lunedì, Ottobre 25

Mozzarella di bufala, l’oro bianco è made in Campania: difendiamolo field_506ffbaa4a8d4

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Quarto formaggio Dop italiano per volume e terzo per valore della produzione. La mozzarella di bufala campana incontra il gusto di tutti sia in Italia che all’estero. Basta dare un’occhiata ai dati forniti dal Consorzio di tutela del formaggio Dop per rendersene conto: nel 2015, la produzione della mozzarella di bufala campana a denominazione di origine protetta è aumentata del 7%, con conseguente crescita sia del fatturato alla produzione (dai 310 milioni di euro del 2014 ai 330 del 2015) sia di quello al consumo (da 515 milioni di euro a 540).

Il più importante marchio Dop del Centro Sud d’Italia nel 2015 ha immesso sul mercato oltre 41 milioni di chili di mozzarelle di bufala campana certificate. Con oltre 160 milioni di chili di latte trasformato nei 102 caseifici coinvolti, che lo hanno acquistato nei 1371 allevamenti iscritti all’organismo di controllo, l’oro bianco campano si conferma come il quarto formaggio Dop italiano per volume e terzo per valore della produzione. Il 50% della produzione lattiera e della trasformazione avviene in provincia di Caserta.

Questo trend della mozzarella di bufala campana Dop, sembra dipendere da due aspetti in particolare, ovvero, dalla cultura delle materie prime di qualità legate al territorio e dal forte aumento a livello mondiale del mercato dei formaggi freschi. Due fattori di fondamentale importanza che la mozzarella di bufala campana Dop sta dimostrando di saper cogliere. Ma non finisce qui, positivi sono anche i risultati che riguardano l’esportazione della nostra mozzarella, la quale va ad influenzare un aumento del 25% della produzione totale. Tale risultato è strettamente connesso all’aumento di popolarità del prodotto nei mercati europei, come la Germania (che assorbe il 27% delle spedizioni) seguita dalla Francia (25,7%), dal Regno Unito (11,5%), dagli Usa (9,3%) e dai Paesi Bassi (8,8%). Ma si stanno aprendo anche nuovi mercati come il Medio Oriente, Sud Africa e America Latina.

E in linea con il progressivo rafforzamento produttivo e di mercato ma soprattutto per mettersi alle spalle fenomeni come lo scandalo diossina o l’emergenza delle mozzarelle blu, è aumentata in questi anni anche l’attività di vigilanza svolta dal Consorzio di Tutela Mozzarella di bufala campana, tanto in Italia che all’estero. Entro i confini nazionali infatti dai 362 controlli l’anno effettuati nel 2012 lo scorso anno si è passati a 454 visite ispettive (+4% rispetto al 2014 ma +25% in quattro anni).

Quindi obiettivo principale per questo nuovo anno sarà l’ottimizzazione dei sistemi di controllo, vigilanza, tutela e regolamentazione dei volumi relativi alla mozzarella di bufala campana dop, come sottolinea Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana: “Questo trend positivo porta però a sviluppare una profonda riflessione. È necessario, per tutelare tutti gli anelli della filiera, ragionare sulla possibilità di regolamentare i volumi produttivi, quindi fare squadra all’estero per la tutela dei prodotti Dop e Igp. Il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop è infatti uno dei 5 consorzi, insieme a Parmigiano reggiano, Grana padano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena, ad essere fautore di un progetto realizzato con la regia dell’Aigc (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche), volto a creare un’intesa tra i vari consorzi di tutela. L’obiettivo è realizzare un monitoraggio presso le catene della Gdo europea a caccia di imitazioni ed evocazioni. Il progetto, avviato lo scorso anno, conta di realizzare 6.500 controlli nel biennio 2015-2016, mettendo sotto la lente oltre 20mila referenze”.

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