lunedì, Maggio 17

Mozambico: spese militari segrete finanziate da banche estere field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Il Governo mozambicano, nel 2013, ha ottenuto un prestito di 850 milioni di dollari da due istituti finanziari privati: il Credit Suisse e l’istituto bancario russo VTB per rilanciare il settore della pesca collegata all’industria agroalimentare. Il rilancio è stato affidato ad una compagnia statale mozambicana, la Empresa Mocambicana de Atum EMATUM. Il progetto pilota era concentrato presso le acque territoriali del porto di Maputo, dove era stata progettata l’industria della lavorazione del tonno. Un progetto teso a salvare i pescatori mozambicani, diminuire la disoccupazione giovanile e interrompere l’economia coloniale dove il tonno veniva esportato subito dopo la pesca da compagnie europee e asiatiche. Il finanziamento ottenuto doveva servire per acquistare moderni battelli da pesca e installare la fabbrica di lavorazione del tonno.

A distanza di tre anni il progetto pilota (che doveva essere replicato in altre realtà costiere del Paese) risulta un totale fallimento. Secondo il bilancio aziendale del 2015, pubblicato da EMATUM, la flotta di 24 battelli comprati con il finanziamento ottenuto e la relativa industria di lavorazione, sono stati in grado d’immettere sui mercati nazionale e regionale una quantità di tonno lavorato pari a 450.000 dollari, corrispondente al 2,5% delle vendite calcolate nello studio di fattibilità che stimava vendite per 18 milioni di dollari. In compenso, il credito ottenuto da VTB e da Credit Suisse corrisponde al 80% del prodotto interno lordo, aumentando del 22% il debito estero. Una situazione che ha portato il Governo di Maputo a chiedere una dilatazione dei tempi di rimborso ai due istituti finanziari privati occidentali, accettando un aumento degli interessi annuali pari ora al 14,4%. Aumento che mette in serie difficoltà la capacità del Paese africano di onorare il rimborso del prestito ricevuto senza aumentare le tasse e diminuire il tenore di vita della popolazione.

Quali sono state le cause di questo clamoroso fallimento che ora pesa sulle spalle dei contribuenti e compromette la crescita economica e sociale del Paese africano? Corruzione? Incompetenza nella gestione industriale? Crollo dei prezzi del tonno sui mercati internazionali? Diminuzione del potere d’acquisto dei consumatori? Nulla di tutto ciò. Il clamoroso fallimento è dovuto da un piano segreto di armamenti concepito dal Governo mozambicano, del quale Credit Suisse e VTB erano a conoscenza. Dal credito ottenuto, 622 milioni sono stati dirottati per l’acquisto di materiale militare per rendere più efficiente e moderna la flotta militare mozambicana. Il dirottamento di fondi per fini esterni a quelli dichiarati dal progetto è stato attuato in totale segreto. Le sole entità al corrente dell’affare erano il Governo mozambicano, i due istituti finanziari privati svizzero e russo,  i cantiere navali francesi della Constructions Mecaniques de Normandie – CMN e il Governo francese.

La CMN aveva ricevuto l’incarico di consegnare alla EMATUM 50 battelli da pesca. Al contrario ha consegnato al Mozambico solo 24 battelli. Il saldo del pagamento ricevuto in tre tranche dalla Banca Centrale di Maputo è servito per consegnare alla Marina Militare del Mozambico due navi da guerra Interceptor e un sistema radar moderno da installare sulle altre navi da guerra e pattugliamento costiero a disposizione della Marina Militare. L’acquisto è stato gestito da una seconda compagnia statale mozambicana, interno della industria bellica, la Proindicous che non risulta firmataria del prestito contratto dai due istituti finanziari occidentali.

La truffa ai danni dei contribuenti mozambicani è stata rivelata grazie all’associazione di monitoraggio sulle attività illecite delle multinazionali Corpwatch.org,  e da due inchieste condotte separatamente dal quotidiano americano ‘Wall Street Journal‘  e dall’associazione Jubilee Debt Campaign impegnata a rinegoziare i debiti contratti dai Paesi del Terzo Mondo e favorire la cancellazioni di debiti divenuti insolvibili o contratti da precedenti regimi dittatoriali per finanziare attività belliche e repressione delle proprie popolazioni.

La rivelazione giunge nel momento più inappropriato per la vita politica del Paese africano. Dal 2015 il Mozambico è vittima di una svalutazione della moneta nazionale che ha portato ad aumenti del 60% dei prezzi dei beni primari – generi alimentari, trasporto, sanità, educazione. Aumenti che hanno creato un malcontento sociale sfogato in varie manifestazioni e scioperi regionali o nazionali che hanno conosciuto dura risposta da parte dell’esercito e della polizia.

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