sabato, Luglio 31

Motoscafi e barconi: l’apogeo del traffico cubano

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La via di fuga più usata è costituita da motoscafi con motore potente ed è organizzata dagli Stati Uniti”; queste sono le parole di un giovane trentenne dell’Avana che conosce ciò che anche molti altri cubani sanno di questi altri rapporti tra Cuba e gli Stati Uniti, che non si sono raffreddati con il passare del tempo. “Può capitare, però, sebbene più raramente, che la gente se ne vada anche con i propri mezzi: costruiscono una zattera e si lanciano al mare”, dice rispetto alla traversata dei classici ‘balseros’, rispetto ai quali si raccontano e si documentano infinite storie in Messico.

Il fatto che i cubani siano arrestati in territorio messicano mentre cercano di raggiungere gli Stati Uniti, ormai non fa neppure più notizia. I cubani hanno cominciato a utilizzare il Messico come zona di transito nella loro fuga da Cuba, verso il nord America, non appena si sono cominciati a sentire gli effetti dell’embargo statunitense fin dagli anni Sessanta.

L’annuncio della ripresa dei rapporti tra Raúl Castro e Barack Obama, oggi leader dei rispettivi Paesi, anticipa la possibilità di maggiori benefici per i cubani, soprattutto per l’arrivo di merci e per i viaggi di cittadini statunitensi che possono far esplodere l’industria del turismo. Tuttavia, le intenzioni espresse in dicembre non hanno fermato il flusso migratorio illegale, via mare degli isolani, nonostante le speranze di apertura diffuse all’inizio dell’anno.

Il 9 gennaio 2015 quello che sembrava un battello fantasma è giunto al ‘Muelle de Chocolate’, di Puerto Progreso nello Yucatan. Vi viaggiavano otto cubani, una di loro era una donna, e gli abitanti del luogo hanno prestato loro subito gli aiuti necessari. Sembrava impossibile che quell’imbarcazione, fatta di lamiera, fosse in grado di sopportare il peso di otto persone. All’interno vi erano semplicemente alcune aste orizzontali che costituivano una sorta di sedile, in cui a quanto pare prendevano posto gli esiliati volontari.

Quei cubani, secondo un comunicato delle autorità municipali alcune ore dopo il loro approdo, sono partiti il 21 dicembre dalla Isla de la Juventud, in territorio cubano, a sud dell’isola, ma il maltempo li ha spinti verso le coste dello Yucatan. La loro destinazione era un’altra, ma è cambiata dopo 18 giorni di navigazione.

 

ROTTE E MAFIE

Il giovane intervistato ci dice che “in passato partivano dalla costa settentrionale (cubana), compresa tra Cárdenas e Caibarién. In particolare dalla zona costiera del nord di Villa Clara, che si trova tra Cárdenas e Corralillo. Oggi continuano certamente a partire da quella zona, più che da altre, ma non è più l’unico punto”. Secondo lui, i ‘balseros’ ormai salpano da diverse zone: dalle coste orientali e da quelle del sud. Il motivo, dice, è che le guardi di frontiera rafforzano la vigilanza lungo la costa nord, giacché è sempre stata la più utilizzata da emigranti illegali. I motoscafi rapidi di tipo ‘Cigarette’ fanno da protagonisti nell’esilio volontario intrapreso in modo più sofisticato dall’isola.

Su tale questione, il giovane intervistato racconta a L’Indro: “I cosiddetti ‘cigarrette’ cercano la gente qui, in genere qualcuno di Cuba fa da collegamento e un certo giorno, a una determinata ora, se ne vanno lungo la costa in un punto indicato in cui deve arrivare il motoscafo a imbarcarli. A volte sorge qualche inconveniente e non possono arrivare all’ora fissata”. Alcuni ci provano molte volte prima di riuscire. “Alcuni anni fa per questo trasporto chiedevano tra 8 e 10 mila dollari”, racconta. Ora però non conosce precisamente i prezzi del viaggio in ‘cigarrette’.

In Messico, il trasporto di cubani si nota in misura ben maggiore che un motoscafo all’Avana. Nel 2008, uno studio condotto nella Camera dei Deputati messicana ha portato alla luce il trasporto di illegali in yacht. È stato un gruppo di deputati del Partido Revolucionario Institucional (PRI), a proporre alla Camera il tema del traffico di cubani gestito da una potente rete che ha reso obsolete le barche dei pescatori. Secondo il rapporto legislativo in materia migratoria, gli yacht salpavano da Cancún, dall’Isla Mujeres e dall’Isla de Cozumel (che si trovano a meno di 300 chilometri da Cuba), verso acque limitrofe a Cuba per raccogliere i cubani in alto mare. Cambiavano loro gli abiti e fornivano documenti falsi per farli passare per turisti e introdurli in Messico con destinazione Stati Uniti.

