mercoledì, Dicembre 1

Mosca, torna alla ribalta Kudrin

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Il realismo, accompagnato da una lodevole trasparenza, sembra estendersi adesso anche alle previsioni riguardanti l’uscita dalla recessione e il ritorno alla crescita, non più improntate alla predominante preoccupazione di rassicurare la pubblica opinione e la gente comune dando prematuramente il peggio per ormai passato, additando ripetutamente una presunta luce in fondo al tunnel e così via. Governanti e il grosso degli esperti appaiono sostanzialmente concordi nel sottolineare i dati che autorizzano un relativo ottimismo senza però nascondere che per aggiustare adeguatamente le cose occorreranno ancora parecchio tempo e pazienza. Il rallentamento della recessione è in effetti già iniziato rispetto al -3,8% del 2015. Nel primo trimestre di quest’anno il PIL è calato del 2% e nel secondo dovrebbe ulteriormente ridursi, secondo la Banca centrale di Mosca, di almeno mezzo punto. Una sia pur timida ricomparsa del segno più si avrà, per generale consenso, solo nel 2017, ma intanto si registra con sollievo che l’attesa svolta è già avvenuta, tra febbraio e marzo, nella produzione industriale, quella agricola è aumentata del 3%, la costruzione di alloggi ha fatto segnare un record assoluto e sono sostenuti persino gli investimenti stranieri.

Qualsiasi previsione rimane tuttavia aleatoria, come ha riconosciuto implicitamente lo stesso Putin nell’ormai rituale maratona della sua Linea diretta con i concittadini a metà Aprile. Pur ponendo l’accento sui segnali positivi, il presidente della Federazione russa ha sentito il bisogno di assicurare che per ogni evenienza lo Stato dispone di riserve in valuta sufficienti a consentire all’intera popolazione di sopravvivere per quattro mesi senza lavorare. Più in generale, si può dire che il governo e gli organi statali si siano mossi sinora con successo per fronteggiare l’emergenza e scongiurare il peggio. E a questo proposito vanno sottolineati i meriti di una singola persona, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabjullina, già ministro dell’Economia dal 2007 al 2013, al cui operato ha reso omaggio l’’Economist’ definendo il suo istituto un “modello di gestione competente e tecnocratica’. Elogiata anche da un’esponente della Banca mondiale per ‘avere fatto ciò che è bene per il paese senza riguardo alla situazione politica‘, si deve soprattutto a lei il salvataggio dei conti pubblici dalla bufera rinunciando a difendere ad oltranza il rublo in modo da tenere a bada l’inflazione, ridotta dal 12% al 7%, consentire alle imprese di aumentare i profitti del 50% nel 2015 e creare così le premesse per la ripresa ordinando altresì la chiusura di centinaia di banche inefficienti (comprese alcune considerate ‘intoccabili’) e rafforzando quelle più solide.

C’è però il rovescio della medaglia. I conti pubblici sono stati salvati sostanzialmente a spese del tenore di vita della popolazione, che ha visto i redditi reali decurtati di oltre il 10% e la povertà sensibilmente aumentata, nonostante il ricorso all’espediente di abbassarne la soglia ufficiale. Con l’aggravante, poi, dell’ulteriore ampliamento del divario tra i più ricchi e i più poveri e dell’impopolarissimo miglioramento malgrado tutto delle retribuzioni dei pubblici funzionari. E’ proprio riferendosi a questo aspetto che membri del governo ed economisti concordano per lo più nel pronosticare che la crisi durerà almeno altri 2 o 3 anni, anche se non manca chi, come ad esempio l’accademico Aleksandr Nekipelov, avverte che quantificare il tempo necessario per recuperare il tenore di vita precrisi è difficile, se non impossibile, data le incognite relative alle influenze e ai condizionamenti esterni.

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