mercoledì, Ottobre 20

Morti in carcere. Quando lo Stato non tutela

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Per il Comitato è necessario «organizzare un rapporto chiaro tra Regioni/Asl/Dsm e la Magistratura in fase di cognizione per l’applicazione delle 81/14 (evitare detenzioni) e con la magistratura di sorveglianza per le dimissioni e per favorire il lavoro sanitario riabilitativo degli operatori nelle Rems». Al Ministero della Salute si chiede di avviare con urgenza un monitoraggio sui Progetti Terapeutico Riabilitativi Individuali: «E’ indispensabile, prima dell’apertura delle Rems definitive, una puntuale lettura dei processi che si sono avviate con le Rems transitorie, onde non perpetuare errori e sprecare risorse, invece preziose per i Dipartimenti di salute mentale».

Nelle quattro Rems visitate gli internati sono complessivamente 42: due uomini a Maniago, otto a Mondragone, diciassette uomini e tre donne a Roccaromana; dodici donne a Pontecorvo. Molte di queste persone provengono dalla libertà e non dagli OPG; spesso sono stati inviati con misura di sicurezza provvisoria. «Significa che la Magistratura di cognizione non sta applicando la legge 81/2014 laddove prevede la misura detentiva in Rems come extrema ratio. Solo con alcune delle persone internate è stato possibile parlare (anche per il poco tempo a disposizione), tuttavia sono state fatte alcune video-interviste (che saranno proposte anche per le prossime visite). I progetti terapeutico riabilitativi individuali (PTRI) presentati dai servizi di salute mentale del territorio, finalizzati alle dimissioni come prevede la legge, risultano pochissimi».

Appaiono evidenti differenze tra le Rems. in particolare: a) le soluzioni architettonico/strutturali (presenza o meno di recinzioni, blindature, telecamere, dimensioni della stanze, ecc.); b) l’ubicazione (lontane o vicine ai centri abitati); c) l’organizzazione degli spazi e del lavoro, d) il rapporto con la Magistratura e i servizi territoriali di salute mentale. Pur essendo le Rems, per mandato istituzionale, strutture detentive, le modalità con le quali le singole Regioni, le Asl, la Magistratura e gli operatori sanitari interpretano tale mandato è differente: in alcune prevale il tratto detentivo, in altre quello sanitario e riabilitativo.

«Alcune Rems portano i segni visibili del mandato custodiale, come nel caso della struttura di Pontecorvo: vi si accede attraverso un ingresso vigilato da un addetto alla sicurezza, con una porta metal detector, le finestre hanno sbarre, le porte delle stanze da letto delle internate hanno l’oblo per guardare all’interno, sono chiuse di notte e non apribili dall’interno; c’è un bel giardino, rovinato però da una impressionante recinzione carceraria. Peraltro anche alle finestre di Maniago vi sono sbarre e la terrazza è anch’essa rovinata da una recinzione di vetro blindato (pur se tutte le porte sono aperte). Niente sbarre a Mondragone e a Roccaromana: le porte sono aperte, chiuso il cancello verso l’esterno. Particolarmente povera e spoglia la Rems di Roccaromana”.

Costituisce «una grave difficoltà per gli operatori, e tanto più per i familiari, la dislocazione della Rems di Roccaromana, lontana dai maggiori centri abitati e addirittura fuori dal circuito dei mezzi pubblici. In tutte le Rems funziona un sistema di video sorveglianza per gli spazi esterni e i corridoi interni della struttura. A Pontecorvo un vigilante 24 ore su 24 controlla il monitor. A Maniago e a Mondragone i posti di Rems sono inseriti in strutture residenziali e diurne del Dsm, già preesistenti, dove le persone internate si integrano con le altre persone, usano gli stessi luoghi, fanno le stesse attività, si rivolgono agli stessi operatori; ed escono, pur accompagnati, dalla struttura. A Mondragone e a Maniago gli operatori non portano il camice”.

Quello che emerge uguale in tutte le Rems è l’invio da parte della Magistratura di un grande numero di persone dalla libertà (molte con misure di sicurezza provvisorie) in palese inosservanza della legge 81/14; il che determina il rallentamento nella chiusura degli Opg e rischia di ‘gonfiare’ impropriamente la necessità di posti di Rems.

 

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