lunedì, Settembre 20

Movimento 5 Stelle: piatto ricco mi ci ficco «Follow the money», anche nel caso del Movimento 5 Stelle è una utile bussola che aiuta a capire quello che succede

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Raccomanda Alexandre Dumas padre nel suo ‘I Mohicani di Parigi‘: «Il y a un femme das toute les affaires; aussitot qu’on me fait un rapport, je dis: ‘Cherchez la femme’»; e lo si può così tradurre: «C’è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: ‘Cherchez la femme’». A questa piccola ‘regola’, ne va aggiunta un’altra, non meno preziosa, quella che ‘Gola Profonda’ suggerisce a Bob Woodward e Carl Bernstein, i due cronisti della ‘Washington Post‘, per guidarli a smascherare le bugie di Richard Nixon: «Follow the money», seguite il denaro. In attesa di trovarla, la donna, c’è però il denaro. Quasi sempre è una stella polare che indica il Nord. Anche nel caso del Movimento 5 Stelle è una utile bussola che aiuta a capire quello che succede, è successo; e succederà.

La kermesse riminese si conclude in un modo che i loro promotori probabilmente non immaginavano. Non è un boomerang, ma è comunque qualcosa di simile. Il leader fondatore Beppe Grillo annuncia di fare un passo indietro, perché ‘largo ai giovani’. Si ritaglia un ruolo di padrenobile‘, affida la premiership del movimento a Luigi Di Maio vincitore di primarie che hanno il singolare primato di essere una consultazione che più farlocca non si potrebbe: è candidato alla nomina di premier; il piccolo particolare è che in Italia non è prevista una simile figura. La Costituzione prevede che sia il Presidente della Repubblica, al termine di consultazioni dopo le elezioni, a individuare la persona che ritiene più opportuna per la formazione del Governo. Dopo averlo nominato, se la persona individuata, e previa altre consultazioni con possibili formazioni politiche disposte a formare una maggioranza, si presenta alle Camere. Espone un programma, e se ottiene la fiducia di deputati e senatori, governa. Così funziona. Aver eletto Di Maio con una elezione elettronica fortemente sospettata di rischio ‘inquinamento’ hacker, e a cui hanno partecipato comunque poche migliaia di ‘elettori’ con un clic, lascia davvero il tempo che trova. Non si sono lasciati perdere l’occasione di insultare e aggredire i giornalisti, salvo poi dissociarsi e chiedere scusa. Ma poche ore prima non era stato lo stesso Grillo a dire che avrebbe volentieri divorato i giornalisti per poter poi avere il piacere di evacuarli?

Per inciso: si tratta di un partito che non è neppure un partito in senso tecnico, il cui padre-padrone è, e continuerà ad essere, Grillo; un partito che ha un amministratore delegato, quel Davide Casaleggio che ha ereditato dal padre la Casaleggio associati. Neppure Silvio Berlusconi, che pure aveva riversato metà e oltre della sua Fininvest in Forza Italia, ha fatto tanto.

Di Maio: sbaglia i congiuntivi, con noncuranza parla di Augusto Pinochet come dittatore del Venezuela… degno leader di un movimento strampalato, che partorisce un Sindaco come Virginia Raggi che coccola e protegge; e per contro espelle per reati inesistenti lo stravotato Sindaco di Parma Federico Pizzarotti. Uno bravo, ne avevano. L’hanno cacciato. Complimenti.

Analisti ed osservatori ammoniscono che nonostante tutto, il movimento dei pentastellati nei sondaggi continuano a viaggiare vicino al 30 per cento. Si spiega senza troppe equazioni scientifiche: è lo stesso meccanismo che ha premiato Donald Trump: fanno ridere, sia pure con smorfie. Gli altri, i loro avversari, fanno piangere.

Cercano di accreditarsi come ilnuovoche avanza; alternativa di una classe politica capace di tutto e buona a nulla. Sono, per loro stesso riconoscimento, dilettanti e non professionisti della politica. Ma questo non è titolo di merito, tutt’altro. La politica, amministrare e governare un Paese, prendere o non prendere decisioni destinate a influire sul destino di milioni di persone, richiede professionalità, capacità, merito. Chi è incapace di fare una O con un bicchiere non può rivendicare questa sua incapacità come titolo di merito.

Finita la festa riminese, ora vengono i problemi. Di Maio non ispira alcuna fiducia ai tanti poteri concreti ed effettivi in Italia e al di là dei confini nazionali. Problemi di immagine, di identità; di spessore che manca. E non solo. Si mormora, si sussurra di un Beppe Grillo, padrone del simbolo elettorale e dei guadagni che ne derivano, ai ferri corti con Davide Casaleggio.

‘Follow the money’, si diceva. Una questione che già si era posta quando era in vita il padre di Davide, Gianroberto Casaleggio. Ne parlano nel loro libro ‘SupernovaNicola Biondo e Marco Canestrari, nel capitolo ‘L’ultima telefonata’: Grillo se la prende con Casaleggio padre perché cominciano a fioccare guai giudiziari, in particolare querele soprattutto. «Questa roba, chi la paga?», chiede Grillo; e di fronte a dichiarazioni e comportamenti evasivi, le prime frizioni, le prime insofferenze.
Le querele crescono, aumentano le richieste di danni da parte di espulsi e cacciati dalle liste elettorali, per tutti i casi delle liste a Genova e Palermo. Richieste per milioni di euro; e nell’aria la voce di malumori tra Grillo e Davide Casaleggio, smentiti ufficialmente, ma in modo da legittimare altri sospetti, più che fugarli… A Rimini pare che la questione si sia di nuovo posta. «Se io passo tutto nelle mani di Di Maio, poi chi pagherà il pregresso?», sembra abbia chiesto Grillo a Casaleggio junior.
La risposta non deve aver troppo convinto Grillo
, che ha girato i suoi dubbi e interrogativi a un pool di avvocati e commercialisti. Vuole vere un quadro della situazione economica per quel che riguarda i risarcimenti da querele e i guadagni ricavati dal simbolo del Movimento e il relativo merchandising. Qualche conto, si sussurra, non torna. Insomma, la posta, in senso letterale, è alta; il piatto è ricco.

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