venerdì, Maggio 7

Morte di un leader dell’opposizione e diritti russi

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Qualche giorno dopo che l’organizzazione per i diritti umani Amnesty International ha criticato la Russia per la mancanza di pluralismo e il soffocamento delle proteste di opposizione, l’inverno 2015 si è concluso in tragedia per il movimento russo di opposizione.

Nelle ultime settimane, gli attivisti dell’opposizione si sono adoperati per mobilitare quelle che speravano sarebbero state decine di migliaia di manifestanti in protesta per questioni che spaziano dalla politica di Mosca nei confronti dell’Ucraina al declino degli standard di vita in Russia in seguito alla crisi economica. La marcia è stata denominata ‘Primavera’, in quanto doveva svolgersi il 1° marzo, ufficialmente il primo giorno di primavera in Russia.

Le proteste di massa sono consentite in Russia solo dopo aver superato un rigoroso processo per ottenere le autorizzazioni dalle autorità comunali. Gli organizzatori della marcia ‘Primavera’ hanno ottenuto il consenso di procedere, ma non nel luogo centrale da loro richiesto. È stato invece consentito loro di manifestare in un quartiere periferico abitato dalla classe operaia.

Uno dei principali organizzatori dell’evento era Boris Nemtsov. Ex vice primo ministro durante il governo di Boris Yeltsin, negli ultimi anni, Nemtsov era diventato un fervente attivista dell’opposizione. Ha svolto, infatti, un ruolo cardine durante i movimenti di protesta 2011-2012 che hanno portato decine di migliaia di persone nel centro di Mosca per protestare contro la presunta irregolarità delle elezioni.

Due giorni prima della data prevista per la marcia, nella tarda serata del 27 febbraio, Nemtsov è stato freddato a colpi di pistola in un agguato, a pochi passi dal Cremlino.

Il Cremlino ha risposto con insolita rapidità: «Vladimir Putin ha istruito i responsabili del Comitato investigativo russo, il Ministero degli interni e il Servizio di sicurezza federale per creare un gruppo di indagine e per mantenere tali indagini sotto il proprio controllo,» si riferisce in una dichiarazione ufficiale pubblicata nel bel mezzo della notte. «Il Presidente ha dichiarato che questo cruento omicidio ha tutte le caratteristiche di un omicidio su commissione ed è di natura assolutamente provocatoria. Vladimir Putin ha espresso le sue sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di Boris Nemtsov tragicamente deceduto.»

Le teorie alimentano le rivolte

Come era ben prevedibile, le teorie circa il movente dell’assassinio sono state molteplici. Dopo che Putin ha definito l’omicidio come ‘provocatorio’ – un termine che, in Russia, lascia intendere che l’obiettivo di un determinato atto è quello di creare problemi – il Comitato investigativo ha emesso una dichiarazione che rispecchiava tale parere suggerendo un pot-pourri di possibili moventi.

«L’omicidio potrebbe essere stato una provocazione per destabilizzare la situazione politica nel paese, e Nemtsov potrebbe essere diventato una sorta di vittima sacrificale per qualcuno disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo necessario per raggiungere i propri obiettivi politici,» ha dichiarato il portavoce del Comitato investigativo Vladimir Markov, che ha rivelato in una dichiarazione ufficiale che gli inquirenti stanno attualmente considerando diversi potenziali moventi. Tra le altre ipotesi: estremisti islamici che hanno colpito Nemtsov in relazione alla strage presso Charlie Hebdo a Parigi, radicali ispirati dal conflitto in corso in Ucraina, oppure nemici in cerca di vendetta per le attività di Nemtsov, o che nutrivano un risentimento personale nei confronti dell’uomo.

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov è intervenuto nel suo stile tipicamente incendiario, accusando l’Occidente di aver orchestrato l’omicidio in un tentativo di rafforzare l’opposizione russa contro il Cremlino.

