giovedì, Giugno 24

Mosul si infiamma contro Daesh field_506ffbaa4a8d4

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Un fattore interessante nel fenomeno della rivolta anti-Daesh è l’appartenenza dei miliziani ribelli, tutti appartenenti a tribù locali. I Foreign Fighters dello Stato Islamico sembrano essere maggiormente fedeli, preferendo comunque (in caso di disfatta) la diserzione alla ribellione; tutto ciò è pienamente comprensibile, in quanto per un convinto combattente straniero impugnare le armi contro i vecchi comandanti califfali significherebbe ritrovarsi isolato in un Paese straniero, braccato dai Governativi come un jihadista e dai salafiti come un traditore.

I rivoltosi anti Daesh sono tutti autoctoni, appartenenti a quelle tribù di Jubur che costituiscono la maggioranza della popolazione nord-irachena. Esponenti delle tribù Jubur, etnicamente arabi e di religione a maggioranza sunnita (specialmente nella zona di Mosul), hanno combattuto fin dagli anni passati contro le milizie jihadiste, andando a rafforzare le schiere dell’esercito iracheno e partecipando alle operazioni belliche contro il Califfato. Alcune famiglie, cadute in mano a Daesh, hanno vissuto e stanno vivendo all’ombra delle bandiere nere: l’avanzata delle truppe irachene, tuttavia, sta destando sopiti entusiasmi nazionali nella popolazione locale, incentivata anche dal fatto che la classe politica irachena, prima quasi totalmente composta da musulmani sciiti, si stia aprendo per accogliere anche esponenti delle fazioni sunnite. L’Iraq si rende così la Patria di tutti gli islamici.

La vicenda, trattata con enfasi dalle fonti irachene, è comunque un indicatore significativo di una sempre maggiore responsabilità da parte delle popolazioni sunnite arabe, le quali tendevano in gran parte ad essere spettatrici esterne del conflitto iracheno, combattuto tra un sedicente Stato Islamico salafita contro una forza governativa capeggiata da sciiti, entrambi ‘nemici naturali’ della compagine sunnita. La passività sta progressivamente lasciando il posto ad una reazione che da armata potrebbe diventare politica e che potrebbe trasformare le tribù sunnite in un elettorato attivo.

Discorso a parte meritano i Curdi, i quali, sebbene di maggioranza sunnita, si sono sempre distinti per la fiera opposizione a Daesh. I Curdi, rispetto al resto delle forze irachene, stanno combattendo una guerra parallela nella zona di Mosul, sperando di ottenere al termine del conflitto la nascita di uno Stato Curdo. Gli Iracheni, dal canto loro, hanno conferito agli esponenti curdi una rappresentanza politica consistente a  Baghdad, confidando in tal modo di raffreddare queste tendenze autonomistiche delle popolazioni di etnia curda.

Qualsiasi sia l’epilogo della ribellione in corso a Sud di Mosul, lo sviluppo della Storia irachena sta trasformando progressivamente lo stesso popolo: se il Governo iracheno avrà l’interesse (in nome della solidità statale) di incentivare queste spinte patriottiche sunnite, si potrebbe parlare presto di un ‘Risorgimento’ dell’Iraq.

 

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