venerdì, Ottobre 22

Morto Giovanni Picardi, il padre dei radar italiani

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Il vento supplizievole di quest’estate torrida ci ha portato via uno scienzato italiano di caratura mondiale: Giovanni Picardi, professore emerito all’università La Sapienza di Roma, già docente di Sistemi di Telerilevamento alla storica facoltà di San Pietro in Vincoli.

Picardi era nato a Sarnano, nel Maceratese e avrebbe compiuto 79 anni il prossimo dicembre. La sua mente lucida e lo sguardo intenso lo rappresentavano uno studioso raffinato che senza alcun dubbio può essere definito l’ideatore dei radar che costituiscono la parte viva delle sonde che stanno esplorando gli spazi misteriosi del sistema solare. L’Agenzia Spaziale Italiana ha scritto sul suo sito: «l’Italia e tutta la comunità scientifica internazionale perdono un grande protagonista e un imprescindibile punto di riferimento».

Con un rigore scientifico riconosciuto solo agli studiosi di razza, ma anche con una fantasia quasi fanciullesca, il professor Picardi ha dedicato la sua vita professionale ad ideare grandi sistemi di indagine spettrografica ma il motivo per cui è rilevante ricordarlo deve essere la realizzazione di una metodologia che ha permesso di rilevare verosimilmente tracce di acqua su numerosi corpi ultraterrestri. L’acqua -va detto- è un elemento indispensabile non solo alla vita, ma la sua presenza anche al di fuori del nostro pianeta lascia sperare grandi opportunità nell’ambito della colonizzazione di un sistema che ci appartiene nella misura in cui le sue risorse potranno essere compatibili con la nostra vita biologica.

Gli studi elaborati dallo scienziato italiano, così, hanno rappresentato l’avvio dei programmi dei radar sviluppati nel nostro Paese nella specifica applicazione, evidenziandosi con la partecipazione a tre missioni dello Space Shuttle e per l’equipaggiamento di sonde per l’esplorazione di Marte e Saturno, sia dell’Agenzia Spaziale Europea che della Nasa.

Per gli addetti ai lavori, le ricerche di Picardi costituiscono una realtà straordinaria e sono delle pietre angolari delle conquiste ottenute nell’ambito dell’applicazione scientifica e spaziale. Per chi non è addentro a certi argomenti, val la pena approfondire e comprendere fino a che punto alcune ricerche così spinte possano rappresentare opportunità gigantesche per la razza umana, piuttosto che un inutile sperpero in nome del soddisfacimento della curiosità di qualche bizzarro topo di biblioteca.

Picardi una volta ha affermato che l’esplorazione di Marte sarebbe stata una grande opportunità per noi abitanti del globo terrestre per le numerose similitudini che hanno i due corpi celesti: distanza dal Sole, inclinazione dell’asse di rotazione, durata della notte.
E inoltre, per Marte, va aggiunto anche che la sua dimensione renderebbe più compatibile la vita umana, a differenza della Luna che non godendo nemmeno di alcuna protezione atmosferica è esposta ai devastanti bombardamenti delle radiazioni solari. Dunque, tutti elementi che modellano l’attenzione dell’uomo allontanando la fantasiosità per il merito della realtà scientifica.

Cerchiamo di comprenderne il principio: un radar altimetrico analizza il sottosuolo irradiando energia verso una superficie. Quando l’ipotetico raggio colpisce il bersaglio e, a seconda della velocità di risposta, si riesce a identificare la natura dell’oggetto scandagliato, riuscendo a definire la differenza tra roccia, ghiaccio o liquido.

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