Esattamente come molti dei ‘balseros’ cubani, coloro che emigravano in yacht non dovevano fare altro che raggiungere il territorio statunitense e avvalersi della legge ‘Piedi asciutti/Piedi bagnati’ (del 1995) che garantiva loro il soggiorno in quel Paese, appena raggiunta la terra ferma. Nel 2014, la Procuraduría General de Justicia dello Stato di Quintana Roo ha registrato otto inchieste aperte, legate al furto di imbarcazioni di lusso negli Stati Uniti.

Secondo le indagini condotte Cancún e l’Isla Mujeres fungevano da nascondiglio per le imbarcazioni, utilizzate nel traffico di cubani. Oltre a ciò, tra il 2008 e il 2012 ci sono stati due membri della cosiddetta ‘mafia cubana’ assassinati nella Penisola dello Yucatan, facendo emergere il controllo esercitato da un’organizzazione malavitosa, su questa attività: gli ‘Zetas’. Ciò è quanto accade per mare, ma in terra la rotta dei cubani senza documenti verso gli Stati Uniti, va dalla penisola dello Yucatan a Tamaulipas, nel nord del Messico. Una zona anch’essa controllata da cartelli della droga e della tratta di persone; soprattutto clandestine del Centroamerica.

 

CUBANI IN MESSICO

Secondo il Censimento della Popolazione in Messico 2010 (l’ultimo a livello nazionale), effettuato dall’Instituto Nacional de Geografía y Estadística (Inegi), in questo Paese vivono 12.108 cubani legalmente. Dieci anni prima (nel 2000) se ne sono contati 6.647, sempre legali. Oltre agli Stati Uniti e alla Spagna, anche il Messico è una meta dei cubani esiliati e non solo una zona di passaggio. «I cubani giunti legalmente in territorio messicano, almeno in teoria, possono semplicemente sottrarsi alle autorità messicane e diventare, in un batter d’occhio, un problema del governo nordamericano», sostiene su Cubanet, il regista teatrale e scrittore Wichy García Fuentes, un cubano stabilitosi a Sonora, nella parte settentrionale del Messico.

I dati relativi ai cubani in Messico privi di un permesso di soggiorno legale sono decisamente inferiori rispetto a quelli degli immigrati legali. Secondo le statistiche fornite dall’Unidad de Política Migratoria della Segreteria di Governo, attraverso l’Instituto Nacional de Migración (INM), per esempio, durante il 2014 sono entrati 2.097 cubani. L’autorità messicana, nel suo rapporto annuale, informa che gli oltre duemila cubani sono stati sottoposti a ‘procedura amministrativa di presentazione per il fatto di non poter dimostrare la loro situazione migratoria’.

Il mese in cui sono stati fermati più cubani migranti è stato settembre, in cui  318 sono stati messi a disposizione del INM. Il medesimo istituto informa che sui 2.097 cubani complessivi, ne sono stati deportati e/o rimpatriati al loro Paese di provenienza solo 203. Il mese in cui sono avvenute più deportazioni di cubani dal Messico nel 2014, è stato ottobre, con 87. Dal Chiapas sono stati rimpatriati 124 cubani, dalla Bassa California, 2; dal Distrito Federal 4; da Hidalgo 4; da Oaxaca 2; da Quintana Roo 18; da San Luis Potosí 3; da Tabasco 1; da Tamaulipas 5 e da Veracruz, 34.

Tutto ciò dimostra che il sud del Messico, oltre a essere una zona di passaggio, è un punto di residenza temporanea dei caraibici, mentre il centro e il nord del Paese sono aree in cui si fermano meno cubani che cercano di arrivare negli Stati Uniti. Quanto al resto dei cubani senza permesso di soggiorno, il rapporto annuale da poco presentato non specifica alcuna risoluzione; potrebbero essere riusciti con successo a stabilirsi in USA grazie alla politica dei ‘Piedi asciutti/Piedi bagnati’.

Dal 2008, il Messico e Cuba hanno un accordo secondo il quale i cubani trovati senza documenti nella Repubblica Messicana sono deportati sull’isola, in un termine massimo di 45 giorni. Alla fine del 2014 è stata apportata una correzione che non è ancora stata resa nota con precisione.

 

Traduzione di Marco Barberi

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