lunedì, Agosto 2

Movida, ma quanto pesi Economia notturna

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Solo pochi giorni fa, il sindaco di Firenze Dario Nardella ha annunciato di voler organizzare un vertice europeo sul tema della movida i cui effetti collaterali, ove non ben gestiti , stanno mettendo in difficoltà le amministrazioni di molte località piccole e grandi, italiane ma non solo. Da noi, si parla di Padova, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Lecce, Gallipoli, Palermo solo per citare qualche esempio di cui si può facilmente trovare conferma su web e giornali.

Di cosa stiamo parlando? Di un fenomeno che riguarda la frequentazione notturna di bar, pub, locali vari, discoteche, e la cui iperbole, data dalla notevole concentrazione di questi esercizi in alcune zone delle città e dei paesi, richiama grandi assembramenti di persone nello spazio di una piazza, di una o di qualche strada. Nel quadrilatero romano o nel quartiere di San Salvario a Torino, a Milano alle Colonne di San Lorenzo o in corso Como, nel quartiere dell’Arco della Pace, a Roma a Trastevere, al Testaccio, a San Lorenzo, al Pigneto, e poi a Gallipoli che d’estate vede passare la sua popolazione da 23mila a 500mila persone, nel vecchio borgo storico di Milazzo, dove una dozzina di locali in 400 metri di strada hanno trasformato un quartiere nel ritrovo dei giovani provenienti da tutta la provincia e nel riferimento dei turisti con scorno degli abitanti, e di molti altri casi ancora.

E parliamo di un comparto economico in cui gli 8354 locali esistenti impiegano circa 20mila dipendenti diretti e generano, secondo i calcoli di Confesercenti, un fatturato annuo complessivo di 2,6 miliardi di euro (310mila euro medi per attività).

In molti apprezzano la movida – il cosiddetto popolo della notte conta su circa 20 milioni di persone (stima Confesercenti) – perché rende “vive” le città e i paesi contribuendo in alcuni casi a ‘riqualificare’ quartieri dei vecchi centri storici e riportando anche un interesse immobiliare. Contemporaneamente, molti la detestano perché spesso produce inquinamento acustico e disturbo sino a tarda notte per i residenti dei quartieri nei quali vive la movida e degrado dello spazio urbano. Annessi problemi di alcolismo, spaccio di droga, infiltrazioni mafiose danno filo da torcere alle amministrazioni locali ormai messe in difficoltà anche dalla necessità di trovare il giusto equilibrio tra le diverse esigenze: la libertà all’intrapresa, la libertà di far tardi la notte e, infine, quella di chi, al contrario, preferisce andare a dormire in un orario non troppo avanzato della serata.

Definirei questo fenomeno” dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari “come una opportunità con effetti positivi all’80% e negativi al 20. Buone infatti le ricadute in termini economici e urbanistici, perché l’apertura di locali contribuisce alla riqualificazione di zone un tempo dimenticate. Ma bisogna sapere che esiste una soglia di compatibilità con il contesto, i residenti soprattutto, che non si deve oltrepassare”. Mario Breglia cita poi il caso di via Tortona a Milano: divenuta una zona frequentata anche la sera con l’apertura soprattutto di ristoranti, e dove abitazioni da 2mila euro al mese ora ne valgono 5mila e più.

Come siano la buona o la cattiva movida è chiaro a tutti. E lo è ancor di più da quando, nel 2013 Confcommercio ha presentato una articolata ricerca che ne fotografa tutti gli aspetti. “Collaboriamo con le amministrazioni, con iniziative diverse incluso un codice di autoregolamentazione, perché la vita notturna contenga le sue ricadute sulla vita dei residenti” aggiunge Fabrizio Pasca, presidente del Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) il sindacato specializzato in seno a Confcommercio “Quella cattiva, fatta anche di concorrenza sleale e gioco al ribasso ci crea grossi problemi economici”. La collaborazione tra i diversi attori porta risultati. Il caso più eclatante in questo senso quello di Gallipoli dove il sindaco ha potuto emanare un’ordinanza che prescrive il giusto scaglionamento degli orari di apertura e di somministrazione fra le tipologie di pubblico esercizio (spiacce, bar, discoteche) creando il giusto equilibrio tra le diverse esigenze, mettendo ordine in una movida sfuggita di mano. L’ordinanza fa parte di un progetto avviato quasi tre anni fa grazie a un finanziamento europeo con l’obiettivo di creare una rete di responsabili della legalità attraverso la costituzione di banche dati destinate ad assicurare la circolarità di tutte le informazioni necessarie ad assicurare il rilascio in tempi rapidi delle informative antimafia.

