giovedì, Maggio 6

MUD, un voto per il cambiamento field_506ffbaa4a8d4

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Caracas – Come previsto dai sondaggi, l’opposizione in Venezuela, riunita nel Tavolo dell’Unità Democratica (MUD) ha vinto le elezioni che si sono svolte il 6 dicembre ottenendo 112 seggi contro i 55 del gruppo al governo. Fin dalle prime ore gli elettori sono andati alle urne, per poi far segnare l’incredibile dato del 74,25% di affluenza, una cifra mai toccata prima per una elezione. Dopo il primo bollettino ufficiale, uscito dopo la mezzanotte e mezza, Jesús Torrealba, coordinatore del MUD, ha letto un comunicato nel quale la coalizione di opposizione si impegna a rispettare chi la pensa diversamente e a mantenere le conquiste sociali del popolo. E al governo ha inviato un messaggio chiaro: «Il popolo non tollera nemmeno la più piccola deviazione dai princìpi che sono sanciti dalla Costituzione. Mai più! Basta! Rispettate la decisione del popolo». Da parte sua, il presidente Nicolas Maduro ha parlato alla Nazione poco dopo. Anche se non ha negato la sconfitta, ha insistito sul fatto che ciò era dovuto al compromesso dell’opposizione con gli Stati Uniti e alla ‘guerra economica’: «La strategia di violare la fiducia collettiva, creata da un capitalismo sfrenato, che nasconde i prodotti in una guerra senza pari».

 

Nuova Assemblea

I 112 deputati dell’opposizione sono stati scelti in tutti gli stati del territorio nazionale. E’ incredibile come a Caracas, la capitale del Paese, dove si sceglievano 9 deputati, la MUD ne ha ottenuti 8: anche nelle zone dove l’opposizione non aveva mai guadagnato dal 1998 sono risultati vincitori, perfino nel centro dove votava il presidente Chávez e dove domenica ha votato il presidente Maduro il partito di governo ha perso. Nello stato di Barinas, culla del chavismo, dove nacque e crebbe Hugo Chávez e vivono i suoi genitori e fratelli, uno dei quali è l’attuale governatore, dei sei posti in palio il MUD ne ha conquistati 5. Neanche un fratello dell’ex presidente Chávez ha potuto nulla contro i candidati dell’opposizione. Nello stato dello Zulia, che basa la sua economia sul petrolio, dei quindici seggi in ballo il MUD ne ha ottenuti 13. E nello stato di Miranda, governato da Henrique Capriles Radonski, il concorrente di Nicolas Maduro alle elezioni dell’aprile 2013 in seguito alla morte di Chavez, l’opposizione ha vinto sette dei dodici seggi. In altri come Amazonas, Aragua, Mérida, Nueva Esparta, Tachira e Vargas, il partito al governo ha vinto solo un seggio.

La vittoria dell’opposizione si è avuta grazie alla partecipazione di oltre 7.700.000 di elettori, mentre i candidati governativi hanno ottenuto circa 5.500.000 di elettori, dunque oltre due milioni di differenza. L’alleanza di opposizione in questa occasione è stata favorita dai cambiamenti predisposti dal partito di governo per assicurarsi la vittoria alle elezioni parlamentari del 2010 in circuiti dove erano storicamente più forti, ma questa volta proprio questi hanno votato contro.

 

Compiti da assolvere

La nuova Assemblea, che si insedierà ufficialmente il 5 gennaio 2016, dovrà, secondo i nuovi deputati, riprendere le sue funzioni legislative e di controllo, oltre ad occuparsi del dibattito sui temi che colpiscono maggiormente i cittadini. La prima legge che viene annunciata è l’amnistia, per dare libertà ai carcerati politici, tra i quali l’emblematico leader Leopoldo López e i sindaci Antonio Ledezma e Daniel Ceballos, oltre agli studenti che protestarono contro il governo all’inizio dell’anno scorso.

Di parla anche della ricomposizione dei poteri pubblici, tra questi il Consiglio Nazionale Elettorale, il quale non gode di credibilità tra i cittadini. Tuttavia, assicurano che si adegueranno alle norme costituzionali. «Abbiamo una maggioranza qualificata e la eserciteremo con responsabilità, senza prepotenza e senza colpire nessuno», ha assicurato Jesús Torrealba a due giorni dal voto. Nonostante l’ampia maggioranza di voti ottenuti dall’opposizione, il governo non sembra essere disposto a dialogare. In nuovo intervento pubblico, il presidente Maduro ha già anticipato che vieterà l’amnistia che hanno in progetto i nuovi deputati ed ha annunciato che decreterà una legge di stabilità lavorativa per gli anni 2016, 2017 e 2018. Preludio della lotta di poteri che potrebbe evidenziarsi a partire dal 5 gennaio prossimo.

Traduzione di Daniele Petroselli

 

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