sabato, Giugno 19

E’ morto il ‘papà’ di Playboy, la fine di un’epoca è sancita Ieri è morto a 92 anni Hugh Hefner, la sua rivista è stata considerata forza motrice della rivoluzione sessuale degli anni '60

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Colto, visionario, raffinato, … libero, liberale, così si potrebbe definire Hugh Hefner, morto ieri all’età di 91 anni a Los Angeles, e sarebbe soltanto una delle definizioni più banali dell’uomo che ha inventato ‘Playboy’, una filosofia di vita, uno stile di vita, un grande successo editoriale che ha segnato un’epoca, un grande business, e, oggi, una griffe in declino.

Con il ‘sogno’ di Hugh la nudità e la sessualità sono entrate nel mainstream culturale dell’America e del mondo, di tutto il mondo, a tutte le latitudini. Il liberalismo sessuale di Hef  -come era affettuosamente chiamato dagli amici- ha incarnato perfettamente le aspirazioni del dopoguerra americano e occidentale in generale. Dal primo numero di ‘Playboy’ nel 1953, che in copertina aveva la fotografia di un nudo di Marilyn Monroe su sfondo rosso -foto, per altro, che ha segnato il mito non solo della rivista ma anche di Marilyn, Hefner cercò di rovesciare quello che considerava il codice morale puritano dell’America. La sua rivista,  scioccante per il tempo, velocemente trovò un pubblico ampio e ricettivo ed è considerata da molti sociologi la forza motrice che sta dietro la rivoluzione sessuale degli anni ’60. Poche pubblicazioni hanno riflesso così profondamente i gusti e le ambizioni dei loro creatori come invece è stato il caso di ‘Playboyper Hugh.

Alla base di tutto vi è la formula azzeccatissima della rivista: nudi lucidi mozzafiato, accompagnati da testi che esprimevano perfettamente le aspirazioni letterarie di Hef, che ha assunto scrittori di punta per dare alla sua rivista una marcata impronta culturale che è stata alla base della credibilità che in pochissimo tempo si è guadagnata, riuscendo a farsi leggere da un pubblico di donne di fascia medio-alta   -‘Playboy’ non ha voluto essere una rivista per soli uomini-   e dal clero. Le interviste con protagonisti della politica, dello sport e dell’intrattenimento –da Muhammad Ali, Fidel Castro a Steve Jobs– hanno fatto spesso notizia. Una delle rivelazioni più notizie delle riviste è arrivata nel 1976, quando il candidato presidenziale Jimmy Carter ha ammesso in un’intervista alla rivista: «Ho guardato molte donne con lussuria. Ho commesso adulterio nel mio cuore molte volte».

Arrivata in edicola nel dicembre del 1953 questo primo numero ha veduto più di 50.000 copie. Per il secondo numero un art director ha disegnato una testa di coniglietto in un formato cartone animato che è diventato il simbolo di ‘Playboy’. Le vendite hanno raggiunto il picco nel 1972, quando il numero di novembre con Lenna Sjööblom ha venduto 7.16 milioni di copie.
Nei decenni successivi, la pubblicazione della rivista ha contribuito alla nascita di un vero e proprio impero: club nelle grandi città, un jet privato con il logo che raffigurava la testa di un coniglietto noleggiato da icone del cinema e della musica, e le famose feste organizzate ad Hollywood e presiedute dallo stesso patron. Le ragazze, vestite da conigliette, rappresentavano, in modo ironico, la voglia di accoppiarsi frequentemente, proprio come i conigli.
Sebbene ‘Playboy’ non ha mai pubblicato contenuti espliciti, come la rivista ‘Penthouse’, ha fatto lo stesso scandalo per i suoi contenuti ad alto tasso erotico.  Negli anni, per il suo contenuto scabroso, la rivista ha ricevuto migliaia di critiche, anche perché si credeva che le donne fossero solooggetti da esibire‘ e non individui dotati di intelligenza e cultura. I difensori della rivista sostengono, che le donne che vi lavorano, occupano posti di prestigio all’interno della Redazione e, contemporaneamente, svolgono il ruolo di modelle.
Nel 2015, le vendite annue hanno toccato il livello più basso: 800.000 copie.
A fine 2014 era iniziato il lavoro di rilancio del sito web, tentando di aggiornare il suo modello di business vecchio. Il piano ha funzionato e le visualizzazioni del sito sono aumentate del 400%, a partire da 4 milioni di viste uniche nel mese di luglio a 16 milioni di dicembre dello stesso anno. L’età media dei visitatori del sito è scesa da 47 a poco più di 30.
Eppure il 2015 ha segnato la fine dell’epocaPlayboy’. A ottobre 2015 Hef annuncia che dal marzo successivo non avrebbe più pubblicato foto di nudi. Vittima del digitale, certo, e della concorrenza che la rivista stessa  ha generato, ma soprattutto di un mondo che da quel dicembre 1953 è completamente cambiato, e con esso è cambiata la sessualità, come viene concepita, vissuta e consumata. E’ finito il tempo delle riviste soft-core, è l’epoca delle piattaforme internet hard-core e il modello di business di ‘Playboy’ è diventato obsoleto. La creatura di Hugh non può competere nel mondo del pornografo contemporaneo perché le sue immagini in stile pin-up sembrano noiose, insipide, antiquate, per i consumatori delle immagini che oggi sono pubblicizzate su internet.

Il ritorno al nudo, anzi, l’apertura a quello che secondo gli osservatori è pornografico deciso dal figlio, Cooper Hefner, nei mesi scorsi non sembra aver convinto i più attenti al ‘mito Playboy’, soprattutto perchè alla base vi è  un ritorno al passato impossibile. La morte di Hugh ieri sembra sancire la fine.

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