mercoledì, Dicembre 1

Mosca, torna alla ribalta Kudrin

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Nel frattempo, la perdurante preoccupazione di preservare la stabilità finanziaria dopo averla in qualche modo ripristinata trattiene evidentemente il governo dal ricorrere oltre certi limiti a strumenti analoghi al ‘quantitative easing’ ampiamenti usato di recente in USA ed Eurozona. Eppure il premier Dmitrij Medvedev e i suoi collaboratori (nessuno o quasi osa, secondo tradizione, criticare espressamente Putin) sono sottoposti in proposito ad una forte pressione non solo da parte del partito comunista ed altri ambienti e gruppi più o meno nostalgici delle politiche economiche in auge nell’era sovietica, quando peraltro l’oggettiva esposizione ad influenze e condizionamenti esterni era pressocchè nulla in confronto a quella attuale.

Anche gli economisti di orientamento liberista rimproverano al governo e alla stessa Banca centrale, responsabile di tassi di interesse molto alti, di lesinare gli auspicati stimoli alla ricrescita. Lo ha fatto ad esempio Vladislav Inosemzev, denunciando la pochezza del piano statale anticrisi, varato in marzo, per il quale si prevedeva in partenza lo stanziamento di 830 miliardi di rubli successivamente ridotti a 350 e infine a soli 250 miliardi, per di più accompagnati dal lamento del ministero delle Finanze di non sapere dove trovare il grosso della somma. E ricordando, inoltre, che per combattere la crisi del 2008-2009 erano stati allocati quasi 3 mila miliardi di rubli, anche per coprire un’indicizzazione di salari e pensioni che oggi viene negata.

Se le difficoltà di reperire fondi possono non suonare pretestuose, da ogni parte si risponde sollecitando in primo luogo misure severe per troncare la sempre massiccia fuga di capitali all’estero, alle quali però si stenta o comunque si tarda, secondo ogni apparenza, a dare via libera per motivi essenzialmente politici. La questione chiama in causa soprattutto la fitta schiera di magnati ligi al Cremlino in cambio di privilegi e mano libera a vari effetti. Un docente di economia come Isaak Zagajtov, che non nasconde di rimpiangere almeno un pò il passato, arriva perciò a sostenere che ‘sediamo sulle spine non del petrolio ma degli oligarchi’ e a lanciare l’appello ‘liberate la Russia dagli oligarchi, disporrete di enormi riserve’. Non è escluso che qualche novità sia in arrivo anche a questo proposito dal momento che Putin, nell’ultima Linea diretta, soffermandosi sul come e quando uscire dalla crisi, ha dichiarato che “la cosa più importante è cambiare la struttura dell’economia”, perché altrimenti ci si riduce ad “aspettare miracoli”, dai prezzi del petrolio, col rischio che tutto rimanga come prima. Naturalmente i cambiamenti strutturali non si fanno a tamburo battente, ma è importante che vengano aperti i cantieri, e le parole del “nuovo zar” sembrano preludere ad una simile operazione, ormai da tempo attesa e sollecitata dagli esperti sia pure con aspettative di segno anche di segno assai diverso. Lo conferma del resto il ritorno in primo piano di un personaggio di grosso calibro come Aleksej Kudrin, già protagonista del boom economico russo in veste di ministro delle Finanze dal 2004 al 2011, quando uscì dal governo per contrasti con Putin e Medvedev, e avvicinatosi poi al movimento contestatore di quegli anni. Considerato per lo più un riformatore di stampo liberale, sarebbe certo l’uomo più adatto anche per contribuire al ricucimento dei rapporti non solo economici con l’Occidente.

Putin, che non aveva mai troncato le relazioni personali con il suo ex collaboratore per quanto critico della politica ufficiale, lo ha richiamato nella sfera del potere nominandolo innanzitutto vice presidente del Consiglio economico nazionale che assiste il capo dello Stato. Una nomina, forse, decisa un po’ contro voglia, per andare incontro a diffuse richieste, a giudicare da altre parole apparentemente allusive pronunciate da Putin a Linea diretta pur senza fare nomi: meglio non aspettarsi miracoli neppure da qualche mago o presunto tale. Poi però ha altresì assegnato a Kudrin la presidenza del Centro di elaborazioni strategiche, un organismo con competenze più specifiche e presumibilmente più concrete in quanto incaricato di definire i programmi di sviluppo a partire dal 2018. Mago o non mago, Kudrin dovrebbe quindi avere modo di mettersi sul serio alla prova sotto ogni aspetto e a tutti gli effetti, anche se non a breve scadenza, e di contribuire nel contempo a mettere alla prova anche i reali propositi del suo superiore, che rimangono tuttora da chiarire.

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