quale esortava il Paese a chiedersi cosa potesse fare per il suo stesso bene, e non viceversa.

Indubbiamente, la fiducia del popolo italiano nella politica e negli interpreti che l’hanno calpestata indegnamente per tanto tempo è ben oltre il livello di guardia. Ma mai come ora è il momento di vincere questo pur giustificatissimo disgusto per favorire il colpo di reni di cui gli italiani si sono sempre dimostrati capaci nel momento del massimo bisogno.

In uno dei più bei romanzi di Murakami, ‘Kafka sulla spiaggia‘, il protagonista compie un visionario viaggio nel paese dei gatti, dei quali, in virtù di un misterioso prodigio risalente alla sua infanzia, è in grado di comprendere il linguaggio felino e a sua volta di farsi capire. Auguriamoci che il nuovo Premier sappia interpretare e finalmente risolvere l’enigma secolare del gattopardo, sovrano incontrastato della giungla italiana.      

 

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