«Solo forze interessate a fomentare la tensione potrebbero compiere un atto così insidioso,» scrive Kadyrov su Instagram, la sua piattaforma mediatica preferita. «Gli organizzatori dell’omicidio speravano che la morte di Nemtsov avrebbe portato l’intero mondo ad accusare i leader [russi]provocando un’ondata di protesta. Senza ombra di dubbio l’omicidio di Nemtsov è stato organizzato dai servizi di intelligence occidentali, nel tentativo di creare in ogni modo un conflitto interno alla Russia.»

Nel frattempo, i membri dell’opposizione hanno accusato il Cremlino di aver creato un ambiente politico polarizzante che ha promosso un crescente odio da parte dell’opposizione.

«Per un anno abbiamo assistito a un concentrato di odio che si riversava su di noi da ogni schermo [TV]. E ora sono in molti – dai blogger al presidente Putin – a cercare nemici accusandosi a vicenda,» ha dichiarato Mikhail Khodorkovsky, ex magnate petrolifero e ora attivista dell’opposizione. «L’ennesima tremenda pagina si è trasformata nella storia che tutti condividiamo, Quello che sarà scritto sulla prossima pagina dipende da ciascuno di noi.»

«Nell’atmosfera creata da Putin di odio e violenza, all’estero e in Russia, lo spargimento di sangue è il prerequisito per mostrare lealtà, per dimostrare che si fa parte della squadra,» scrive su Twitter l’attivista politico russo di spicco ed ex campione del mondo di scacchi, Garry Kasparov.

L’eminente esperto della Russia e professore di affari globali alla New York University, Mark Galeotti, nel suo blog «In Moscow’s Shadows, condivide la sensazione che l’atmosfera politica russa possa aver ispirato l’uccisione di Nemtsov.»

«La mia ipotesi è che Nemtsov sia stato ucciso da alcuni dissidenti omicidi, né agenti di governo né fanatici dell’opposizione. Ma la ragione per cui si sono sentiti obbligati a uccidere una figura anti-governativa è probabilmente proprio il clima politico sempre più nocivo che è chiaramente frutto dell’agenzia del Cremlino, in cui le persone come Nemtsov sono raffigurate come servi russofobici dell’Occidente, nemici del popolo, della cultura, dei valori e degli interessi della Russia,» ha scritto Galeotti.

Amnesty International sui diritti della Russia

L’idea che l’omicidio sia stato reso possibile da un’atmosfera di crescente polarizzazione e paura fa eco a una serie di preoccupazioni esposte da Amnesty International nella sua relazione annuale sui diritti umani. Pubblicata la scorsa settimana, la relazione documentava le principali problematiche in materia di diritti umani in 160 paesi e territori in tutto il mondo nel 2014.

«Il deterioramento in materia di diritti alla libertà di espressione, assemblea e associazione in Russia, dopo il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, ha subito un’accelerazione,» ha scritto Amnesty International nella sua relazione, rilevando che sono aumentate le sanzioni nei confronti dei manifestanti erranti durante l’anno, e che proteste pacifiche di piccole dimensioni si sono frequentemente tramutate in ondate di multe e arresti.

L’organizzazione dichiara che, per tutto il burrascoso 2014, il dissenso è stato soffocato man mano che il governo consolidava il proprio controllo dei media. Dichiara Amnesty International: «Il governo ha rafforzato il controllo sui principali media, che sono diventati chiaramente meno pluralisti. Gran parte dei media non ufficialmente sotto il controllo statale ha esercitato un crescente livello di auto-censura, aprendosi raramente o addirittura mai a opinioni sgradite alle autorità.»

