Mozambico: omicidio di Stato per un giornalista?

Armando Emilio Guebuza è una figura controversa del potere mozambicano, spesso odiato da una consistente percentuale della popolazione e dai veterani della rivoluzione. La sua carriera politica è costellata da abusi di potere e affari clientelari. Alla fine degli anni Settanta impose l’assurda vendetta contro la comunità portoghese passata alla storia con il nome di “24 20” in quanto il nuovo potere rivoluzionario decretò l’espulsione forzata di tutti i portoghesi presenti nel paese in 24 ore e con l’obbligo di portare con se solo 20 kg di oggetti personali. Successivamente Guebuza sviluppò il programma altamente impopolare denominato Operazione Produzione dove i disoccupati urbani furono letteralmente deportati nelle zone rurali del nord del Mozambico e costretti a divenire contadini.

Sospetti gravano su Guebuza di aver depistato le indagini del Politburo del FRELIMO sulle circostanze dell’incidente aereo avvenuto in Sud Africa che causò la morte del presidente Machel.  Molti membri del partito e i veterani della rivoluzione lo accusano di essere l’ispiratore dell’abbandono dell’economia socialista influenzando le scelte del presidente Joacquim Chissano al fine di raccogliere vantaggi personali grazie all’acquisto di aziende statali praticamente svendute. Accuse mai dimostrate ma coincidenti con l’ascesa al mondo dell’imprenditoria e dell’alta finanza di Guebuza, divenuto l’eminenza grigia del nuovo corso capitalistico del FRELIMO e uno dei tre uomini più ricchi del paese. Anche le sue elezioni furono costellate da forti sospetti di corruzione e di compera dei voti. Molti osservatori elettorali nazionali ed internazionali criticarono la Commissione Nazionale Elettorale per aver condotto elezioni poco trasparenti favorendo Guebuza.  Attualmente l’ex presidente avrebbe consolidato non chiari affari nel sud del paese riuscendo ad appropriarsi di importanti giacimenti di gas naturale grazie a delle società fantasma da lui controllate.

L’insolito omicidio del giornalista Paulo Machava ha alte probabilità di essere legato alla scia di morte dell’eminenza grigia del Mozambico e alla persecuzione dei due giornalisti. Il rischio di pesanti implicazioni politiche è ben consapevole alla associazione internazionale Comitato della Protezione dei Giornalisti (CPJ) che sta seguendo personalmente il caso. «Condanniamo l’orribile assassinio di Paulo Machava lanciando l’appello alle autorità e alla polizia di condurre indagini indipendenti sul crimine per identificare i motivi e i mandanti. L’assassinio di Machava è un gravissimo episodio in un paese appena uscito da un ventennio di guerra che deve essere concentrato a rafforzare la democrazia» ha affermato Sue Valentine Coordinatrice Africa del CPJ.

Il Comitato della Protezione dei Giornalisti è una associazione internazionale che promuove la libertà di stampa a livello mondiale e difende i giornalisti e i reporter da rappresaglie contro la loro attività di informazione. CPJ assume la difesa di ogni giornalista perseguitato, incarcerato, esiliato, rapito o ucciso assicurando copertura legale e vaste campagne di sensibilizzazione internazionali. Il CPJ è stato fondato nel 1981 da un gruppo di giornalisti di guerra americani che attirarono l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale nella campagna del 1982 in difesa dei giornalisti inglesi Simo Winchester, Ian Mather e Tony Prime arrestati in Argentina a causa dei loro reportage sulla guerra delle Falkland, riuscendo a farli liberare.

«Il giornalismo gioca un ruolo vitale nel rapporto tra il Governo e i suoi cittadini. Quando un giornalista è ridotto al silenzio è l’intera popolazione ad essere repressa. Proteggendo i giornalisti si protegge la libera espressione e la democrazia». Questo il motto di CPI che svolge un ruolo di primaria importanza in difesa dei giornalisti, non solo quelli uccisi o imprigionati in Burundi, Congo, Medio Oriente e in altre parti del mondo, ma di tutti i giornalisti che subiscono vendette meno capitali ma altrettanto efficaci come vedersi cancellato senza spiegazioni il loro profilo pubblico su Facebook a causa degli articoli da loro pubblicati e non apprezzati dai poteri forti.