In effetti, per i comuni, e i sindaci che hanno l’unica arma dell’ordinanza per cercare gestire la movida, trovare il giusto mix tra le esigenze è operazione che richiede l’equilibrio di un funambolo alle prese con una corda lasca, vista anche l’impronta liberista impressa negli ultimi anni da importanti provvedimenti nazionali relativi al commercio che lasciano totale libertà di collocazione delle attività (legge Bersani) e di orario di apertura (decreto Salvaitalia). A Torino, per un intervento del Comune con ordinanza sull’ora di chiusura nel quartiere di San Salvario, fissato alle due per i dehors e alle tre per i locali, gli addetti ai lavori hanno presentato un ricorso al Tar, poi respinto. In quella città, dice Confesercenti, circa 500 locali sono attivi nelle diverse zone cittadine identificati come luoghi di “movida” e danno lavoro a 2.500 dipendenti diretti oltre a un indotto di 1500 addetti totalizzando un giro d’affari totale di 175 milioni. In quel caso, la perdita di due ore di apertura in orario serale produrrebbe la dissipazione di un monte-re di lavoro complessivo annuo di 1.825.000 ore (calcolando una media di cinque dipendenti per locale) e la perdita fra 200 e 400 posti di lavoro. “L’effetto di un’estensione generalizzata delle ordinanze antimovida che prevedono chiusura anticipata” è la precisazione dell’ufficio stampa della confederazione “con un taglio complessivo di quasi 22 milioni di ore genererebbe una perdita globale di 650 milioni di euro”.

Resta il fatto che chi abita nei quartieri della movida, dove la grande concentrazione di avventori produce un degrado più veloce e marcato rispetto ad altre zone della città, teme di veder ridotto l’appeal del proprio oggetto immobiliare e di conseguenza anche il suo valore. “A Milano è opportuno fare alcuni distinguo” dice a questo proposito Antonella Gresia, direttore commerciale del network John Taylor specializzato in immobili di medio alto pregio “la richiesta è alta nelle zone che la sera sono animate, come Brera, ma dove la movida non è chiassosa”. Scarso l’interesse per corso Como, ritenuto caotico nelle ore serali, buona l’attenzione a corso Garibaldi. “Trattiamo poco anche la zona dei Navigli” aggiunge Gresia: “lì la movida è più rumorosa e l’offerta molto abbondante. Mentre abbiamo richieste per corso di porta Ticinese, ma non nei pressi delle Colonne di San Lorenzo a causa dei grandi assembramenti serali di persone”.

A Torino, la vita notturna, prima concentrata nel cosiddetto quadrilatero romano, si è in parte trasferita nel quartiere di San Salvario, dove oggi i valori oscillano tra i 1300 e i 2500 euro. “La forte presenza di locali” spiega Aurelio Amerio, presidente provinciale Fiap (federazione italiana…) “genera proteste da parte dei residenti, ma in questo caso il quartiere ha un target di acquirenti ben preciso e i vecchi abitanti si consolano pensando che oggi possiedono un oggetto di il cui valore è decisamente aumentato e che ha un mercato”.

La presenza della movida può avere ricadute interessanti quando si parla di locazione di stanze per studenti. Una ricerca di Immobiliare.it mostra come la variabile che rende più appetibile una casa agli occhi degli studenti universitari e anche dei giovani lavoratori sia la vicinanza all’università o alle zone della movida serale più che l’effettivo stato dell’immobile, il numero di inquilini che può ospitare o il valore dell’arredamento. “Il profilo del conduttore” spiega Guido Lodigiani, direttore corporate e ufficio studi i Immobiliare.it “è in genere quello di una persona che viene da fuori e che non dispone di un’auto per spostarsi, soprattutto la sera quando i mezzi sono meno efficienti. I quartieri frequentati la sera, danno inoltre l’idea di un contesto sicuro”. Diversa la situazione, conclude Lodigiani, quando si parla di acquisto: “in quel caso la movida sregolata rappresenta un problema, soprattutto quando l’acquirente non è giovanissimo”.

 

 

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