L’impatto di tali restrizioni può essere compreso alla luce di una relazione realizzata dall’organizzazione di ricerca indipendente con sede a Mosca, Levada Center, a luglio 2014, che riportava che uno sconcertante 94 per cento della popolazione russa si affidava alle notizie televisive nazionali per comprendere la crisi ucraina. Nel frattempo, un recente sondaggio del Levada Center ha rilevato che Putin gode dell’approvazione dell’86 per cento dei suoi compatrioti, nonostante la crisi economica causata dai prezzi del petrolio in calo e dall’impatto delle sanzioni occidentali imposte in seguito all’annessione della Crimea alla Russia e le accuse di aver supportato le rivolte dell’Ucraina orientale.

Mentre la società si riuniva a sostegno delle politiche del Cremlino, gli attivisti di opposizione sono stati privati della libertà di espressione e assemblea, ha scritto Amnesty International.

«Singoli individui e gruppi con pareri dissenzienti sono stati privati del diritto alla libertà di espressione,» afferma la relazione, sottolineando in particolare che agli attivisti LGTB è stato spesso impedito di organizzare manifestazioni di protesta.

«Restano in vigore onerose procedure di approvazione per le assemblee pubbliche. Con poche eccezioni, gran parte delle proteste pubbliche sono state sottoposte a restrizioni, blocchi o disperse,» dichiara la relazione. Forse, la più recente espressione di questo fenomeno è stata l’aver relegato la protesta ‘Primavera’ alla periferia di Mosca.

Al contrario, il movimento Anti-Maidan, un movimento politico nato a gennaio con l’obiettivo auto-proclamato di impedire qualsiasi rivoluzione colorata o movimento di protesta affine a quelli ucraini e che hanno portato all’espulsione dell’ex presidente Viktor Yanukovych, ha ottenuto l’autorizzazione all’inizio del mese di marciare al centro di Mosca. Con striscioni contro l’Occidente e a favore del Cremlino, decine di migliaia di manifestanti hanno marciato attraverso la città, rendendo palese l’intenzione di soffocare qualsiasi movimento di protesta nascente.

Trovare la causa

Almeno per ora, solo gli organizzatori dell’omicidio sanno chi ha ucciso Nemtsov. Dato il mistero ad esso connesso, le voci sono dilaganti.

Alcuni analisti politici avvertono di non saltare alle conclusioni ed esortano le masse a far prevalere la logica sulle emozioni: «Chi ha ucciso Nemtsov, chi vi è nascosto dietro? In questa fase, non ne ho idea. Il governo? Mi sembra difficile pensare che Putin abbia effettivamente commissionato l’omicidio di Nemtsov, non perché sia un pacifista, ma perché non vi intravedo alcun vantaggio concreto,» scrive Galeotti nel suo blog.

Altri hanno esortato tutte le parti coinvolte a cogliere questa opportunità per fare un passo indietro e valutare come le proprie azioni possano perpetuare il circolo di aggressioni: «Il paese ha generato una richiesta di odio,» ha affermato un ex influente membro dell’amministrazione presidenziale Yeltsin, ora uomo d’affari,

Anatoly Chubay. «Se solo alcuni giorni fa, qui nella nostra città, le persone marciavano con manifesti con scritto ‘Finiamo la quinta Colonna’ e oggi Nemtsov è stato ucciso, pensiamo: cosa accadrà domain?»

Quando gli organizzatori dell’opposizione si sono mossi per trasformare il raduno ‘Primavera’ in un memoriale su vasta scala, non hanno incontrato alcuna opposizione dal Cremlino o dai funzionari di Mosca. Sono stati richiamati dalla periferia e hanno avuto il consenso di marciare nel cuore della città in una processione di massa che ha sfilato vicino al Cremlino prima di giungere al luogo in cui Nemtsov è stato assassinato.

La verità è raramente bianca o nera. Ma forse la cosa migliore che tutte le parti possano fare per impedire il dilagare di ulteriore violenza è di osservare le parole di saggezza di Chubay: «Tutti devono fermarsi. Tutti noi. Autorità, opposizione, liberali, comunisti, nazionalisti… Tutti hanno bisogno di fermarsi e riflettere.»

 

Traduzione di Maria Ester D’Angelo Rastelli

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