mercoledì, Aprile 21

Morto Licio Gelli, P2 consegnata alla storia

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E’ morto Licio Gelli. L’ex venerabile della loggia P2, 96 anni, è deceduto nella sua dimora, Villa Wanda a Castiglion Fibocchi, sulle colline di Arezzo.
Gelli -nato a Pistoia il 21 aprile del 1919-, protagonista delle cronache politico-giudiziarie italiane di un trentennio per la vicenda legata alla loggia massonica P2, si è spento ieri sera a Villa Wanda, sulle colline di Arezzo.

La vita pubblica di Licio Gelli inizia nel 1981, con il ritrovamento, presso la sua residenza, degli elenchi degli iscritti alla P2, elenchi pieni zeppi di nomi illustri della vita politico-economica nazionale. Detenuto in Svizzera e Francia, estradato in Italia nell”88, fino al ’98 è stato protagonista delle indagini che hanno tracciato le pagine peggiori della storia nera italiana -dal tentato golpe Borghese, alla strage di Bologna, al crac del Banco Ambrosiano, al caso Moro. Dopo una breve fuga in Costa Azzurra, dal ’98, estradato dalla Francia all’Italia, il ‘venerabile’ ha trascorso tutta la sua vecchiaia a Villa Wanda.

La morte di Gelli consegna definitivamente agli storici la loggia P2, sulla quale molto c’è ancora da capire nel tentativo di ricostruire le vicende che hanno tracciato la storia italiana degli ultimi 30 anni del ‘900.
Dal maggio 2014 sono consultabili online gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla massonica P2. La consultazione degli atti permette una visione a tutto campo delle indagini e delle risultanze cui le varie inchieste sono pervenute.

Dagli anni 70 in poi, la Toscana è stata colpita dalle stragi terroristiche. La lista va dagli attentati ai treni  (Italicus, rapido 904),  fino all’attentato mafioso agli Uffizi, passando per vari atti criminosi  attribuibili al terrorismo nero. E’ stato un susseguirsi di fatti delittuosi che hanno segnato col sangue gli Anni dello stragismo e del terrore,  da Brescia a Bologna. In tutto questo si inserisce la Loggia P2 di Licio Gelli,  un fenomeno degenerativo della massoneria e delle istituzioni,  nato proprio in Toscana -Firenze, aveva visto  la nascita  della prima loggia in Italia tra il 1731 e 1732- e da qui  diffusosi a livello nazionale.

Gli atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2 presieduta dall’Onorevole Tina Anselmi, resi disponibili on line il maggio 2014, contengono vari filoni che riguardano la politica e il suo intreccio con poteri occulti, terrorismo, servizi segreti, criminalità organizzata.
La mozione conclusiva sulle risultanze di quella Commissione, approvata nella seduta del 6 marzo 1986, faceva riferimento all’acquisizione  di una vasta e ricca documentazione, dalla quale  si hanno «gravi e concordanti conferme in ordine alla pericolosità per l’ordinamento repubblicano delle attività poste in essere dalla loggia massonica P2 in delicati settori della vita nazionale quali quello della pubblica amministrazione civile e militare, segnatamente con riferimento ai servizi di informazione e sicurezza, nonché quello dell’editoria e dell’informazione e quello finanziario e bancario». Quel documento denunciava «la possibilità del persistere di rischi di ulteriori turbative dell’ordinario sviluppo della vita democratica del Paese da parte di centri di interesse e di pressione non soltanto nazionali, coperti da forme di segretezza che ne impediscono la riconoscibilità da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni competenti». 

Dalla lettura di quegli atti e dalle inchieste parlamentari e della magistratura, si evince come la P2 apparve agli inquirenti non come un’associazione, pur segreta, impegnata nel semplice sostegno, più o meno legale, alle ambizioni dei singoli iscritti, ma come una struttura in grado di elaborare strategie ben precise, il cui fine era la realizzazione di un nuovo ordinamento istituzionale, caratterizzato dal superamento della nostra Costituzione. Il cosiddetto ‘piano di rinascita democratica’ si poneva obbiettivi programmatici che soltanto un’organizzazione consapevole della propria influenza e ramificazione nei centri del potere poteva elaborare.
Gelli, insomma, non era un millantatore in preda a manie di grandezza.  «La logica del controllo», scriveva uno dei membri di quella Commissione, l’Onorevole Elio Gabbuggiani, «era la vera chiave interpretativa della storia della Loggia, cioè la capacità di usare strumentalmente forze politiche, sociali, istituzionali come pedine cui delegare le azioni atte al raggiungimento degli scopi della P2».
Il fatto che gli inquirenti avessero messo in luce il reticolo di vaste attività illegali della Loggia deviata (rapporti con l’eversione terroristica, con la criminalità comune organizzata, ecc. fino al suo coinvolgimento nella strage della stazione di Bologna), fa pensare su quante complicità e connivenze abbia potuto contare.
La relazione conclusiva sottolineava di non essere in grado di fornire «risposte certe», circa i rapporti tra P2 e vicenda Moro, e tuttavia, l’Onorevole Bellocchio, nella seduta conclusiva disse «chi era dentro la P2 aveva un progetto politico oggettivamente coincidente con l’assassinio di Aldo Moro». Sospetti pesanti, che sono andati a sommarsi ad altri emersi nel corso degli anni da varie inchieste.
La democrazia italiana ebbe un sussulto, una reazione, a difesa dei valori posti a base della nostra Repubblica. Anche la Massoneria decise di aprire le porte e gli archivi contro ogni retaggio di segretezza. Ma molti misteri di allora sono ancora avvolti nell’ombra, è su questo che gli storici, dopo l’uscita di scena di Gelli, dovranno lavorare.
In una delle ultime interviste Gelli disse: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa». Il ‘piano di rinascita democratica’ oggi, è su questo che dovranno lavorare gli storici e e i politologi.

 

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